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Il talento secondo Ann Patchett

Ogni volta che inizio a tradurre il libro (o la storia, o il saggio interminabile) che esiste in sfavillante dettaglio nel grande schermo del mio sistema limbico su un pezzo di carta (che, diciamolo, prima era un imponente albero incoronato di foglie e riparo per gli uccelli), soffro per l’esiguità del mio talento e della mia intelligenza. Ogni. Singola. Volta. Se fossi più sveglia, più dotata, riuscirei a fissare un facsimile migliore delle meraviglie che vedo. Credo che, più di tutto, sia il dolore di trovarsi sempre davanti le proprie inadeguatezze a impedire alle persone di diventare scrittori. La chiave, quindi, è il perdono. Non posso scrivere il libro che voglio, ma posso – e lo farò – scrivere il libro che sono in grado di scrivere. Per tutta la vita mi perdonerò, ancora e ancora.

Ann Patchett è una pluripremiata autrice americana di romanzi e saggi, nata a Los Angeles nel 1963. Il suo romanzo più famoso è Bel Canto.

21 commenti

    • Michele Scarparo

      Perché i personaggi che hai in mente funzionano, hanno spessore e, ultimo ma non per importanza, sono una parte di te. Poi rileggi e sono piatti come il foglio che li accoglie. Ci vuole assai poco per auto-trasferire il giudizio (impietoso) dal personaggio all'autore. Per me è così 🙂

    • Grazia Gironella

      @Miki: Quello che dice Michele è vero, ma la tua domanda mi sembra di altra portata. Perché le persone si mettono tanti problemi per la scrittura, invece di divertirsi e basta? Forse perché ci sono modi diversi di vivere la scrittura, e farlo per divertirsi è solo uno di questi modi. Prendi me: in questi nove anni ho scritto una quantità di romanzi, racconti e saggi, dedicandoci parecchie ore al giorno, studiando, partecipando a concorsi, frequentando forum. Ho fatto anche dei sacrifici – perché ho una vita oltre la scrittura – e non per scrivere storielle per me stessa e parenti. Se fosse stato solo per questo, o per vedere il mio nome su una copertina, avrei potuto risparmiare nove decimi di quelle energie. L'ho fatto per migliorare, per arrivare a raccontare le mie storie a un pubblico vasto, e possibilmente far stare bene chi legge, e perché no anche le mie tasche, visto che lavoro parecchio. In un'opera valida finita c'è fatica, ci sono sacrifici, ambizioni e speranze. Non è la stessa cosa tirare calci a una palla per passare un pomeriggio con gli amici o farlo pensando alla serie A. Sono drastici gli sportivi ambiziosi, con le loro ore di allenamento quotidiano, le loro diete, le loro ore di sonno obbligate? Devono esserlo, se vogliono sperare di salire sul podio. Io non sarei disposta a fare i loro sacrifici, ma capisco perché li fanno. Che poi i risultati non siano mai garantiti, questo si sa. Magari tu con la tua leggerezza vincerai il Pulitzer e io con la mia serietà andrò a zappare. 😉

      @Michele: I lettori sono sempre impietosi, e immagino sia giusto così. Basta così poco per farli sorridere quando dovrebbero preoccuparsi, o lasciarli indifferenti quando dovrebbero piangere… Scrivere (bene) non è per niente facile. 🙂

    • MikiMoz

      E' che secondo me una passione si deve vivere innanzitutto nel rispetto della stessa. E' ovvio che occorre allenamento, ma non facciamo già allenamento quotidiano? Io penso di sì.
      Siamo molto diversi, io sono abituato a non essere drastico in niente. Una cosa che scrivo è quanto di più onesto e di meglio riesco a fare in quel momento, specie nei confronti dei miei lettori. Ovvio che le cose seguenti -si spera!- saranno migliori. Sono sempre serio anche io, ma senza drammi… altrimenti mi farei sovrastare dalla stessa e non la vivrei più bene (almeno io, eh^^)

      Michele: ahaha, è vero… è possibile che ciò accada… ma lasciamo che a giudicare sia chi legge! 😀

      Moz-

      Moz-

    • Grazia Gironella

      Ho la sensazione che tutto nasca da una differenza di carattere, ma forse anche da una dfferenza pratica. Non so cosa scrivi tu, ma se io dovessi scrivere solo racconti e/o post per il blog, il problema non si porrebbe affatto. Lo penso, mi metto lì qualche ora, lo scrivo. Dov'è il problema? Scrivere romanzi mi richiede tutto un altro impegno, sia in termini di tempo, sia in termini di concentrazione, costanza e ablità, anche se sempre di scrittura si tratta. (Che io li possieda, è da vedersi…) Questi, che a te possono sembrare drammi per come ne senti parlare, sono solo i risvolti psicologici che molti sperimentano scrivendo. Molti, non tutti. Se la passione non fosse vispa, smetteremmo di scrivere e basta, come farebbe ogni persona normale.

    • MikiMoz

      Sì, a questo punto credo anche io che sia una differenza di carattere, perché io tendo a non drammatizzare nulla che riguardi le mie passioni… anche fuori dalla scrittura 🙂

      Moz-

  • Francesca Lia Sidoti

    Forse questo è il mio problema principale con la scrittura. Contenta di non essere l'unica 🙂 Dentro di me ci sono kolossal di tre ore diretti da David Lynch. Sul foglio che scrivo c'è Peppa Pig.

  • Cristina M. Cavaliere

    Penso che il senso di inadeguatezza sia comune per tutte le attività creative. A me succede soprattutto quando disegno o dipingo. Sogno la Cappella Sistina, e disegno invece l'omino scheletrico e tremolante con i capelli dritti sulla testa…più o meno l'equazione David Lynch / Peppa Pig. 🙂

  • Francesca

    E' molto incoraggiante! Uno non pensa che una scrittrice affermata possa provare sentimenti simili!
    Scrivere per me (e a quanto ho capito anche per questa persona) significa intraprendere una delle attività più specializzate esistenti al mondo per sentirsi subito dopo degli impostori che stiano facendo una magrissima figura davanti a se stessi e al mondo e che addirittura stanno violando qualcosa di sacro senza averne alcun titolo.

    • Grazia Gironella

      Credo che quasi tutti ci sentiamo almeno un po' dei "fake", degli impostori. A chi vogliamo far credere che siamo veri scrittori? A noi stessi, prima di tutto, e dobbiamo anche riuscire a convincerci! Buon fine settimana anche a te, Sonia. 🙂

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