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Scrittura,  Vita da scrittori (e non)

Consigli per scrivere meglio – 2

A volte ritornano…

Questa seconda puntata di consigli non era in programma, a dire il vero, ma ho pensato di proseguire il discorso per renderlo più organico e più utile a chi legge. So bene che molti di voi scrivono già da tempo e non hanno bisogno di consigli per scrivere meglio, e d’altra parte il blog contiene diversi articoli su questo argomento. Ciò che pensavo in passato, però, non è ciò che penso oggi, perciò eccomi qui a parlare di nuovo delle pratiche che mi hanno dimostrato sul campo il loro valore per la scrittura.

Correggere in corso d’opera o aspettare la revisione?

Basandomi sui miei manuali di scrittura creativa, direi che i maestri sono tutti d’accordo: la prima stesura del romanzo deve essere il più libera possibile dagli interventi critici e bloccanti dell’emisfero razionale, lo scettico di casa. Scrivere “di corsa”, quindi, ci permette di non ascoltarlo e rimanere sintonizzati sulla lunghezza d’onda del nostro emisfero creativo.

Premesso questo, credo che a volte in questo discorso finiscano mescolate correzioni di tipo diverso. Se per esempio mi accorgo di un’incoerenza nella storia, per correggerla dovrò trovare i vari punti da modificare nei capitoli già scritti, e spesso resterò intrappolata in una serie di correzioni a catena – perché tutto è collegato a tutto, nella storia. A correzioni terminate, anche ammesso che io non abbia esaurito il tempo a mia disposizione, forse la scena che intendevo scrivere avrà perso mordente.

Correggere le frasi mentre le scrivo, però, oppure rivedere le ultime righe del capitolo precedente, sono operazioni rapide e indolori, che non mi fanno uscire dal sogno narrativo e mi danno la sensazione di avere scritto qualcosa di almeno accettabile. Lo so che la prima stesura secondo molti deve essere shit, ma ehi, se per caso non fa del tutto schifo non sarà un problema, spero!

Va da sé che poi dovrò rivedere tutto, ma intanto non mi sembra di scrivere controcorrente rispetto al mio istinto. Quindi correggo la minuteria mentre scrivo, e poi tiro dritto per la mia strada, prendendo nota delle modifiche più sostanziali da effettuare dopo.       

Foto di Comfreak da Pixabay

Le schede riassuntive

Sono come dei post-it, uno per ogni capitolo, su cui riassumo in una manciata di parole il contenuto. Tempo necessario a compilarle: quasi zero.

Quando arrivo alla fine della prima stesura stendo le schede sulla bacheca oppure sul tavolo, e contemplo la mia storia. È confortante poterla abbracciare in un colpo d’occhio! Ma non è a questo che servono le schede. Osservandole nel loro ordine mi accorgo dell’andamento complessivo della storia; scopro se ci sono molte scene consecutive di tensione, se un personaggio resta assente per diversi capitoli, oppure se ho troppe scene che si svolgono al chiuso, per fare qualche esempio. Le informazioni contenute nelle schede mi danno indicazioni che spesso non ottengo nemmeno rileggendo la prima stesura.

Sui manuali ho trovato anche un altro metodo: scrivere di ogni capitolo il primo paragrafo, un brevissimo riassunto e l’ultimo paragrafo, un capitolo dopo l’altro, fino alla fine. Anche qui si ha una sintesi della storia, ma non c’è paragone: la visione d’insieme offerta dalle schede è molto più efficace, anche perché sfrutta quel senso attivo e sviluppato che è la vista.

Il casting

Vi ho già accennato in altre occasioni, ma merita di essere citato anche qui. Per l’autore il casting consiste nel trovare almeno una foto che ritragga ogni personaggio nella storia, principale o secondario (per le comparse non è necessario). Questo durante il lavoro di preparazione, prima di iniziare a scrivere.

Secondo me il casting è molto, molto utile, e non soltanto in casi particolari come quello che ho raccontato in un recente post. Serve a dare ai personaggi una fisicità, delle espressioni e dei lineamenti ben precisi, che la fantasia sfrutterà per farli diventare più reali. Ne possono uscire anche spunti utili per la trama.  

L’attesa prima della revisione

Deve essere lunga, lunghissima… di più. Una volta terminata la prima stesura, di solito si è abbastanza “cotti”, come si dice a Bologna, da apprezzare una pausa. La voglia di rimettere le mani in pasta, però, è sempre lì che palpita, e la mente continua a rimuginare sulla storia, sulle scene più soddisfacenti come su quelle le più problematiche. Si sospendono i lavori, insomma, più nella forma che nella sostanza.

Niente di strano: con la prima stesura il lavoro non è affatto finito. Siamo a metà, che dico, a un terzo del lavoro completo, quando va bene. Sentiamo di non essere ancora vicini al traguardo – se sappiamo come funziona la cosa – perciò sarebbe prematuro sentirci liberi. Quindi la corroborante pausa, per l’autore, potrebbe concludersi dopo una settimana o due.

Sbagliato! Non si fa, e per ottimi motivi: non si riesce a migliorare la storia fino a quando non la si è quasi dimenticata. L’abitudine al testo rende insensibili a qualsiasi problema, da quelli macroscopici ai semplici refusi.

Ma allora quanto deve durare questa pausa? Alcuni maestri dicono un paio di mesi, altri sei mesi o un anno. Io ho trovato il mio ritmo ideale, che purtroppo non sempre riesco a mettere in pratica: una volta terminata la prima stesura, inizio a scrivere un altro romanzo; terminata la prima stesura di quello, inizio la revisione del precedente.

In questo modo la pausa si aggira sull’anno e mezzo, suppergiù, e ho il vantaggio di riuscire a staccare completamente dalla vecchia storia buttandomi a capofitto nella nuova. Per questo dedico un po’ del mio tempo, mentre mi riposo a stesura finita, alla ricerca di nuove idee. Quando le cose si incastrano a dovere, è una meraviglia. Poi ci sono le volte in cui non si incastrano affatto, e tutto diventa difficile o impossibile; ma questi sono gli incerti del mestiere.

La stampa del testo

Non si può correggere a schermo, c’è bisogno di un supporto diverso. A me serve una copia stampata per la prima rilettura a stesura finita (quella in cui devo fingere di avere tra le mani un vero romanzo), poi un’altra copia finale, prima di pubblicare o inviare il testo agli editori. Ne escono di errori e orrori… scopro persino personaggi che hanno cambiato nome durante la storia, a volte!

La lettura ad alta voce dopo la revisione

Anche in questo caso il cambiamento di supporto pulisce l’attenzione verso la storia, ormai inquinata dopo mesi di correzioni e rimaneggiamenti. Se non avete mai provato non avete idea di quanto sia efficace, anche (ma non solo) per individuare refusi e ripetizioni.

Credo di avere elencato gran parte delle mie strategie di supporto, tra questo post e il precedente. Spero che qualche suggerimento possa esservi utile.

Pratiche utili e consigli tecnici sono ciò che trovate anche nel mio manuale Nel cuore della storia. Se volete saperne di più, potete passare a dare un’occhiata alla pagina dedicata del blog.

Non aspettatevi dal libro scoperte epocali; nemmeno negli altri manuali ne troverete, in linea di massima. Tutto è già stato scoperto e divulgato da tempo, salvo ciò che deve restare al suo posto, nella penombra che si addice al mistero e all’inafferrabile. Le informazioni, però, sono esposte a mio modo, vale a dire senza lungaggini e inutili complicazioni, e ci ho aggiunto la mia esperienza. Ne è venuto fuori un manuale completo e per niente pedante, anche se non sono del tutto obiettiva, temo…

Utilizzate anche voi qualcuno degli strumenti che ho nominato, oppure ne usate altri?

BOLLETTINO DELLO SCRITTORE
La Nuova Storia si è finalmente avviata, anche se in questi giorni è rallentata dalla trascrizione delle mie nuove conversazioni con Amela (parlo della sua biografia QUI).

BOLLETTINO DEL LETTORE
Periodo grasso! Ho cinque libri in lettura, con il tavolino accanto alla poltrona a rischio di crollo. Sono Il Milione di Marco Polo, The Sound of Paper di Julia Cameron, Entering the Castle di Caroline Myss, All the Pretty Horses di Cormac McCarthy e An Echo in the Bone di Diana Gabaldon. Pesco l’uno o l’altro a seconda delle energie disponibili e del momento della giornata. In particolare alterno McCarthy e la Gabaldon, perché la durezza del primo – mi viene da definirla così – risulta compensata dalla ricchezza emotiva della seconda, così posso apprezzarli entrambi senza farmi mancare niente.

23 commenti

  • Marco

    Cormac McCarthy! Il grande! Bene.
    Io leggo ad alta voce. E ovviamente mi stampo i capitoli e me li rileggo con l’aiuto di una riga (per non saltare a quella successiva e impormi quindi un andamento più “lento”.
    Sì, ho usato anche delle foto per il mio romanzo; per i racconti non l’ho mai fatto.

  • Maria Teresa Steri

    Leggevo il primo punto e pensavo: ecco perché sono così lenta! In effetti so di sbagliare, ma non riesco a fare diversamente. Ci provo a scrivere la prima stesura tutta d’un fiato, senza preoccuparmi di correggere, ma poi vengono fuori mille modifiche strada facendo. E tutto a cascata, come dici tu. Direi che ormai questa pessima abitudine si è cristallizzata e non saprei come venirne fuori. Per il resto, più che d’accordo. Il casting però non l’ho mai fatto. Magari è anche questa una buona idea. Di solito i personaggi sono tutti nella mia testa e scorrazzano lì con le loro belle o brutte facce

    • Grazia

      Ho provato anch’io a fare una prima stesura di getto, e in effetti ho impiegato meno tempo; la revisione non è stata più impegnativa per questo. Però mi sembra assurdo buttare giù le frasi sentendo che non mi piacciono, è quasi un controsenso; perciò ho trovato un compromesso.

  • MikiMoz

    Mi è piaciuta molto la questione del casting, sai?
    Quando scrivo le mie storie ho però solo in mente la figura dei personaggi (sì, spesso sono persone vere, o un mix di persone vere).
    Ecco, come fare se sono un mix, a trovare una immagine?

    Moz-

    • Grazia

      @Mikimoz – A me succede di avere in mente un viso che mi sembra chiaro, ma se vado a descriverlo mi accorgo che in realtà non lo è. Allora vado a cercare facce in rete, inserendo la caratteristica che mi serve (“uomo sfregiato”, “ragazza tatuata”), e trovo sempre una foto che si adatta bene alla mia vaga idea. Chissà se può funzionare anche per te.

  • Giulia Mancini

    Io faccio molte revisioni in corso d’opera, soprattutto perché scrivo prevalentemente nel week end e, per riprendere il filo, ho bisogno di rileggere l’ultimo capitolo scritto, così se trovo dei refusi o delle incongruità correggo subito. In certi casi però, se le idee scorrono veloci nella mia testa, scrivo di getto e vado avanti senza curarmi degli errori, anche perché se mi becca l’ispirazione non voglio rischiare di perderla. Altro metodo che uso è la lettura ad alta voce, alterno la mia alla funzione di word. Comunque quando ho finito il romanzo faccio una prima revisione subito, poi lo lascio decantare un paio di mesi, un anno per me sarebbe troppo, anche se per una storia è capitato, ma senza una reale progrannazione. Il casting non sempre lo faccio, ma per certi personaggi a forza di immaginarli mi viene spontaneo ogni tanto stile “illuminazione” e mi dico “ecco a chi somiglia il mio personaggio!”, ammetto che, quando accade, mi viene più facile poi descriverli nel contesto del romanzo.

    • Grazia

      @Giulia – Giusto, la funzione voce di Word! Quella non l’ho mai usata, magari vale la pena di provare. Per le correzioni, secondo me si riesce, con l’esperienza, a trovare un equilibrio personale. Tanto vale sempre il principio: purché funzioni…

  • Barbara

    Il mio romanzetto è fermo là, dall’ultimo nanowrimo, dove almeno l’ho messo al sicuro tutto in digitale. Mi sono trovata bene con il mio storyboard (tre fogli A3 agganciati) e i post-it di ogni scena. In effetti dà il colpo d’occhio di come cresce la trama. Spero di poterlo riprendere in mano in futuro, per ora resisto col blog e i racconti.

    • Grazia

      @Barbara – Con i post-it o le schede si hanno dei buoni risultati. Il nanowrimo è stata una bella impresa; chissà quando ti verrà voglia di riprendere in mano la storia.

  • Tenar

    Mi piace sempre moltissimo leggere di metodi di scrittura. Mi ha colpito molto il tuo dei post-it. Una cara amica ha un quaderno su cui annota tutto, poi con evidenziatori diversi stabilisce cosa raccontare prima o dopo. Io non ho nessun metodo di questo tipo, mi sento sempre schiava delle mie storie. Non scelgo le foto, a meno di non dover controllare cose molto particolari, ad esempio come sta un tale personaggio con un tale abito, i personaggi arrivano da me, se proprio sono fortunata mi dicono “assomiglio a tizio”. Hanno un aspetto, un nome e una storia. E mi obbligato a scrivere. Come vogliono loro. Fine del metodo. Sig.

    • Grazia

      @Antonella – Mi sembra un ottimo metodo, se i tuoi personaggi sono così gentili da presentarsi già bell’e fatti! I miei iniziano a camminare più nebulosi, poi si fanno più decisi strada facendo. Saperli ascoltare è importante.

  • Elizabeth Sunday

    Bellissima l’idea del casting, la faccio mia! In realtà sto scrivendo il libro sulle mie avventure in giro per l’Asia nel 2012, ma i lineamenti di tanti visi li ho dimenticati per cui farò anch’io una collezione di foto per coloro dei quali non ricordo i tratti. Grazie!

  • Daniele Imperi

    Correggere senz’altro dopo, in revisione. Ma dipende da cosa vuoi correggere. Una riletta al capitolo e qualche piccola correzione ci sta.
    Le schede riassuntive le sto usando per i capitoli.
    Il casting anche, ho scelto degli attori che potrebbero impersonare i miei personaggi e credo che possa funzionare, perché riesco a immedesimarmi nei personaggi.
    Sì alla stampa, no alla lettura a voce alta. Non so davvero leggere ad alta voce.

    • Grazia

      Proprio a quello scopo sono utili le foto: aiutano l’immedesimazione. Ho l’impressione che tu sia passato a una nuova fase per quanto riguarda la scrittura. Sbaglio?

  • Cristina

    Di solito quando scrivo non mi preoccupo troppo della correzione, perché ho sempre la sensazione che mi rallenti molto. Però magari prendo nota su un altro foglio di alcune questioni che al momento mi attraversano la mente, anche se in modo subliminale! Il metodo dei post-it ricorda la mia mappatura, su cui ti ho risposto ora nel post precedente. A differenza tua, il mio elenco o mappatura finale mi porta via tantissimo tempo, anche in considerazione della dimensione degli ultimi romanzi. Però è utilissimo, direi indispensabile. Con la mappatura mi sono accorta di tante cose che zoppicano, controllo il ritmo delle scene, l’incastro, i personaggi, gli equilibri nelle lunghezze delle parti… Il mio casting, invece, è spesso mentale, anche perché per alcuni personaggi non riesco a trovare un corrispettivo degno. Anche le mie attese pre-revisione sono lunghissime, durano anni. Come te, magari mi dedico a un altro romanzo. Concordo sulla stampa del testo: è impossibile correggere un romanzo a video, non fosse altro che per i refusi (e anche così ce ne sono alcuni di talmente insidiosi che sfuggono a letture su carta di più persone). Anche ai miei beta-reader fornisco un testo stampato, lavorano molto meglio e possono fare delle annotazioni a lato. Ho scoperto di recente la lettura a voce alta, come nelle migliori tradizioni orali del passato!

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