Scrittura

Schegge di scrittura 1 – Il doppio obiettivo

La forza di una storia è legata all’intensità con cui il protagonista persegue il suo obiettivo. Cosa succede se gli obiettivi diventano due?

Da parecchi mesi non parlo sul blog degli aspetti tecnici della scrittura, ma questo non significa che per me abbiano perso importanza. Conoscere gli strumenti dell’arte resta fondamentale, tanto che ho ripreso a studiare.

Non avevo idea che per scrivere fosse così importante essere flessibili. Va tutto rimesso in discussione ogni volta: metodo, modo di partire, supporti, ritmi. Quello che funziona una volta, o che ha sempre funzionato, può tranquillamente non funzionare oggi. Ogni volta è una sfida diversa.

In questo momento, per esempio, la mia sfida è sviluppare l’idea iniziale del nuovo romanzo fino a poter delineare una trama convincente. Non è la prima storia che racconto. Perché è improvvisamente così difficile? Ho un quadernone di appunti a testimoniare che ci ho lavorato. Qualche giorno fa, un indizio: è la prima volta che una mia storia nasce da una situazione invece che da un personaggio.

Immagine tratta dal blog The Write Life

Questo cambia tutto. Se hai un personaggio nitido in mente, è a lui/lei che domandi: qual è il tuo obiettivo? Cosa sei disposto a fare per arrivarci? Cosa rischi? E in definitiva: cosa succede adesso?

Nel prendere spunto da una situazione anziché da un personaggio non c’è niente di male; è un modo come un altro per far partire una storia. Però a quel punto la prima domanda diventa: chi vive questa situazione? Fino a quando non avrò chiari in mente i personaggi principali e i loro intenti, non avrò una trama, ma soltanto un’idea corredata da atmosfere.

Un passo avanti l’ho fatto qualche giorno fa grazie alla lettura di Story, testo di Robert McKee molto nominato (giustamente) tra i lit-blogger. Da qui prendo lo spunto per la “scheggia” di oggi, nelle mie intenzioni la prima di una serie.

Il protagonista, come sappiamo, deve avere un obiettivo che lo spinge ad affrontare le peripezie della storia. Niente obiettivo, niente peripezie, niente storia. McKee però va oltre: gli obiettivi possono essere consci o inconsci. Perché non attribuire al personaggio un obiettivo conscio e uno inconscio?

Provate a pensarci, se già non lo fate di abitudine: il protagonista è convinto di volere qualcosa, ma dentro di lui lavora un desiderio più profondo, che si infiltra nelle sue azioni senza che se ne accorga e lo muove da dietro le quinte, per emergere in tutta la sua forza nel climax della storia. Può essere un desiderio parallelo a quello conscio, solo nascosto; ma può anche essere in contrasto con esso e incompatibile con l’immagine che il personaggio ha di se stesso, fatta salva la coerenza con il personaggio stesso e la sua storia. Cosa succederà quando questo contrasto diventerà impossibile da ignorare?

Trovo questa ipotesi molto intrigante. Come sostiene McKee, lo spessore umano del personaggio ne risulta aumentato, così come il suo grado di realismo all’interno della storia. Le persone reali fanno costantemente i conti con le proprie pulsioni nascoste, che emergono a tradimento nei momenti di crisi e spesso ne peggiorano gli esiti.

Il semplice contatto con questo suggerimento di McKee mi ha fatto immaginare lo scopo inconscio della mia protagonista, che ha acquisito in questo modo un presupposto per le sue azioni e – a sorpresa – un nome.

Questa svolta mi fa pensare bene. Non sono mai riuscita a dare il via a una storia senza avere il nome dei personaggi principali. Ora sono curiosa di vedere cosa succederà.

Cosa ne pensate del doppio obiettivo?
Lo trovate un suggerimento utile?

28 commenti

  • Celeste Sidoti

    Wow! Faccio proprio così! Davvero, non mi viene in mente un mio personaggio che non abbia questo doppio obiettivo.

  • Monica

    Quando affronto i manuali di scrittura lo faccio con una parte della mente attiva, pronta a recepire, e l'altra che se ne va a spasso per gli affari suoi. Più o meno come quando studiavo, solo che in quel caso, essendo molto veloce a leggere, mi davo a una seconda lettura in modo da acchiappare ciò che mi era sfuggito la prima volta. Dovrei farlo anche con i manuali di scrittura. E con i post. Il tuo l'ho riletto due volte perché mentre i miei occhi scorrevano, io pensavo: la tipa del Romance Distopico (il fantascienza su cui lavoro da quasi tre anni), quanti cacchio di obiettivi ha nella vita? Un sacco.
    Il doppio obiettivo mi piace. Inconsciamente, già lo uso. Che bello accorgersene così. 🙂

    • Grazia

      Anche per questo vale la pena di leggere i manuali di scrittura: ti rendono chiari dei meccanismi che inconsapevolmente già sfrutti e te ne fanno notare altri cui non hai mai fatto caso. Per me di solito l'obiettivo del protagonista è uno e intenso, o almeno così mi sembra alla prima impressione, ma questa complicazione interiore mi piace. 🙂

  • Tenar

    Doppi, tripli, quadrupli obiettivi. In effetti spesso i miei personaggi non sanno quello che vogliono dalla vita (meno male che di solito c'è un guaio più grosso da risolvere, tipo un omicidio, per tenere la storia nei binari…).

    • Grazia

      Secondo me quello è un ottimo modo per fare affrontare ai personaggi i loro problemi: di sponda, non direttamente. Se ci tieni puntati sopra i riflettori è più facile eccedere in qualche direzione.

  • Giulia Lù

    Questo tuo post è illuminante, mi sono resa conto che spesso i miei personaggi hanno quasi sempre un doppio obiettivo uno conscio che perseguono con forza e determinazione e l'altro inconscio che però emerge all'improvviso e può anche ribaltare la situazione oppure indirizzarla finalmente nella direzione giusta.

  • Andrea Di Lauro

    Wow, è bellissimo scrivere per vedere quello che succederà, perché si diviene scrittori e lettori nello stesso tempo. Con queste poche righe mi hai aiutato a portare nella mia parte conscia il desiderio inconscio del protagonista. Hahaha, quasi, quasi non ci ho capito niente nemmeno io.
    Nella storia che sto scrivendo il protagonista ha una meta, ma so già che non la raggiungerà, in seguito sboccerà in lui un altro obiettivo. Quello che, appunto, lavorava inconsciamente. Questo post è servito a renderlo più chiaro a me. Ottimo 🙂

    • Grazia

      Eh già, magari il desiderio è inconscio per il personaggio e pure per l'autore. Doppio carpiato con avvitamento, insomma! Sono ben contenta che il mio post ti abbia fatto questo effetto. 🙂

  • Cristina M. Cavaliere

    Il personaggio sul lettino dello psicanalista! 🙂 Non avevo mai pensato alla questione in termini razionali, ma in effetti potrebbe essere vero, specialmente nel caso dei personaggi più complessi. Sicuramente più sfumature aggiungi al personaggio, più diventa interessante.

  • Lisa Agosti

    Idea interessante! Specialmente se i due obiettivi sono opposti o perlomeno "tirano" in direzione opposta.
    Mi metto subito a pensare ai miei personaggi per vedere se posso arricchirli con nuove turbe mentali! 😀

  • PattyOnTheRollercoaster

    In effetti è molto interessante un doppio obiettivo. Uno è d'obbligo, ma l'idea di inserirne un secondo 'sepolto' rende tutto più dinamico, influisce sia sulla trama che sul personaggio stesso. Lo rende più complesso e reale.
    Per la storia che sto scrivendo adesso l'obiettivo conscio di uno dei protagonisti con l'andare avanti della storia perderà di importanza, perché il personaggio si renderà conto che i desideri che lo hanno spinto fino a lì sono cambiati, e ne ha di nuovi. Quando ho pensato a questa svolta nella trama la vedevo come una scelta fatta per far crescere il personaggio ma questo post mi ha chiarito le idee. Devo solo mettere bene in chiaro quale sarà l'obiettivo inconscio che viene a galla per soppiantare il primo! xD Per il momento ci sono tante idee ma nessuna che ha preso il sopravvento sull'altra.
    Penso che sia la prima volta che mi capita di eliminare completamente l'obiettivo di partenza, speriamo bene 😛
    E tu, hai mai dato un doppio obiettivo ai personaggi?

    • Grazia

      Nei romanzi che ho scritto (sembro Stephen King!) i protagonisti hanno piccoli aggiustamenti di rotta, ma un vero secondo obiettivo nascosto credo non lo abbiano mai avuto. Magari potrei chiederlo a loro! 😉 (Eliminare del tutto l'obiettivo di partenza fa pensare che l'arco di cambiamento del personaggio sia forte. Ottimo!)

  • Francesca

    Importantissimi gli obiettivi inconsci! A volte deleteri per il personaggio, a volte invece più benefici di quelli consapevoli. Se solo penso a quanta parte hanno avuto ed hanno nella mia vita…e io sono molto legata all'autobiografismo…forse marchio di dilettantismo, ma come potrei negarlo?

  • Luz

    Decisamente intrigante. Il difficile sarebbe tradurre questa intenzione in una scrittura efficace.
    Mi stanno venendo in mente un paio di espedienti narrativi che potrebbero rendere l'idea, almeno mediocremente. 🙂
    Insomma, comunque aspetti di una scrittura che richiede certa maestria.
    Fa' che questo ispiri in te sempre più la storia che hai in mente.

    • Grazia

      E' il mio scopo, in questo momento. Prima della maestria, che è sempre un buon obiettivo cui tendere, mi servirebbe smettere di avere paura della storia. Fa ridere dirlo, ma non scherzo.

  • Chiara Solerio

    Ho visto solo ora questo post, perché da quando gli aggiornamenti si sono diradati qualcosa mi sfugge. Ho voluto però commentare ugualmente (anche se forse l'opinione non serve più) dicendo che per me è un'idea bellissima. Anch'io ho fatto una cosa simile, necessaria perché l'arco di tempo della storia è molto ampio. Però, più che sul parametro "conscio" e "inconscio", mi sono mossa su quello: "misurabile", "non misurabile". Ovvero: in che modo puoi sapere che il personaggio ha raggiunto il proprio obiettivo, se si tratta di una cosa inconscia, e quindi intangibile? Lo leghi all'obiettivo misurabile… macchinoso, lo so, ma ne riparleremo. 😀

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