Scrittura

Quattro chiacchiere sulla revisione

La revisione è una fase essenziale dello scrivere, che spesso distingue lo scrittore dilettante dal professionista.

In questo periodo sono impegnata nella revisione del mio ultimo romanzo per Young Adults, perciò l’argomento è caldo nei miei pensieri. Tra un paio di settimane, a occhio e croce, raggiungerò il punto di non ritorno: del testo non mi piacerà più una virgola e ripensare alla storia mi darà solo la voglia di sbatterla fuori di casa, come un figlio troppo ingombrante.

Finché la pazienza dura e i miei neuroni sono ancora vivi e attivi, lavoro e mi osservo lavorare. Questo è il settimo romanzo che scrivo – ho sentito un tonfo, sì? – e fin dall’inizio si è manifestato in modo diverso dagli altri.

– Si è opposto con decisione ai miei tentativi di creare una scaletta preliminare.

– Mi ha lasciata ad avanzare di capitolo in capitolo con il solo finale in mente, o poco più.

– Ha preteso di essere scritto in prima persona al presente, con l’alternarsi di due personaggi, nonostante gli abbia ricordato che la terza persona lascia maggiore libertà e che il presente può creare un ritmo troppo pressante.

– Si è voluto inoltrare in profondità nei due protagonisti, senza farsi tentare da fuochi d’artificio di alcun tipo.

– Ha voluto trattare argomenti scomodi.

Non ce l’ho davvero con la mia creatura. L’elasticità mi fa bene, proprio perché non rientra nelle mie doti naturali. Sento che l’esperienza costruita in questi anni di scrittura sta abbandonando il suo ruolo di corazza per diventare una vera spina dorsale, meno ingombrante ma molto più versatile e affidabile.

C’è un detto nel taiji: apprendi le regole, abbandona le regole. Non c’è contraddizione. Le abbandoni perché negli anni sono diventate parte di te, perciò non sono più regole. Credo che una ripassatina mirata al momento del bisogno non possa fare male, ma apprezzo il passo fatto in quella direzione.

Dopo avere accettato la cavalcata a occhi bendati per 51 capitoli (sono brevi, non ucciderò i lettori!), vi racconto alcune mie riflessioni sulla revisione.

la revisione mette di malumore?
La revisione deve essere giusta, non il più lunga possibile

Dipende dallo stato in cui versa la storia, naturalmente, ma se entri nell’ottica di accudire la tua creatura fino a quando sarà tanto perfetta da non poter fallire il debutto nel mondo esterno, ti garantisci una carriera poco produttiva. (Per inciso: si può sempre fallire, dal punto di vista della famosa “buona pubblicazione”. Dal punto di vista della propria crescita, non esiste fallimento.)

Riflettevo però su un altro aspetto della questione: l’editore chiede un prodotto di qualità, ma il genere di qualità che cerca non è esattamente quello delle virgole sistemate ad arte e delle frasi perfette. Una trama efficace e personaggi che restino avvinghiati al cuore dei lettori, e magari un tema interessante, questi sono i veri requisiti.

Non caldeggio una revisione sommaria. Nessuno vuole essere riconosciuto a prima vista come pivello della scrittura. Mi sembra però importante uscire dall’ottica del prodotto perfetto per entrare in quella di un prodotto curato negli aspetti giusti. La Signorina Perfettini che dimora in me può continuare a darmi bacchettate, ma ne sono convinta: essere pubblicati o meno non dipende dalle inezie del testo.

Diverso è il discorso dell’autopubblicazione. In quel caso la ricerca della perfezione, soprattutto se non si ricorre a un editor, mi sembra sacrosanta e irrinunciabile.

È importante non “domare” il testo

Parto dal principio. Nei miei primi romanzi ho mescolato stesura e revisione, ritornando spesso sui miei passi per controllare e correggere, senza rinunciare a una revisione finale approfondita. Tra le righe dei commenti lusinghieri delle mie gentili beta-reader ho trovato una considerazione, se non una vera e propria critica: la mia scrittura era molto controllata.

Non ne sono stata entusiasta. Un romanzo non è una tesi di laurea! Ho continuato a scrivere come sapevo, cercando la mia voce, come spesso si dice, domandandomi come si potesse rimediare a questo fastidioso “controllo”. Poi è arrivata la collaborazione con il mio agente. “Scrivi bene, la storia mi piace, ma cerca di lasciarti andare di più.”. In caso non avessi capito.

Ho incontrato una possibile soluzione leggendo uno dei miei tanti manuali di scrittura: la prima stesura eseguita di getto, senza rileggere e senza correggere. Non posso dire che il metodo mi convincesse, ma ho voluto tentare. Massima soddisfazione! Ho trovato la prima stesura molto più leggera e coinvolgente, e i lettori hanno rilevato la differenza. Il testo fissato sulla pagina è molto più ricco di energia.

Spiegazione: la prima stesura è il regno della nostra immaginazione, gestito per la maggior parte dall’emisfero destro, che presiede alla creatività; la revisione, invece, richiede (anche se non esclusivamente) l’azione dell’emisfero sinistro, deputato alle funzioni più logiche e razionali, oltre che al linguaggio in generale. Risultato: scrivendo e correggendo in simultanea si crea la situazione per cui i due emisferi si fanno lo sgambetto a vicenda, invece di collaborare, cosa evitabile separando la fase della scrittura da quella della revisione. Affare fatto.

Arrivo al punto: se sono riuscita a ottenere una prima stesura con l’intensità e la libertà giuste, devo stare attenta a non rovinare tutto “domando” il testo mentre lo rivedo. Lo sento, il mio critico interiore, pronto a trasformare passaggi ricchi di emozione in un bugiardino dell’aspirina. L’ho beccato con le mani nel sacco dopo poche pagine di revisione, ho resettato il cervello e sono ripartita daccapo, pronta a proteggere lo Sturm und Drang del mio scrivere fino all’ultimo.

E voi, come ve la cavate con la revisione?
Usate da sempre lo stesso metodo, oppure fate esperimenti?

55 commenti

  • Alessia Savi

    Io! Io lo voglio! Bell'articolo Grazia (^^)
    Sono d'accordo sull'opera migliore possibile, curata nei minimi dettagli.
    C'è un tempo di scadenza per ogni cosa: questo vale anche per la revisione.
    Più passo serate a editare, più mi rendo conto di quanto sia bello e affascinante farlo.

    • Grazia

      A me la revisione piace molto, ma sento il bisogno di alternarla alla creazione vera e propria. Per questo mentre rivedo sto quasi sempre facendo il brainstorming per il lavoro successivo. Si crea un equilibrio piacevole. (Grazie!)

  • Serena

    "Diverso è il discorso dell’autopubblicazione. In quel caso la ricerca della perfezione, soprattutto se non si ricorre a un editor, mi sembra sacrosanta e irrinunciabile. " Posso dirti che ti amo?

    • Grazia

      Non è mica una gara! Ogni tanto dico quanto ho scritto per far sapere a chi legge che si può scrivere tanto e pubblicare poco, senza che questo sia anomalo o indice di scarso talento. Io mi sento talentuosissima!

  • Daniele

    Ho appena provato una beta reader che ha trovato diversi problemi in un racconto che voglio pubblicare nel blog. Ora lo sto revisionando, ma in paratica è come se stessi lavorando all'editing.
    Sono d'accordo sulla prima stesura: è da prendere come una bozza, come quando disegni e a matita tracci linee per studiare le immagini, poi però devi definire tutto in modo che sia presentabile e che il disegno dica qualcosa.

    • Grazia

      In effetti nella prima stesura sei ancora tra te e te, per così dire, ma nella revisione devi per forza verificare come ti sintonizzi con il lettore.

  • Anonimo

    Concordo con tutto ciò che dici e mi sono ritrovata in diversi passaggi. Molto dipende dal tipo di romanzo, Solo una volta e ho scritto 5 romanzi (+ due che non pubblicherò mai) ho pensato seriamente di buttare tutto in fase di revisione, alla fine invece è uscito il mio lavoro migliore, ma di gran lunga anche quello sul quale ho faticato di più. Bacio Sandra

    • Grazia

      Non so cosa intendi di preciso, ma sono ben consapevole di non inventare niente. Capire davvero, e sentire, quello che qualcun altro ha espresso sulla base della sua esperienza è un onore che mi emoziona.

  • Marco Amato

    Interessante la tua deduzione sui due emisferi del cervello. Chiaramente ne conosco le funzioni, però non avevo riflettuto sulle due fasi scrittura revisione.
    Credo che sia molto vero. Io credo d'averli separati di netto i miei due emisferi. La parte destra ha una creatività anarchica, priva di regole e limiti. A volte interviene su aspetti che non le competono come nel lavoro metodico, ed è anche indisponente perché ridicolizza con trovate pazzesche la parte sinistra iper-razionale.
    Viceversa la parte iper razionale trova il suo terreno ideale nella revisione. Io nella revisione mi beo, è la fase più bella della mia scrittura. La bozza di un mondo che trova la sua definizione matura.
    Figurati che per fare andare d'accordo i due emisferi con la mia vita concreta ho dovuto coniare uno slogan che li appaghi entrambi: Pensare da saggio e vivere d'audace.
    Quando vedo che litigano e mi mandano in tilt, basta scriverlo su di un foglio e si mettono nuovamente d'accordo.

    • Grazia

      Bella la descrizione di questo rapporto complicato, e bello il tuo slogan! Per fortuna, anche se sembrano così in contrasto, i due emisferi sanno lavorare insieme a nostro vantaggio.

    • Grazia

      Preciso: non è una deduzione personale quella del nesso emisferi-scrittura. Io ho solo approfondito l'argomento perché mi sembrava importante, tanto che poi l'ho incluso nel mio "La via delle parole" (e vai con l'autopromozione!).

    • Marco Amato

      Io credo d'essere un mancino corretto. In casa e a scuola. Echeggia ancora nella mia mente la famosa frase: se quella mano non la posi la leghiamo.
      Riguardo alla promozione ben venga, anzi, abbonda. Metti in luce un approfondimento, meglio di così.

  • Maria Teresa Steri

    L'immagine rende pienamente l'idea della revisione In realtà anche il tuo resoconto illustra bene l'impresa non facile.

    Quello che hai detto mi ha portato a fare una riflessione personale: credo di aver passato troppi mesi a revisionare, e questo sta lasciando su di me dei brutti segni. Cose nuove non ne scrivo da un po', sono entrata nella modalità "cervello che revisiona" ed è come se avessi dimenticato come usare l'altra parte. Infatti, in questi giorni ho provato a buttare giù qualche riga di una nuova storia e il risultato è stato disastroso: continuo a domare il testo, proprio come hai scritto tu.
    Spero di trovare il modo di uscire da questo stallo.

    Comunque, in bocca al lupo per la tua revisione

  • Chiara Solerio

    Anche io avevo l'impressione che la mia scrittura fosse troppo controllata, perché anche io avevo la tendenza a scrivere e revisionare.
    Tuttavia, pur avendo sempre fatto per le singole scene una prima stesura di getto e una seconda più meditata, non mi sento ancora pronta per estendere questo metodo all'opera completa. Dopo le ferie, sono stata costretta a rileggere il romanzo daccapo perché avevo perso un po' il filo. Lì ho individuato alcuni punti su cui intervenire. Non sono ancora passata all'azione e sto continuando il lavoro di stesura, ma ho l'impressione che, se tornassi indietro per mettere in atto i cambiamenti che ho in mente, potrei poi proseguire con più sicurezze e le idee chiare… che ne pensi, è solo un'illusione legata alla mia mania del controllo?

    • Grazia

      Sinceramente non so riponderti. Forse il tuo timore è infondato; forse invece hai la percezione che in questo momento per te è meglio procedere come fai. Nel mio caso, ho colto lo spunto perché mi sentivo propensa a sperimentare, anche a rischio di "perdere" un po' di tempo, quindi non l'ho vissuta come una forzatura. Secondo me dipende molto da quanto e come lavori a monte. Non riuscirei a usare questo metodo se non mi fossi chiariti bene i personaggi e il tono della storia prima di iniziare a scrivere. Nel bilancio complessivo del lavoro, prima davo 30% al lavoro preliminare, 30% alla prima stesura e 40% alla revisione; adesso darei 40% al lavoro preliminare, 40% alla prima stesura e 20% alla revisione. Domani, chissà!

    • Chiara Solerio

      Ricordo che molti mesi fa tu avevi scritto, in un commento sul mio blog, che il primo romanzo è come un vestito in cui ingrassi dentro. Ecco perché mi capita di tornare sui miei passi…
      All'inizio avevo fatto, della trama, una scaletta molto sommaria. Però avevo fatto molto bene le schede dei personaggi. Ciò nonostante, man mano che procedevo nella stesura, molte idee mi sembravano banali, alcuni personaggi utili come il due di picche quando la briscola è denari, alcune scene poco funzionali. Quindi, continuavo a cambiare idea.
      Ora sto procedendo in modo un po' più spedito, ma a volte la tentazione di tornare indietro rimane forte.
      Con l'esperienza, forse, troverò un metodo affine alle mie esigenze. Per ora, cerco di andare avanti: procedo a tentoni, però mi sto muovendo. Questo forse è l'importante.

  • Marina

    La mia esperienza di revisione si ferma al mio unico libro pubblicato e mi rendo conto che il lavoro non è stato fatto bene la prima volta. Ero alle prime armi, l'esordiente per eccellenza che si avventura ma conosce poche regole. Adesso ho una consapevolezza diversa, affronterei la revisione con uno spirito nuovo e un'attenzione che ho imparato ad avere guardando all'esperienza altrui.

    • Grazia

      Credo sia una delle maggiori soddisfazioni rendersi conto dei propri progressi. Non ricordo: stai lavorando a una storia in questo periodo? Se sì, sarà bello viverla in modo diverso.

  • Tenar

    Come ti capisco! Anch'io sto revisionando, ci sto mettendo un sacco per i miei strandard e a volte odio con tutta me stessa questa fase del lavoro…

  • Marco Freccero

    Uso sempre lo stesso metodo. E non riesco a "lasciarmi andare". Devo avere ben chiaro chi diavolo è il protagonista, e finché non riesco a ottenere quello che desidero, è inutile (per me) procedere. Perché non procedo. Se vedo refusi, ripetizioni… Mi viene da menare le mani. Però non mi sembra di voler "domare" il testo. È che devo conoscere il protagonista, capire il suo pensiero, il suo sguardo sulla realtà.

    • Grazia

      Devi per forza avere i personaggi vivi in mente per scrivere, è vero. Io cerco di dedicare molto tempo a questo nell'elaborazione teorica della storia, per poi poter essere più fluida dopo. Dipende comunque dal tipo di testo e dalla persona che scrive. Se stessi scrivendo per adulti, probabilmente non sentirei altrettanto l'esigenza di conservare l'energia iniziale della storia.

  • Mattia L.

    Concordo pienamente sul fatto che la revisione sia ciò che separa lo scrittore serio da quello della domenica. Per quanto mi riguarda, comunque, non ho mai fatto la revisione di un romanzo (il mio primo è a più di metà stesura). ma l'esperienza fatta in quasi sette anni in cui scrivo racconti credo sarà comunque utile. Il mio metodo in realtà è molto ossessivo: continuo a correggere frase per frase finché non trovo il tutto coerente dal punto di vista della trama ma anche scorrevole e bello da leggere. Forse farò così anche col romanzo, stando un giorno intero davanti al computer; vissto che però non ho esperienza per storie più lunghe di qualche pagina, credo che anche io leggerò il tuo approfondimento sull'argomento (ti scrivo più tardi – ora sono di fretta.).

    • Grazia

      Ti do il benvenuto, Mattia, anche se forse hai già commentato in passato. Sarà interessante sentire le tue impressioni, dopo. Essere un po' ossessivi mi sembra comunque un bene.

  • Giulia Lù

    Io arrivo sempre in ritardo dopo molti commenti! Bellissimo questo tuo post Grazia condivido tutto.
    Nella parte parte in cui dici che il romanzo ha comandato facendoti fare cose che solitamente negli altri romanzi non hai fatto mi ritrovo molto, perché è successo di recente anche a me. Beh, anche la parte in cui dici che fra un po' non vorrai più vedere la storia (con la revisione si arriva a quell'estremo). Io sono a quota due e per due volte è stato diverso, mi sa che faccio esperimenti, ma magari al terzo romanzo troverò il metodo. Chissà

    • Grazia

      Chissà se è un bene che il metodo sia fisso. Al momento penso che alcuni elementi siano dei pilastri indiscutibili, ma il resto possa variare in base alla storia e all'esperienza. (Io ci sono abituata ad arrivare sempre ultima nei commenti ai blogger amici. Per fortuna non mi aspettano all'aperto, guardando l'orologio!).

  • M.

    Non riesco a fare la revisione alla fine. Quella "grammaticale" sì, ma solo quella perché ho bisogno di ritrovare i miei personaggi e i loro caratteri di continuo. Ho bisogno di riprendere da dove mi sono fermata e riattaccarmi lì, o tornare indietro, scrivere il finale e poi l'incipit, descrivere il prima e il dopo insieme, rivederli e lavorare su ciò che accade in mezzo. Ecco… pare che io non abbia affatto un metodo.

    • Grazia

      Salti di qua e di là, senza seguire l'ordine finale della storia? Avevo letto che alcuni scrittori lo fanno (già, è un metodo anche questa… assenza di metodo!), ma nella stesura. Nella revisione non ho capito bene come procedi.

    • M.

      Faccio la revisione durante la stesura. Non aspetto di aver scritto tutto per sistemare le cose ma assesto mentre butto giù, per cui quando arrivo a fare la revisione finale è più per sfizio che altro. Giusto le piccole cose che mi sono sfuggite.

  • Lisa Agosti

    Ogni volta che ricomincio la revisione cambio la trama… temo che ci saranno diciotto versioni di questo benedetto romanzo prima di scoprire come va a finire.
    Non vedo l'ora di leggere il tuo romanzo… quando ce lo darai in pasto?

  • Cristina M. Cavaliere

    Quando uscì il mio primissimo romanzo, tanti anni fa (sob!), ricordo che una delle critiche era… troppo perfetto. Mica vero. Tuttavia ricordo anche che facevo moltissima fatica a scrivere, probabilmente perché ero insicura su ogni cosa e continuavo a limare anche le virgole.

    Raggiunta la mia veneranda età, scrivo con molta più facilità, in prima stesura, e soprattutto grande senso di libertà. Questo non mi salva dalla tentazione di buttare dalla finestra tutto quanto, quando ho le crisi di saturazione da revisione. Per "La terra del tramonto" mi era successo. Mi è successo anche con "Le strade dei pellegrini".

    P.S. Sul lavoro mi chiamano Precisin de' Precisini, ti suggerisce qualcosa?

  • Gloria Vanni

    …la voglia di sbatterla fuori di casa, come un figlio troppo ingombrante… Parto da questa frase che sento dentro a ogni poro della mia pelle per dirti grazie per questo post, per i due emisferi che su fanno lo sgambetto e per la tua meravigliosa offerta cui sicuramente non dirò di no, pronta ad assumermi consigli e critiche di una grande amica alla sua settima esperienza di scrittura. Grazie!

  • Giulia A.

    Ciao Grazia, trovo il tuo post ricco di spunti… come sempre In particolare, il tuo discorso relativo alla differenza tra una stesura "mischiata" alla revisione contro la prima stesura di getto e la revisione dopo. Quest'ultimo comportamento è quello che consigliamo sempre ai nostri autori, proprio perché asseconda il funzionamento del nostro cervello, che ha bisogno di "fasi" diverse nello stesso processo creativo. Oltre al discorso degli emisferi, c'è quello del subconscio, che ha bisogno di "respirare" per strinsecarsi, Quindi in sostanza bisogna prima cavalcare l'onda, poi ragionarci su!
    Meglio ancora: prima ragionare, con la stesura di scalette, rcerche e teti "preparatori"; poi abbandonarsi alla creazione, dove il subconscio asseconderà e anzi arricchirà la nostra idea, grazie ai limiti nei quali gli suggeriamo di agire; poi ragionare di nuovo, con una revisione nella quale trasformarsi nel "peggior nemico di se stesso"; per dirla alla Ojetti
    Ciao e grazie per i tuoi post sempre interessanti!

    • Grazia

      Grazie a te della lettura. (Io non ho nemmeno bisogno di fretta e microtastiere per pasticciare, mi basta essere stanca e le dita battono a fantasia!)

  • Anonimo

    Ciao, io sono al secondo libro, e (per fortuna) ho beccato fin da subito la sequenza giusta: prima il momento creativo, poi quello logico.
    Ma ti dirò, non faccio neppure fatica a farlo, perchè il momento creativo capita in auto, mentre corro, al risveglio, e quindi mi appunto in memo vocali o scrivendo al buio! :')
    Ho poi una fase in cui dedico del tempo a trascrivere gli appunti e a trovare un posto nel manoscritto (ovviamente non sono sequenziali). Li scrivo in rosso, virgolettati, proprio buttati giù. Di solito è una fase che dura parecchi giorni.
    Poi capita magari che ho un momento di spossatezza. Come se avessi esaurito le energie creative, non so come dire… e allora passo alla fase razionale. Rileggo e sistemo, integro, valuto l'integrazione con la storia, cause ed effetti.
    Lo trovo faticoso, come se la scrittura non facesse per me. Come se fossi sempre a corto di vocaboli (santa treccani online!), e mi sembra che niente riesca a rendere l'emozione che volevo trasmettere con quella frase, colore, font.
    Anche questa è una fase che dura un paio di giorni, perchè capita che in auto, a piedi, nel sonno la mia mente mi suggerisca delle frasi migliori per un testo problematico, una particolare forma di esprimermi. Insomma faccio revisione pure con il subconscio
    monia74

    • Grazia

      Ciao Monia, benvenuta! Forse i nostri processi non sono proprio uguali, perché io finisco tutta la prima stesura, poi passo alla revisione, mentre mi sembra di capire che tu alterni le due cose. Del resto è così, con i metodi: ognuno ha il suo! La revisione con la collaborazione del subconscio mi sembra un bel vantaggio.

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