Scrittura

Gli ingredienti nel calderone dello scrittore

La storia in fondo è un calderone dove ribollono magici (si spera!) ingredienti.
Quali sono quelli giusti, e quali è consigliabile non aggiungere?

La scelta spetta a noi autori-stregoni. Alcuni si attengono più strettamente alla ricetta canonica, altri la interpretano in modo personale, altri ancora detestano le ricette in generale e ficcano nel calderone un po’ di questo e un po’ di quello, a ispirazione, ma per tutti arriva il momento della verità: la revisione. A questo punto è davvero necessario capire cosa appartiene alla storia e cosa no, perché purtroppo le parole hanno un peso, e quelle in eccesso possono fare affondare la barchetta… ma non era un calderone?

Vediamo quali elementi meritano un loro posto nella storia.

– Fatti che producono conseguenze nella storia

Possono essere anche inezie, come accade con l’incidente scatenante, sassolino capace di mettere in moto una gigantesca frana. Resta il fatto che ogni evento della trama deve avere un effetto sensibile sulla storia, diretto o indiretto.

– Elementi che inquadrano le scene nello spazio e nel tempo

Leggendo abbiamo bisogno di sapere dove siamo e in quale epoca, orario del giorno o della notte, stagione. Sono appigli di base che ci consentono di visualizzare nella scena. Se vengono meno, saremo costretti a far lavorare troppo la fantasia, con il rischio di vedere sbaragliate poche righe più avanti le nostre supposizioni.

– Elementi che fanno conoscere i personaggi importanti

Di far conoscere le comparse non solo non ci importa, ma facciamo bene a evitarlo. È fastidioso per il lettore entrare in confidenza con un personaggio che compare solo a pagina dieci per portare un caffè. A tutti i personaggi importanti, invece, questi elementi danno la vita: dialoghi, pensieri, emozioni, storia personale, gesti, azioni e reazioni.

– Elementi che chiariscono rapporti e relazioni

Pensiamo al contesto etnico e alle dinamiche familiari, per esempio. Ogni personaggio è un mondo a sé, ma anche lo snodo di una rete di rapporti che lo influenza e da cui viene influenzato. Talvolta proprio questo è il fulcro della storia, come accade quando protagonista e antagonista hanno un legame particolarmente stretto.

– Elementi simbolici

Non sono necessari, anzi, spesso con la storia non c’entrano niente. Sono però importanti nel sottolineare temi e dare risonanza alle situazioni vissute dai personaggi. Il gatto nero che attraversa la strada è irrilevante, se non fa uscire di strada qualcuno. Se però all’inizio della storia il protagonista ne viene terrorizzato al punto da cambiare percorso, mentre alla fine della storia scende dall’auto e va ad accarezzare il gatto, il suo gesto dimostra un profondo cambiamento.

– Sottotrame pertinenti

Le sottotrame non sono trame aggiuntive che vanno per la loro strada, incrociando solo casualmente la trama principale – almeno di solito non è così. Serve un legame stretto, che rafforzi il messaggio principale e lo completi. Nel mio romanzo Due vite possono bastare sono presenti due mini-sottotrame, una dedicata a Nico (la bambina che si unisce a Goran nel suo viaggio attraverso l’Europa), l’altra dedicata alla moglie di Goran. Entrambe fanno conoscere al lettore personaggi che altrimenti potrebbero risultare meno credibili.

ingredienti nel calderone dello scrittore

Ecco invece cosa si guadagna un colpo di cesoie.

– Fatti irrilevanti per la storia

Forse in occasione del terremoto su cui è imperniata la storia è crollato un ponte su una barca che stava passando. Se però questo non cambia la storia di una virgola, non serve citarlo, nemmeno se è un fatto di cronaca e ci pare degno di nota.

– Banalità quotidiane

I personaggi si ammalano, praticano sport, si salutano, fanno la doccia e pagano le tasse, o almeno dobbiamo immaginare che lo facciano; ma se questi fatti non svolgono una precisa funzione nella storia, non meritano spazio.

– Approfondimenti inutili

Nel corso delle ricerche per la preparazione della storia capita di imbattersi in argomenti davvero interessanti, che si ha voglia di approfondire. A quel punto viene naturale inserire nella storia un po’ di quanto si è imparato, ma di solito non è una buona idea. Le ricerche sono utili per trovare i dettagli giusti da inserire nelle scene, ed eventualmente spunti per la trama, ma il resto è cultura generale che possiamo tenere per noi.

– Descrizioni troppo ingombranti

Una buona descrizione dovrebbe fornire al lettore dettagli sufficienti a visualizzare bene la scena, senza distrarlo da quello che sta succedendo.

– Sermoni dell’autore

Il nostro punto di vista di autori si infiltrerà nella storia anche senza che lo vogliamo, ma non per questo dobbiamo salire sul palco e predicarlo a gran voce. Saranno i fatti e i personaggi a fare arrivare il nostro pensiero al lettore.

– Esibizioni stilistiche dell’autore

Se siamo così bravi, ottimo! Però non è su questo che verte la storia, quindi evitiamo di metterla in ombra attirando l’attenzione su di noi.

– Ridondanze

Non solo in ambito stilistico (eccesso di aggettivi, avverbi, punti esclamativi), ma anche in aspetti più sostanziali della storia. Se ho già mostrato in un paio di occasioni quanto il personaggio sia irascibile, non serve che per tutta la storia gli faccia sbattere porte e dare pugni alla parete; se ho già descritto un luogo ameno con ruscello, muschio e salice che si protende sulle acque, è inutile che riprenda l’ode qualche capitolo più tardi, anche se quell’ambiente mi piace in modo particolare.

Se davvero esistessero ricette per produrre belle storie, da questa dovrebbe uscire una zuppa commestibile, se non buona. Voi cosa ne dite?

25 commenti

  • Anonimo

    Togliere sermoni alla mia prosa, a volte tendevo a inserirmi esprimendomi così "cosa sarebbe l'uomo senza libertà! e via con un papiro.
    ha fatto guadagnare 10000 di punti al testo. Sandra

  • Chiara Solerio

    Il paragrafetto sulle sottotrame – pur nella sua brevità – sicuramente mi sarà d'aiuto perché proprio in questi giorni sto riflettendo su questo aspetto: dopo aver letto il romanzo daccapo mi è venuto il dubbio su alcuni paragrafi che a mio avviso deviano un po' dalle vicende principali…
    Le ridondanze sono un problema grosso!

    • Grazia

      Le sottotrame danno molto da pensare anche a me. Senza, la storia mi sembra (salvo eccezioni) troppo povera e lineare; ma inserirne, e che siano utili per la storia principale ma anche godibili in sé… bè, non è facile. Se poi devo gestirne più d'una, auguri. Per fortuna vedo che nel tempo sto diventando meno impacciata.

  • Daniele

    Direi che sono proprio gli elementi su cui ho lavorato per un racconto che voglio pubblicare nel blog. Un'amica virtuale ha voluto farne l'editing e mi ha proprio evidenziato questi elementi, che a me ovviamente erano passati inosservati. Ho tagliato un pezzo perché introduceva un personaggio che non serviva a nulla e non sarebbe ricomparso, ho tolto esibizioni stilistiche e tante ripetizioni e ridondanze.
    Ecco perché si dice che 4 occhi vedono meglio di 2 🙂

  • Mattia L.

    Concordo su tutto, in special modo sui sermoni. In questo periodo sto leggendo un libro in cui spesso il protagonista (rappresentato nella prima persona singolare) si mette a dissertare di amore, di morale, di giustizia, ecc. Non che non mi interessino queste cose, ma essendo narrativa e non un trattato di etica o di filosofia, questo rende le parti "morte" della storia troppo lunghe e noiose, il che fa perdere parecchio, secondo me. Lasciare da parte queste dissertazioni e concentrarsi più a mostrare le stesse idee attraverso l'azione per me sarebbe stato molto meglio 🙂 .

  • Francesca

    Ciao Grazia, per quanto riguarda le "banalità quotidiane", hai sottolineato più volte quanto pochi le sopporti! Tuttavia esistono molti scrittori che ne fanno il fulcro della loro narrazione, anzi proprio il tema (i minimalisti…ma non solo). Al contrario di te, io amo questo tipo di scrittura. Questo mi ha portato a rifletterci parecchio. Sono giunta alla conclusione – suffragata da letture di maestri di scrittura – che sembrino banalità ma non lo siano affatto: l'autore finge di parlare di banalità. Credo che tu ti riferisca al caso in cui lo siano VERAMENTE.
    Quanto alla inopportunità dei "sermoni", una delle cose più grandi che possano riuscire a uno scrittore è fare passare il proprio messaggio facendo credere di stare parlando di tutt'altro. E' in quest'ottica che a me i sermoni in letteratura sembrano spesso una scorciatoia, una sciatteria: ho l'impressione che lo scrittore avesse fretta e si sia dimenticato… semplicemente di scrivere la propria opera! E che al posto di questa abbia piazzato una predica.
    Molto utile il suggerimento sui simboli. Vengono usati spessissimo, anche nel cinema. A volte mi dimentico di questa possibilità!

    • Grazia

      Eh, non è mica facile scrivere ogni settimana di scrittura senza ripetersi! Io comunque parlo della vera banalità, quella che l'autore riporta sulla pagina non perché simbolica o esplicativa del mondo del personaggio, ma solo perché gli passa per la mente scrivendo. Molti grandi autori hanno ambientato le loro storie nel quotidiano più grigio e sono riusciti a renderlo epico.

    • Francesca

      A me piace quando ti ripeti, perché mi fa capire che cosa è veramente importante per te in letteratura e cosa continui a pensare anche dopo avere scritto altri libri.
      Quanto a quegli autori del quotidiano, a volte sembra davvero che abbiano scritto la prima cosa che passava loro per la testa, il che naturalmente è falsissimo! E' un po' la stessa storia dei dialoghi che sembrano naturali ma che se lo fossero davvero risulterebbero illeggibili e noiosissimi.

  • Marina

    Quello che dici è corretto, in molti casi non facile; rifletto molto sui tuoi punti col pollice verso, le eccessive descrizioni, le ridondanze, ma anche l'esibizionismo degli scrittori: sono tutti elementi su cui lavorare. Per quanto riguarda le sottotrame, a me piacciono; ovviamente, però, devono essere funzionali alla storia e non portare il lettore da tutt'altra parte.

    • Grazia

      Normalmente è meglio così. Se poi l'autore sa gestire delle trame parallele trovando la chiave giusta per collegarle in modo non banale… bè, speriamo che lo pubblichino! 😉

  • Giulia Lù

    Ottimi consigli cara Grazia, mi sono resa conto leggendoli che io sono una patita degli elementi simbolici e delle sottotrame pertinenti, senza accorgermene finiscono sempre nelle mie storie. Devo stare attenta invece ai sermoni dell'autore. 🙂

    • Grazia

      Secondo me chi usa molto i simboli ha la tendenza a elevare il livello della comunicazione oltre il contingente, perciò è normale che rischi il sermone. (E' solo una mia ipotesi!)

  • CogitoErgoLeggo

    Articolo molto bello, oltre che utile in fase di revisione.
    Io non seguo mai le ricette in cucina… Come conseguenza produco roba immangiabile.
    Nella scrittura, invece, sono più attenta e cerco di contenermi, tranne nel caso di ridondanze (i miei personaggi irascibili spaccano una sedia a capitolo) e approfondimenti inutili (credo che a nessuno importi il tipo di tessitura impiegato nelle vele triangolari). Mi capita di tagliare paragrafi interi!

  • M.

    Argh. Pecco un po' con le banalità quotidiane. Sono così carine. 😀
    Sulle descrizioni troppo ingombranti ti appoggio in pieno. Alle volte rendono la lettura davvero difficoltosa e lenta.

  • Lisa Agosti

    Ieri avevo iniziato un commento che non sono riuscita a finire perché troppo complicato.
    Il succo era che faccio ancora fatica a stabilire quali sono gli elementi da pollice in su e quelli da pollice in giù.
    Se amo il giardinaggio, per esempio, tenderò a pensare che alcuni dettagli tecnici siano interessanti per tutti e indulgerò sulle descrizioni delle begonie in primavera. Non è detto che gli elementi a pollice in su siano uguali per tutti.

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