Scrittura,  Vita da scrittori (e non)

Scrittura creativa: il corpo del personaggio

Già, il personaggio si muove. Anche con questo caldo…

Fa così caldo anche da voi? Io non ci sono più abituata. Della mia infanzia a Bologna ho dei ricordi terrificanti di notti estive passate a cercare sulle lenzuola un centimetro quadrato fresco, rigirando invano il cuscino allo stesso scopo. Altro che corpo del personaggio, pensavo al mio! Le finestre erano tutte spalancate in casa, con le tapparelle alzate per permettere a qualunque refolo di vento di “fare corrente”, come si diceva e come dico tuttora, benché non sia italiano corretto (almeno credo).

Si doveva sopravvivere fino al mitico Ferragosto, che segnava la fine della calura e l’inizio delle prime piogge rinfrescanti, che ci traghettavano verso la fine dell’estate e l’inizio dell’anno scolastico. Io lo vedevo sempre avvicinarsi con piacere, dopo l’impacco di noia che mi facevo nei due mesi di mare a Cervia. Che ingrata, vero? Adesso so che fare vacanze così lunghe era un privilegio, ma non lo percepivo come tale quando non avevo scelta, e passavo il mio tempo a sperare che piovesse perché lo stile di vita marino tradizionale andasse a rotoli. Poi ogni certezza sull’andamento delle stagioni è andata a ramengo, e buonanotte.     

Quando mi sono trasferita sulle colline del bolognese, le notti suderecce in bianco le ho dimenticate. Il passo successivo è stato venire a vivere in Friuli, dove un bell’acquazzone ogni due o tre giorni non si nega a nessuno e l’aria, grazie alle vicine montagne, è quasi sempre fresca e mossa.

Quasi sempre, appunto. In questi giorni la porta che dà sul giardino sembra lo sportello del forno acceso. Maya, che ha i suoi anni, si trascina al mio fianco durante le passeggiate, lanciandomi sguardi supplici e vagamente accusatori: non sarà colpa mia se fa così caldo? Si sa che i “padroni” sono onnipotenti… Approfitto del fatto che mi alzo presto la mattina – in questo periodo sono le sei e mezzo, di solito – per portarla fuori quando è ancora fresco, ma… non è ancora fresco, perché non è mai stato fresco, nemmeno la notte.

Tutte queste lamentele, voglio dirlo, sono per tre giorni di caldo intenso. Prima è piovuto quasi tutti i giorni. Dovrei decisamente tacere, o almeno abbordare l’argomento del post di oggi, senza perdermi in ciance.

“Canne al vento”, olio a spatola su tela di Carla Colombo
“Canne al vento”, olio a spatola su tela di Carla Colombo.

Il personaggio si muove, dicevo. Si muove perché vive, perché agisce. Se non agisce, cosa ci sta a fare nella storia? Non ha molto di interessante un personaggio che si limita a sopportare – di solito malamente – ciò che gli accade, fino a quando il caso fa girare la ruota dalla parte giusta e gli risolve i problemi. Poi ci sono autori che scrivono romanzi immortali su personaggi che stanno immobili a rimuginare, ma lascio a voi provare a eguagliarli. Io non lo saprei fare, e forse nemmeno lo vorrei, perché non sono i personaggi che mi piace trovare nei libri che leggo. Come minimo, sarà bene che le storie che scrivo piacciano a me!

Il fatto che il personaggio si muova non implica necessariamente che noi, come autori, diamo ai suoi movimenti l’attenzione che meritano. Eppure il modo di muoversi del personaggio è fondamentale nel legame che si vuole creare con il lettore. Possiamo entrare nella sua testa e leggere uno a uno i suoi pensieri, possiamo ascoltarlo mentre parla e straparla ed espone tutte le sue opinioni e i suoi sentimenti, ma ancora non avremo dato al lettore la possibilità di percepirlo come una persona in carne e ossa.

La fisicità del personaggio, quindi, è fondamentale, e non può limitarsi a quattro dati forniti all’immaginazione del lettore: altezza, corporatura, colore di occhi e capelli, età… non è una carta d’identità! Come si muove, il personaggio? Cosa comunica nel farlo? Gesticola mentre parla? C’è armonia nei suoi gesti o ci lascia la sensazione di contrasti irrisolti? Ha gesti tipici o veri tic? E anche, quali parti del corpo muove di più, e in che modo?

È quasi inevitabile essere influenzati, nel descrivere la fisicità dei personaggi, dal proprio modo di viverla. Si cade facilmente nei tormentoni, a torto o a ragione. Per esempio mi riconosco colpevole di dare grande rilevanza a occhi e sguardi, come diceva anche Maria Teresa Steri qualche tempo fa sul suo blog Anima di Carta, ma non me ne pento: gli occhi comunicano qualcosa di fondamentale, che non traspare altrove.

Amela, la ragazza di cui sto scrivendo la biografia (ne parlo QUI), si esprime spesso in questi termini sulle persone: “ha una bella luce negli occhi”, oppure “quando l’ho rivisto la luce nei suoi occhi si era spenta”. Succede a tutti di avere queste impressioni immediate; non sempre sono azzeccate, ma importanti lo sono, e non poco. Perciò non potrei ridurre di molto la presenza di occhi e sguardi nei miei romanzi senza tradire quello che per me è un dettaglio essenziale.

Anche il resto del viso fa la sua parte. La fronte corrugata di fronte a qualcosa di sgradito o poco comprensibile, il sopracciglio che si alza a preparare una critica, sono dei classici. Esistono molti modi di sorridere, ma la bocca sa esprimere anche emozioni negative, come succede quando le labbra si stringono fino a diventare due sottili linee. Persino il naso ha qualcosa da dire, a volte, mentre le orecchie, nella nostra specie, esprimono ben poco verso l’esterno, per quanto siano fondamentali nel farci pervenire informazioni.

Anche la testa ne dice, di cose: china per vergogna o riflessione, con il mento sul petto quando tutto è perduto, il viso al cielo quando il personaggio chiede aiuto o cerca di raccogliere le proprie energie interiori per affrontare un momento difficile. E la schiena, le spalle? Si incurvano sotto il peso della sofferenza o dell’imbarazzo, si raddrizzano per orgoglio o per reazione a qualcosa che ferisce. Considerata la scarsa mobilità a loro disposizione, non se la cavano male.

Le mani sono fondamentali nell’accompagnare le parole – in particolare se il personaggio è italiano! – ma rivelano anche molto dello stato psicologico del personaggio. Accarezzano le idee, si stringono e si tormentano quando l’animo è inquieto, restano immobili quando qualcosa frena l’espressione dei sentimenti, stringono la testa nei momenti di dubbio; le dita tamburellano a segnalare nervosismo, si spingono a sistemare capelli o abiti in caso di disagio, vanno alla bocca quando il personaggio ha l’abitudine di mangiarsi le unghie. I gesti possibili, che spesso coinvolgono anche le braccia, sono davvero tanti.

Le gambe esprimono qualcosa? Immagino di sì, ma certo i miei personaggi è come se non le avessero. Sono una base che permette loro di muoversi, diciamo, salvo diventare un problema quando c’è qualche infortunio. Nessuno dei miei personaggi ha mai parlato a calci, finora; e se le donne possono anche accavallare le gambe in modo seducente, non le ho mai prese in considerazione, chissà perché.

Sedersi a gambe incrociate, in particolare quando la situazione sociale non lo prevede, può avere un significato preciso; piazzarsi in piedi a gambe divaricate davanti a una persona dimostra un atteggiamento battagliero. I piedi possono essere usati per dimostrare come un personaggio sia fuori dalle righe, per esempio se l’autore glieli fa mettere sul cruscotto dell’auto durante un viaggio, o direttamente fuori dal finestrino. Il fatto di camminare scalzi può indicare un rapporto stretto con la natura, oppure una ribellione ai comportamenti più formali.

Per chi vuole approfondire: sul blog ho pubblicato diversi articoli sui possibili modi di usare il corpo per esprimere emozione.
Emozioni al microscopio: la rabbia
Emozioni al microscopio: la felicità
Emozioni al microscopio: il dubbio
Emozioni al microscopio: la paura
Emozioni al microscopio: lo stupore
Emozioni al microscopio: vergogna e imbarazzo
Emozioni al microscopio: la depressione (non è un’emozione, ma meritava l’inserimento)

Questi sono soltanto alcuni esempi di come il personaggio si esprima attraverso il corpo e delle possibili interpretazioni dei suoi gesti e movimenti, cui sono collegate anche altre caratteristiche importanti, come la cura che il personaggio stesso ha del suo corpo e perché. Se scrivendo si omette questo tipo di dettagli, va perduta una parte fondamentale del personaggio e lo si rende meno vivo e integro di quanto sia giusto.

Purtroppo questo tipo di dettagli non sempre è facile da rendere sulla pagina, per due motivi principali: 1) esistono movimenti davvero complicati da spiegare; 2) i movimenti devono essere comprensibili in poche parole, o perdono di impatto e annoiano all’istante.

Come sempre, non esistono bacchette magiche: possiamo soltanto impegnarci, come autori, a diventare sensibili a questo aspetto e ampliare la gamma dei gesti, imparando a esprimerli in modo efficace. Senza avere paura a scartare quelli che magari ci affascinano di più, ma non sono ben traducibili in parole. Tutto è sostituibile!

Mentre cerchiamo di sopravvivere alla calura, il mio romanzo Tutti gli amori imperfetti muove i suoi primi passi nel mondo. Non credo che sia il momento ideale, visto che questo periodo dell’anno è tradizionalmente dedicato alle ferie e alla stasi più totale, ma la partecipazione ad Amazon Storytelling non mi ha lasciato molta scelta.

Vi auguro quindi buone vacanze, se le fate (io resterò qui, a presidiare la fortezza) con un assaggio del romanzo, cioè la pagina che introduce la storia.

Nella penombra il caldo è soffocante. Il fruscio del canneto contro le pareti di legno del capanno si accende in ondate furiose, che ogni volta si smorzano a un sussurro, fino alla raffica successiva.
Mac si allontana dalla fessura cui si è appostato mille volte negli ultimi giorni, nella speranza di intravedere qualcuno a portata di voce. Senza successo.
Viola, seduta a terra, lo guarda. Intorno agli occhi ha ancora tracce di trucco sciolto.
«Quanto tempo ci resta?»
Mac non risponde. Si porta indietro i capelli umidi con le dita graffiate, si volta verso di lei. Le sue iridi luccicano nere come ali di corvo nel raggio di luce che filtra da una crepa nella prigione.
«Sai cosa ho pensato. Del tempo che ci resta.»
Lei tace.
«C’è una cosa che voglio fare, se devo morire. Se non ho più niente da perdere.»
Si avvicina lentamente a lei, come se i pensieri che ha in testa lo impacciassero. Si inginocchia al suo fianco. Allunga una mano e con la punta di due dita le sfiora la spalla, fa scendere di pochi centimetri la maglietta. Viola rabbrividisce sotto le sue dita.
Mac si lascia scivolare al suo fianco. Ancora i loro corpi non si sfiorano.
«È l’unica cosa importante» sussurra lui. «Capisci?»
Lentamente, lentamente, avvicina il viso a quello di Viola e cerca le sue labbra.  

Copertina del romanzo "Tutti gli amori imperfetti" di Grazia Gironella

Acquistabile su Amazon.it
ebook € 2,99 – cartaceo € 14,56
Gratis con Kindle Unlimited

16 commenti

  • Ariano Geta

    La fisicità del personaggio è una vera sfida per l’autore che non vuole essere banale e non vuole limitarsi a descrivere tipo identikit ogni nuovo personaggio che entra in scena (una volta facevano proprio così).
    È bello leggere che sei riuscita a “fuggire” da una routine che non ti piaceva cambiando anche il luogo in cui vivi. Io mi sono auto-intrappolato nella mia città e probabilmente è stato un male…

    • Grazia

      Ci sono scelte non facili, a volte, e vai a sapere quali sono quelle giuste. Nel mio casi i segnali sono sempre stati chiari, però, tanto da farmi dire: okay, ho capito, vado.

  • Carla Colombo

    Nel tuo “bel scrivere” che acchiappa e che appassiona, hai dato spazio alla mia opera Canne al vento che accompagna in copertina il tuo nuovo romanzo Tutti gli amori imperfetti . Spero che le acque del mio lago e le canne, leggermente sfiorate dal vento, portino a te ed ai tuoi lettori un accenno di frescura. (impossibile vero?)
    Buona estate e buon tutto.
    Carla

    • Grazia

      “Bel scrivere”? Grazie! L’accenno di frescura – non ci crederai – qui è arrivato davvero, in anticipo sulle previsioni. Potenza degli auguri e delle speranze! Auguri per tutto anche a te.

  • Giulia Mancini

    Che bella l’opera “Canne al vento” ha dei colori così vivi e intensi, ottima scelta per la tua copertina.
    Il caldo a Bologna è peggiorato negli ultimi anni, non si respira, la scorsa sera sono andata a fare un giro in centro (pessima idea di una mia amica) mi sembrava di soffocare, invece fuori si sta meglio, sicuramente sui colli ancora di più. Sai che anch’io ogni tanto penso di cambiare città, allontanarmi dalla cappa padana e scendere verso il mare…
    Molto bello l’incipit del romanzo!

    • Grazia

      Felice che ti piaccia! Il clima della Pianura Padana sa essere terribile; e poi devo dire che i contorni di colline e montagne mi fanno bene allo spirito, come forse farebbe il mare per te.

  • Elena

    Non vedo l’ora di leggere il tuo nuovo romanzo, sai quanto ti apprezzi come autrice. Quanto al post, credo che tu faccia bene a farci riflettere sul corpo del personaggio. Molto spesso è proprio ciò che parla senza far rumore di chi egli/ella sia davvero. Anche un gesto rivela molto di più di mille parole e se ben congegnato offre molte informazioni in appena una riga. In fondo, il corpo è la sintesi dello show don’t tell che gli autori anglosassoni e ora anche noi adoriamo e veneriamo provando a realizzarlo.
    Canne al vento, Deledda. Ottima citazione e prefetta per questa caldissima estate. Saluti al Friuli che adoro

    • Grazia

      Grazie di tutto, Elena! Hai ragione, il corpo è davvero il cuore dello show, don’t tell, anche se spesso si pensa ad altri modi di applicarlo. Spero che il romanzo sia all’altezza delle aspettative.

  • Maria Teresa Steri

    Difficile, verissimo. Come hai giustamente detto, sarebbe importante ampliare la gamma dei gesti per trasmettere quelle impressioni che sono invece immediate sullo schermo, grazie al soffermarsi della macchina da presa su un movimento del corpo o un’espressione o anche solo un dettaglio corporeo. A parte gli occhi che sono anche il mio chiodo fisso, mi rendo conto di avere ormai una sorta di collezione di gesti che uso quando scrivo, e questo non va bene. Bisognerebbe sforzarsi di andare oltre, forse di provare a visualizzare la scena, cosa che un tempo facevo ma che ormai tendo a non far più.

    • Grazia

      Quello di cui parli è un rischio sempre presente, che sento anch’io: con il passare del tempo si diventa più disinvolti, ci si sente a casa propria scrivendo, ma capita che il processo diventi più abitudinario e prevedibile. Secondo me cambiare qualche elemento aiuta: tempo, persona, tipo di personaggi, genere, temi eccetera. Mi sento fortunata in quel senso, perché in pratica mi piace tutto, quindi non ho bisogno di fare forzature.

  • Barbara

    Sembra una cosa ovvia e invece… solo leggendo questo post mi sono resa conto che non uso le gambe nemmeno io. Il che però, credimi, da parte mia è strano, dato che sono capace di mettermi nella posizione dell’albero soprappensiero mentre aspetto la pasta che sta cucinando, o qualche volta siedo con le gambe incrociate, ma sopra le sedie. Sento troppo la sedentarietà della scrivania e quindi a volte sono i muscoli stessi che comandano di essere sciolti. Potrebbe capitare anche ad un personaggio? Direi di si. Invece come te mi concentro sugli occhi, sulle smorfie del viso, anche sui gesti delle mani (il tamburellare nervoso sulla tastiera) e non sulle gambe. Potrebbe essere che questo aspetto richieda una revisione a parte?
    Ps. Adesso ho capito perché la copertina è bella… eh cavoli, il dipinto è superlativo!! Ne vorrei uno così, ma a tema scozzese (un po’ più blu e più brullo o più verde scuro).

    • Grazia

      Verrebbe fuori qualcosa di bellissimo… magari si potrebbe aggiungere un cespuglio di cardo fiorito. Una tornata di revisione sui pezzi di corpo mancanti ci starebbe, ma ce ne sono già tante… mi viene male solo a pensarci, ma forse ci proverò con il prossimo libro.

  • Daniele Imperi

    Sono carente nella descrizione dei personaggi, figuriamoci per le loro movenze. Molto raramente li descrivo (capelli, occhi, statura e corporatura, gestualità), ma non per lasciare tutto all’immaginazione del lettore, perché proprio non penso a descriverli fisicamente.
    Nella revisione del romanzo infatti mi appunterò questo: dove possibile (e necessario) inserisci uno straccio di descrizione dei personaggi

    • Grazia

      C’è sempre qualcosa che tende a sfuggirci, a seconda del tipo di persona che siamo. Ho letto romance pieni di dettagli fisici, gestuali, di abbigliamento e di arredamento. Se dovessi scrivere questo tipo di romance, non avrei niente da dire.

    • Grazia

      Mi piacerebbe scrivere un fantasy meraviglioso, ma pare non sia facile… io comunque avevo cominciato proprio così: con una saga fantasy. E’ ancora lì, al caldo nel suo file.

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