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Scrittura,  Vita da scrittori (e non)

Le scelte dello scrittore

Sono tante, non tutte riuscite. Quali non ripeterei?

Il mio saluto a tutti voi! Dopo una settimana di assenza, che mi è servita a ricreare una simil-normalità dopo il ritorno a casa di mia madre dall’ospedale (ne parlavo QUI), eccomi di ritorno. A tutte le persone che sono tanto gentili da domandarsi come stia la mamma, posso dire che sono contenta della sua progressiva ripresa. All’apparenza in ospedale ti curano, ma è meglio che tu sia un paziente vispo, o rischi di morire d’inedia, senza parenti a verificare che tu ti nutra e ti idrati a dovere. Da tenere presente, quando si parla di tagli nelle spese per la sanità.   

Dopo tanti giorni di sole, con l’aria satura dei profumi dei fiori di sambuco e di acacia, oltre che di pollini di ogni genere, finalmente piove. Sta succedendo così di rado che, quando sentiamo tuonare, in famiglia ci guardiamo esterrefatti, neanche fosse il rombo irato di una qualche creatura mitologica. E qualcuno dubita ancora dei cambiamenti climatici!

Ma arriviamo all’argomento di oggi. Quando si inizia a scrivere, si hanno idee abbastanza vaghe sul funzionamento non solo del mondo dell’editoria, ma anche di se stessi come autori e della routine di scrittura. Uso il termine routine nel suo senso migliore: non una fredda procedura, ma un modo per addestrarsi alla costanza, che secondo me è la dote principale di chi scrive, quella che gli permette di imparare a “fare uscire” la storia nel modo più naturale possibile.

Con le idee vaghe dell’autore alle prime armi, è facile commettere errori. Anche quelli servono, e del resto non causano problemi gravi. Ciò non toglie che, guardando indietro, io trovi anche scelte che non rifarei, o modificherei in qualche modo. Ve ne racconto alcune.

Le scelte dello scrittore non sono sempre facili...
Foto di Free-Photos da Pixabay

Non avrei fretta di propormi agli editori.

Quando ho iniziato a scrivere, ero entusiasta delle mie storie (lo sono ancora, a dire il vero). Era un po’ come scoprire di avere poteri magici, o assistere ogni volta a un piccolo miracolo. Può sembrare eccessivo, ma davvero a me faceva questo effetto, e lo fa tuttora, sebbene il suo ripetersi nel tempo mi faccia reagire in modo più tranquillo.

L’entusiasmo mi spinse a chiedere molto presto il parere di un gruppo di lettori in rete, che fu davvero lusinghiero. Di conseguenza mi sembrò logico propormi agli editori senza ulteriori attese. Devo dire che avevo per natura un approccio professionale, ancora prima di leggere manuali: studio dei personaggi, pagine su pagine di progettazione della storia, revisione accurata, lettura ad alta voce… fu un piacere ritrovare le stesse fasi nelle parole dei maestri di scrittura creativa.

Questo spiega perché quei primi romanzi fantasy, che non hanno mai visto la luce della pubblicazione, siano comunque leggibili con piacere ancora oggi, e non mi facciano vergognare con me stessa di averli scritti. La mia visione della scrittura, però, era parziale e distorta: non avevo idea di quanto fosse esigente (e altro) il mercato editoriale, né mi era chiaro che continuando a scrivere sarei migliorata, qualunque fosse il mio punto di partenza.

Questo procedere a passo spedito, almeno all’apparenza, verso una teorica pubblicazione si è rivelato più un danno che un vantaggio. Le mie aspettative si erano inevitabilmente alzate, cosa che ha reso i rifiuti ‒ parecchi, perché non avevo lesinato sui tentativi ‒ più pesanti da metabolizzare, in un momento in cui avrei dovuto semplicemente continuare il mio quieto apprendistato. Morale: è vero che le speranze sono un carburante potente, ma è meglio volare bassi e rimboccarsi le maniche.

Non farei tradurre in inglese Cercando Goran (ma non è proprio vero).

In realtà sono felice di averlo fatto tradurre, perché così ho avuto la possibilità di conoscere la mia traduttrice, Juliet Bates – una persona davvero speciale, non solo per la qualità del suo lavoro. Sotto ogni altro aspetto, la traduzione in lingua inglese è stata e resta un buco nell’acqua, nonostante io abbia tentato e tenti tuttora di spingerlo sui vari mercati anglofoni, anche con inserzioni pubblicitarie. Forse servirebbe un investimento più consistente, ma non intendo trasformare la scrittura in una spesa che gravi sul bilancio familiare.

Non sprecherei tempo nei circoli di neo-autori a fini autopromozionali.

Non fraintendetemi: trovare compagni di viaggio è motivante, piacevole, utile. Si creano amicizie che a volte durano nel tempo. Per esempio il periodo in cui ho frequentato il forum delle Edizioni XII è stato un tempo vivo e fertile, che mi ha dato un senso di appartenenza alla comunità degli appassionati di scrittura e mi ha aiutata a progredire sotto molti aspetti. Qui, però, esisteva un mio reale interesse a partecipare; investivo volentieri ore del mio tempo per condividere le esperienze con gli altri.

Infiltrarsi in ogni gruppo legato alla lettura su Facebook o su Goodreads, invece, solo per postare una volta ogni tanto le proprie copertine e notizie, secondo me è tempo perso. Senza una motivazione vera, niente si fa con gusto e niente funziona. Entrambe le cose, già, perché vanno insieme. Non solo in questi casi non c’è reale condivisione, ma ci si trova a sgomitare con tutte le altre migliaia di neo-scrittori iscritti alle stesse migliaia di gruppi, come girini troppo fitti in uno stagno. Diventa una pantomima, cui io stessa ho partecipato e a volte partecipo ancora, solo per non lasciare niente di intentato, ma credetemi: con queste modalità, è inutile.

Diverso è, per esempio, cercare blogger cui proporre i propri libri in lettura per una recensione o una segnalazione. In questi casi c’è una richiesta, c’è un accordo. Se i risultati possono essere scarsi o nulli, almeno è un modo di muoversi sensato e rispettoso nei confronti degli altri.

Non mi creerei simboli e tappe.

Il tentativo di dare una logica al nostro percorso come autori è molto umano, ma non ha presa sulla realtà. Bisogna festeggiare le gioie e ammortizzare le delusioni, senza creare simboli senza senso. Per fare un esempio, io ero convinta che arrivare a essere rappresentata da un agente che lavorava con editori importanti fosse un passo decisivo; invece non ne è nato niente. Quelle che ora considero reali occasioni, invece, si sono presentate più o meno da sole, senza che io le spingessi o le tirassi come si fa con una mucca alla cavezza. Mentre continuavo a scrivere, naturalmente, sennò dubito che sarebbero arrivate!        

Non scriverei generi diversi… oppure sì?

Scrivere di tutto – racconti, romanzi per varie fasce d’età, un manuale di scrittura creativa – rende più difficile crearsi un pubblico definito. È davvero inutile, allora, o persino dannoso? Io non lo credo. In fondo ho scritto ciò che desideravo scrivere, ed è stato comunque esercizio, nel senso più nobile del termine. Dal punto di vista dei risultati e della gestione del tempo, però, forse sarebbe stato più vantaggioso investire in un pubblico soltanto.

Queste sono soltanto alcune delle scelte che metto in discussione con il senno di poi. Se però potessi tornare indietro, rimessa nella stessa situazione e con le stesse conoscenze – la stessa ignoranza, piuttosto – di allora, mi comporterei allo stesso modo. Questo significa che si tratta di errori in buona fede, in gran parte inevitabili.

Prima di chiudere, vi rubo un attimo per presentarvi – ta-dan! – la nuova copertina di Veronica c’è.

No, non ho deciso di rimuginare in eterno su ciò che ho già pubblicato; piuttosto è vero il contrario, con tre lavori in corso, e un quarto che sembra fare capolino.

Sì, so che molte persone trovavano gradevole la copertina precedente (Cristina Rossi l’ha inserita tra le copertine più belle dei libri di narrativa, in questo suo articolo). Anche a me quella copertina sembra tuttora carina, a parte alcuni dettagli.

Ho deciso di tentare comunque questo cambiamento, che corrisponde anche a modifiche nella descrizione del libro su Amazon e nelle relative categorie. Il risultato mi piace. Spero che piaccia anche a voi e attiri maggiormente i lettori, perché quella di Veronica è una bella storia, secondo me. Ah, già, lo devono dire i lettori… ;)            

Tornando all’argomento del post, cosa mi dite di voi?
C’è qualche scelta che evitereste, potendo tornare indietro?

Continua a cercare.
Potresti trovare ciò che cerchi… oppure qualcosa di più importante.

Veronica è sulle tracce del padre che a lungo ha creduto morto.
Alex non riesce a liberarsi dal marchio di un passato difficile.
Il caso li fa incontrare, il pericolo li unisce.

Veronica ha sempre avuto una vita difficile per i problemi di dipendenza di sua madre. Quando scopre che sta per seguirla in una comunità di recupero e si vedrà di nuovo sconvolta la vita, decide di fuggire per cercare il padre che non ha mai conosciuto. L’incontro con Alex e i suoi amici rende l’impresa un’avventura condivisa. Veronica però non sa di avere con sé un oggetto che qualcuno vuole recuperare a ogni costo. Mentre la situazione si fa sempre più pericolosa, il sogno di Veronica si confronta con la realtà e la pone di fronte a scelte che daranno una svolta alla sua vita… o le faranno perdere tutto.

24 commenti

  • Ariano Geta

    In questo momento direi: non avrei già sparato tutte le cartucce e mi sarei conservato un manoscritto per partecipare al concorso di Amazon, cosa che invece non potrò fare

    • Grazia

      Sapevi già dell’esistenza del concorso ma hai sparato, oppure ti ha preso di sorpresa? Io avevo un romanzo che aspettava soltanto la revisione finale, e penso di tentare con quello. Comunque vada, sarà l’occasione per farlo uscire. In ogni caso il concorso tornerà sicuramente il prossimo anno. Figurati se lo iniziano senza farlo diventare un appuntamento fisso.

      • Ariano Geta

        Nel senso che negli anni scorsi ho pubblicato un po’ tutto quel che avevo scritto nel corso di tre decenni, il concorso è arrivato dopo, e ora non ho più manoscritti da editare… E oltre tutto non mi sento neppure motivato a scrivere qualcosa di nuovo per tentare la partecipazione (so per esperienza che devo scrivere quando mi nasce da dentro, quando ho la necessità di dire qualcosa… se provo a scrivere senza questo stato d’animo, riesco solo a iniziare narrazioni incerte che si arenano e restano incompiute).

  • Ferruccio

    Non perderei tempo con forum e concorsi e probabilmente tornando indietro sarei ancora più selettivo con il blog, per il resto sono contento delle scelto che ho fatto

    • Grazia

      Credo sia importante. Io trovo scelte da modificare a ragion veduta, se ci penso, ma l’impressione complessiva è che amo il mio percorso, senza “se” e senza “ma”.

  • Elena ferro

    Magnifiche le nuove copertine, brava! Avevo già visto quella di Cercando Goran, quella di Veronica c’è ha una prospettiva che mi piace moltissimo. Trovo molto utili le tue riflessioni sul cosa non farei e condivido tutto l’elenco. Per me è particolarmente significativa la prima, riguardo la fretta nel pubblicare. Mi è capitato qualcosa di simile con il primo romanzo, ora sono davvero in un altro mood. Con calma propongo e aspetto l’occasione giusta. Anche evitare di disperdere risorse finanziarie in rivoli che non portano da nessuna parte è saggio. Insomma, un post utile a ciascuno di noi, grazie.
    Anche la giusta selezione dei concorsi cui partecipare non è una cattiva idea…

  • Giulia Mancini

    La nuova copertina di Veronica c’è mi piace molto, era carina anche l’altra ma questa è molto più intrigante e, secondo me, invoglia all’acquisto. Anche la nuova sinossi è più intrigante. Ottima scelta. Per il mio passato ci sono errori ingenui che ho fatto per inesperienza, tipo mandare il mio primo romanzo ad alcune case editrici ma senza una giusta presentazione (e poi andava davvero revisionato), tuttavia dagli errori si impara tanto e io ho imparato molto proprio continuando a scrivere. Insomma se l’appetito vien mangiando, la creatività viene scrivendo…questa frase potrei scriverla nel mio prossimo post!

    • Grazia

      Sarebbe davvero adatta come motto per tutti, non solo per chi scrive. Sono contenta che apprezzi la copertina di Veronica c’è; anch’io la penso allo stesso modo. Poi che il romanzo si avvii o meno dipende da tanti fattori, però mi sento meglio quando sono convinta di avere fatto il possibile.

  • Daniele Imperi

    La traduzione inglese mi tenta, magari di un racconto da inviare a una rivista, ma sarà una bella spesa e non hai garanzie che verrà pubblicato, quindi lascio perdere.

    Ma dai, anche tu stavi nel forum di Edizioni XII? Non ci siamo mai beccati.

    Sui vari generi siamo d’accordo. Non mi piace fissarmi sono su un tipo di scrittura, e pazienza se non avrò lo stesso pubblico di lettori per tutto ciò che scriverò.

    • Grazia

      Credo che ci siamo incontrati sul forum, mi sembra di ricordarti. Forse ti dice qualcosa il nickname tar-alima? Ho continuato a frequentare il forum fino a quando hanno chiuso, quindi si parla di circa 13-14 anni fa.

  • Sandra

    Hai fatto un’analisi molto lucida sul tuo percorso, ogni tanto tocca davvero fermarsi e dire “ok, adesso, sono sul punto giusto?” E capire dagli errori passati, credo che nessuno sia esente. Il mio errore più grosso è stato proporre il mio secondo romanzo a un editore che si è rivelato il contrario di come era sembrato, tant’è vero che la revisione con lui è stata un massacro e tutto ciò che è venuto dopo un incubo. Per il resto no, sono soddisfatta perché nonostante non sia l’unico neo in 10 anni, le altre esperienze negative hanno stranamente portato tutte a qualcosa di molto buono e inaspettato, quindi hanno un senso viste in un panorama più ampio.
    Felice per tua mamma, ti sento comunque nonostante il periodo, bella carica.

    • Grazia

      Mi sento carica davvero, nonostante il momento un po’ caotico, e forse anche grazie a esso. Hai ragione sulle esperienze negative: alcune lasciano dentro la rabbia di non avere capito quando si sarebbe potuto capire, ma molte altre diventano parte integrante del percorso, perché sono state utili ad arrivare a un oggi che piace.

  • Barbara

    Qualche scelta che eviterei? Non lo so, per ora ascolto i consigli di chi ha più esperienza di me, compresi i tuoi, e quindi ci vado moooooolto cauta. Quindi, non mi affretto all’idea di pubblicare ma cerco di migliorare nella scrittura. Forse non rifarei un paio di concorsi, ma anche quelli andati male ti aiutano a migliorare i tentativi successivi. Forse perché non ho grandi aspettative se non quella di divertirmi, quel che arriva mi entusiasma e mi sorprende lo stesso, anche se per altri può sembrare poca cosa.
    Bella la nuova copertina di Veronica c’è, direi più adulta, più seriosa, che non esclude però un pubblico giovane. Non so perché, ma mi ricorda le copertine dei romanzi che si leggono a scuola, in classe (o per lo meno si faceva nella mia era geologica…)

    • Grazia

      Ah, questo è curioso! I miei libri di scuola proprio non avevano niente in comune con la cover di Veronica, perciò devo pensare… ehm… che parliamo di epoche diverse.

  • Maria Teresa Steri

    Ottima la nuova copertina di Veronica! Hai fatto bene a cambiare, non perché non fosse carina la precedente, ma questa cattura molto di più l’attenzione.
    Gli errori… eh ogni tanto un’analisi viene spontaneo farla. Con il senno di poi uno farebbe cose diverse, ma è pure vero che gli sbagli e le interpretazioni sbagliate fanno parte di un percorso, nel bene o nel male. Per quanto mi riguarda, condivido il tuo primo punto, anche io avrei meno fretta di vedere il mio lavoro pubblicato da un editore. E anche delle perdite di tempo farei volentieri a meno. Non ho mai partecipato a forum, ma ne so molto di tempo speso in modo inutile per iniziative senza futuro e persone che poi sono sparite. Con il tempo si capiscono tante cose, questa è la cosa davvero importante.

    • Grazia

      Credo che sia così anche per me: imparare a capire cosa vale e cosa no, nelle cose come nelle persone. Soprattutto – ma qui parlo per me – evitare di innamorarmi di qualcosa/qualcuno e proiettarci sopra aspettative e sentimenti che nascono solo dalla mia testa, non dalla realtà. Ho imparato a riconoscere quelli che sono i miei “viaggi”, e cerco di mantenere i piedi per terra. Anche perché amare persone e cose per quello che in realtà NON sono è una mancanza di rispetto nei loro confronti.

  • Marina

    Io, alla fine, ho fatto poco, non ho un percorso da rivalutare, dunque cose che non farei più, tornando indietro no… o forse sì: quelle ingenuità che si commettono quando ancora non si ha esperienza e tante cose non sono chiare. Quando mi hanno pubblicato il romanzo, ho cominciato a scrivere lettere a radio, a giornalisti, cose imbarazzanti, che a ripensarci mi fanno arrossire. Non conoscevo bene i meccanismi delle buone presentazioni a scopo promozionale e mi sono esposta come non si dovrebbe mai fare. Quelle cose tipo: “Spett.le redazione, mi chiamo Marina Guarneri… Scrivo fin da quando ero piccola… ecc.ecc.” 🤦🏻‍♀️

    P.s. Sono molto contenta che tua madre stia bene.

    • Grazia

      Mado’, non farmici pensare! Certi discorsi, certe idee, adesso mi fanno proprio sorridere (parlo dei miei, naturalmente). Del resto quando non ci sei, non ci sei; non c’è niente da fare.

  • Cristina

    Bellissime le copertine, anche se come hai giustamente scritto quella di “Veronica c’è” mi piaceva molto anche prima. “Cercando Goran” è davvero intrigante ora, sai che mi ricorda un romanzo di Stephen King, inquietante al punto giusto?
    Per quanto riguarda i tuoi punti sono tutti condivisibili, in un modo o nell’altro ho fatto il tuo stesso percorso anche se in tempi diversi. Comunque io ho sempre la sensazione di essere nel momento sbagliato col libro sbagliato!
    Non ho mai partecipato a forum o fatto molta autopromozione, d’istinto i forum di scrittori non mi piacciono e li trovo controproducenti in termini di dispendio energetico e di tempo (che non ho). Ne hai fatto un ritratto molto fedele. Però in generale devo aggiungere che avverto molta stima e affetto nei miei riguardi.
    Tra gli errori che non rifarei c’è quello di pubblicare con un piccolo editore che non ti segue sotto nessun aspetto, e di non agitarmi tanto se le cose non vanno per il verso giusto.

    • Grazia

      La questione del piccolo editore non l’ho citata, ma vale anche per me. In un certo senso gli sono grata per avermi “accettata” quando il manuale di scrittura era ancora soltanto un’idea nella mia testa. L’incoraggiamento, in quel momento, mi ha fatto bene. L’esperienza positiva, però, è finita lì, probabilmente anche per l’editore. Ora penso che se non c’è l’intenzione, o non ci sono i fondi, per promozione di nessun tipo, per l’autore è meglio camminare da solo.

  • Nick Parisi

    Cosa mi hai ricordato!
    Le Edizioni XII, ero stato un loro lettore, conoscevo molte delle persone coinvolte come Raffaele Serafini o Matteo Poropat. Mi è parecchio dispiaciuto quando hanno chiuso. Però conservo con piacere i loro libri. Eredità migliore non potevano lasciarla.

    • Grazia

      Il forum delle Edizioni XII è stato ottimo. Ricordo anche Daniele Bonfanti, e un paio di altre persone di cui non ricordo i nomi. Anche a me è dispiaciuto quando hanno chiuso. Ho frequentato anche il forum della Delos e un paio di altri, ma quello della XII mi è rimasto più impresso, forse anche perché era il primo che ho conosciuto iniziando a scrivere.

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