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Editoria

Scrittura e crowdfunding

Una possibilità alternativa, forse non adatta a tutti

Mi piace parlare della scrittura nei suoi aspetti più “nobili”: la sensibilità dello scrittore, le tecniche narrative, l’uso dell’emisfero creativo e così via. Tanta nobiltà non deve però farmi staccare i piedi da terra. Chi scrive in modo professionale, pensando a un pubblico vero, deve spesso scendere dalle nuvole letterarie per affrontare scelte molto pratiche, volte a risolvere il problema centrale: chi mi pubblicherà?

Questa domanda porta a scegliere tra editoria tradizionale e autopubblicazione, oppure combinare le due.

scrittura con il crowdfunding

Editoria a pagamento? Passo.

All’editoria a pagamento non ho dedicato nemmeno un singolo, triste post su questo blog. Credo che mi siano bastate, in ordine di tempo, le proposte di pubblicazione per il mio primo romanzo (in cui figuravo come una promessa letteraria per la modica cifra di 1800 euro, suppergiù) e le discussioni su Facebook con i sostenitori (pochi) dell’editoria a pagamento.

Prendo l’occasione per esprimere in sintesi il mio pensiero sull’argomento: pagare per pubblicare secondo me non ha senso. Questo non significa che gli autori che lo fanno siano tutti indegni di lettura, né che la loro scelta nasca per forza da un inguaribile narcisismo. Anche persone degnissime, deluse dalle difficoltà incontrate con l’editoria tradizionale, decidono di tentare in buona fede questa via, che però non dà i risultati sperati, crea all’autore una fama non proprio lusinghiera e – peggio! – riempie le tasche dei soliti approfittatori delle debolezze umane.

Abbandono volentieri questo argomento per arrivare al punto di oggi, cioè il crowdfunding, dall’inglese crowd=folla e funding=finanziamento.

L’idea di parlarne è nata da un post di Enzo su Google+, in cui segnalava un’iniziativa di questo tipo e otteneva da me soltanto una battuta malriuscita: “Mi sembra una specie di elemosina virtuale.”

Mi scuso qui con Enzo per la superficialità del commento; ma le mie scuse vanno anche al crowdfunding, che conoscevo ma su cui non avevo riflettuto molto.

Veniamo al sodo: cos’è questo crowdfunding?

In breve, una forma di finanziamento da parte della collettività all’iniziativa che viene proposta. Il proponente inserisce il suo progetto (l’acquisto di cinque box riscaldati per un canile, un film, la pubblicazione di un libro) su una delle piattaforme apposite, chiedendo a chi legge un contributo per raccogliere la cifra necessaria a mandarlo in porto. Chi desidera partecipare può scegliere di contribuire con cifre minime o più consistenti, in base alle proprie esigenze e alle opzioni proposte.

Non si tratta affatto di “elemosina virtuale”.

Ogni cifra versata (con l’eccezione talvolta della donazione di un singolo euro) dà diritto a ricevere qualcosa in cambio, se viene raggiunto l’obiettivo. Per proseguire con gli stessi esempi, chi ha donato cinque euro potrebbe vedersi arrivare a casa il calendario del canile, un poster del film o una copia dell’e-book, mentre chi ne ha donati venticinque riceverà un buono acquisto per un sito di articoli per animali, il film in DVD oppure il libro in versione cartacea.

E se non si riesce a raccogliere la cifra stabilita?

Tutti vengono rimborsati con tanto di ringraziamenti.

Tutto sommato il crowdfunding mi sembra una bella invenzione, che sfrutta la rete coinvolgendo le persone e spingendole ad agire in prima persona per ciò che ritengono importante. In questo modo una piccola fetta di potere decisionale passa dalle mani di coloro che “contano” (stato, editori, produttori) a quelle dei semplici cittadini. Non è cosa da poco, anche se in una situazione economica come quella attuale la disponibilità verso iniziative di questo genere è per forza limitata.

Mi finanzierei tramite il crowdfunding?

Forse, ma soltanto se ritenessi il progetto utile alla collettività e non unicamente a me stessa. Come scrittrice, per esempio, potrei sceglierlo per pubblicare un testo a fini di beneficenza, ma non per un romanzo di cui incasserei io i proventi (e di cui il mondo può tranquillamente fare a meno senza conseguenze). Mi pare insomma che ci sia una valutazione morale da fare; ma non tutte le situazioni sono così facilmente incasellabili.

Un esempio che si trova a cavallo di questo confine è il progetto Lumina, che ho conosciuto tramite il blog della mia amica Susanna Raule.

Che dire? I due ragazzi di Lumina emanano entusiasmo e voglia di sperimentare, e i loro fumetti (di cui potete vedere un esempio sul sito) sono davvero belli. Non necessari alla collettività, certo, ma meritevoli di attenzione.

Augurandomi che possano raggiungere il loro obiettivo, vi giro la domanda: cosa ne pensate del crowdfunding? Lo usereste per proporre vostri progetti, oppure in veste di contributori?

LO HA DETTO… Annie Dillard

Non c’è una relazione proporzionale diretta, né inversa tra la valutazione che lo scrittore fa dell’opera su cui sta lavorando e il suo reale livello qualitativo. L’impressione che l’opera sia stupenda e quella che sia orribile sono entrambe mosche da scacciare, ignorare o uccidere, comunque da non considerare.

9 commenti

  • Chiara Solerio

    Ciao Grazia. Molto interessante il tuo post. Sono sincera, il mio romanzo è ancora talmente indietro che, sebbene lo scopo finale sia la pubblicazione, al momento ci penso poco per non spaventarmi. Sto cercando di tenere alla larga tutto ciò che potrebbe ancora bloccarmi. Ovviamente l’obiettivo è arrivare all’editoria tradizionale, ma anche il self potrebbe essere una strada alternativa. Se ne riparlerà fra un annetto o giù di lì.
    Sicuramente l’iniziativa che tu proponi è molto interessante. Mi hai fatto tornare in mente un’iniziativa a cui ho partecipato una decina di anni fa, per la distribuzione di un film indipendente (“Tu devi essere il lupo”): chi contribuiva aveva poi uno sconto sul biglietto. Non so se era crowfunding, ma qualcosa di simile.

    • Grazia Gironella

      Nella sostanza sembra uguale, anche se forse non gli avevano ancora attribuito il nome di crowdfunding. Io sto partecipando a qualcosa di simile per la realizzazione di un film su Tiziano Terzani.

  • Tenar

    Non so se questo metodo di finanziamento si presti alla narrativa. Così, d'istinto, lo assocerei piuttosto a opere che necessitino uno sforzo collettivo e ingenti risorse economiche (ricordo che fu fatto qualcosa del genere per dei film amatoriali). Anche perché, quando uno ben ha raccolto i soldi come distribuisce e promuove il libro senza le necessarie competenze. L'editore non ci mette solo il denaro (o, almeno, un editore serio non si limita a questo), ma anche la sua professionalità. Per questo io, nonostante tutto, rimango favorevole all'editoria tradizionale e continuo a lottare per cercare il mio posto al suo interno.
    Per le Fanfiction, invece, pienamente d'accordo con l'articolo. Non mi vergogno di averne scritte e pubblicate alcune, anche se, essendo un mondo senza censure e filtri, ci si trova davvero di tutto (e ancor di più si capisce il ruolo dell'editore)

    • Grazia Gironella

      Sono d'accordo sull'importanza del ruolo dell'editore tradizionale, infatti anch'io ho scelto quella via. Tra l'altro, se vuoi farti finanziare la pubblicazione di un libro senza finalità particolari, come giustifichi il ricorso al crowdfunding? Non puoi semplicemente dire alle persone "vorrei autopubblicarmi ma non ho i soldi"…

    • Chiara Solerio

      Riflettendoci a posteriori mi sorge una domanda… qual è la differenza fra il ricorso al crowfounding e quello all'editoria a pagamento? In fondo, l'autore riceve il finanziamento per pubblicarsi, editare ecc… quindi va a sborsare lo stesso, anche se non sono soldi suoi, ma della comunità … che ne pensi? è solo una piccola perplessità priva di provocazione

    • Grazia Gironella

      Diciamo che tra i tanti luoghi dove può finire il mio denaro, le tasche di qualche speculatore sono quello che meno mi piace… Almeno nel crowdfunding nessuno inganna nessuno.
      Il mio voto comunque va all'editoria tradizionale. So che negli ultimi tempi editori importanti hanno deciso di pubblicare libri autopubblicati che avevano avuto buone vendite, ma questo non mi spinge a considerare l'autopubblicazione come un trampolino per arrivare. Il panorama però cambia costantemente e bisogna tenersi aggiornati.

  • Cristina M. Cavaliere

    Grazie per questo post, non conoscevo proprio questo sistema di finanziamento. Sono un po' perplessa, dato che un metodo del genere potrebbe prestarsi facilmente a speculazioni, in quanto magari non si conosce l'identità del soggetto che inizia la raccolta dei fondi. Ad esempio se fossi io a iniziarlo, qualcuno potrebbe dire: "ma chi ti conosce?" ed essere quantomeno riluttante ad affidarmi i suoi soldi. Poi penso che sarebbe molto difficile controllare se sono effettivamente andati a buon fine o meno.

  • Grazia Gironella

    Da quanto ho letto i siti che ospitano queste iniziative (Kickstarter, IndieGoGo) sono molto rigorosi nel controllare le persone che propongono e anche nel registrare quelle che fanno offerte. Comunque credo che sia già un meccanismo molto rodato a livello mondiale, anche se da noi se ne parla da poco.

  • Cristina M. Cavaliere

    Infatti non ne avevo mai sentito parlare, perché come al solito da noi le novità arrivano già datate. Comunque è un metodo molto interessante.

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