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5 parole per un romanzo: Sarà il nostro segreto – Maria Teresa Steri

Si può riassumere l’essenza di un romanzo in cinque parole? Certamente no. La rubrica che inauguro oggi sul blog, però, porta proprio questo titolo: 5 parole per un romanzo. Si tratta di parole scelte dall’autore, significative perché si ripropongono nella storia e creano una sorta di traccia al suo interno, oppure perché rappresentano nodi che l’autore ha dovuto sciogliere per dare alla luce la storia stessa.

Per il varo della rubrica sono felice di avere come ospite Maria Teresa Steri, che ci farà scoprire qualcosa di più sul suo nuovo romanzo Sarà il nostro segreto, pubblicato nel maggio scorso, un thriller ricco di sfumature psicologiche che è riuscito nell’ardua impresa di tenermi sveglia la sera! Perciò complimenti per la tua nuova creatura, e grazie per avere accettato il mio invito, Maria Teresa. Vuoi raccontarci le cinque parole che hai collegato al tuo romanzo?

"Sarà il nostro segreto" è l'ultimo romanzo pubblicato da Maria Teresa Steri.

Prima di tutto ti ringrazio moltissimo per l’ospitalità e per i complimenti. Mi rende davvero felice essere qui e sono onorata di inaugurare la tua nuova rubrica!

Ho scelto le cinque parole che seguono in maniera istintiva. Idealmente riflettono emozioni che il romanzo ha trasmesso in primo luogo a me stessa, mentre lo scrivevo. Ma spero anche che possano racchiudere (pur nei loro limiti) l’essenza della storia e alcuni aspetti principali del romanzo stesso.

Fragilità

La perdita improvvisa del marito Filippo fa piombare Valeria in uno stato di vulnerabilità profonda, in cui tutto sembra ferirla. Una sensibilità estrema che all’inizio è anche fisica, oltre che psicologica, infatti si manifesta sotto forma di debolezza. Inoltre, il lutto in questo caso equivale anche al sentirsi indifesi e senza risorse economiche. La parola fragilità è anche riferita alla caducità delle cose nella vita, a come tutto può cambiare da un momento all’altro, rompendosi in mille pezzi.

Ritrovo in questa parola alcune mie impressioni mentre leggevo. Si avverte molto nella storia l’incapacità di Valeria di elaborare con lucidità il suo lutto e tutti i cambiamenti che sono seguiti. Ammetto che in alcuni momenti avrei voluto scuoterla, dirle “ma non vedi…?”. Eppure proprio questa frustrazione è un segnale di come tu riesca a calare il lettore nella mente turbata della protagonista. Il coinvolgimento non sarebbe stato lo stesso se il personaggio si fosse comportato in modo più equilibrato.

Esatto, hai colto pienamente quello che intendevo. Credo che di fronte a un lutto, cali come una nebbia davanti a noi, sia mentalmente che emotivamente.  La seconda parola è…

Dubbio

Il dubbio fa da filo conduttore all’intero romanzo. Il dubbio che nasce dalle circostanze inspiegabili della morte di Filippo, dubbio per gli atteggiamenti ambigui della famiglia Tomei e per i segreti che avvolgono alcune circostanze del passato. Dubbio per quanto emerge sulla vita di Filippo, che in un primo momento fa pensare a Valeria di non averlo conosciuto davvero. E ancora, sospetto sull’assassino del marito, sull’autore dell’incidente che ha distrutto le loro esistenze.

Dubbio significa anche incertezza sul futuro, da quando ogni aspetto della vita di Valeria è stato messo in discussione.

Il disagio di Valeria ha molte facce, nessuna semplice da affrontare. Leggendo il romanzo si viene condotti per mano in un percorso fatto di indizi, che compaiono e subito dopo vengono negati dai fatti. Non si capisce come proseguirà la storia, non perché tu come autrice impedisca al lettore di capire – a volte si ha questa sgradevole impressione – ma perché ogni indizio socchiude con fatica la porta che conduce al successivo. È un percorso che si compie insieme alla protagonista, senza che si avverta l’intrusione della tua mano, complice anche l’uso della prima persona, che consente un’immersione quasi totale.

È un percorso, hai detto bene. Ci sono emozioni vissute e allo stesso tempo indizi sul mistero della morte di Filippo. Aggiungerei che tutto questo viene vissuto da una mente alterata, come dicevamo all’inizio, e proprio per questo la parola che segue si allontana dalla normalità per entrare in un terreno insidioso. E dopo fragilità e dubbio…

Ossessione

Il dubbio a un certo punto degenera in ossessione, quando Valeria si intestardisce sul voler vendicare l’omicidio di Filippo. Ossessione che è per sua stessa natura irrazionale, cieca e senza scrupoli.

L’amore che degenera in fissazione è anche quello che nutre Raffaele per Valeria, al punto da dare il via a una serie di eventi che porteranno alla rovina tutti i personaggi coinvolti.

Ossessione malata è poi quella che anima Marianna nei confronti della sua famiglia, della reputazione, della biblioteca e della dimora che la ospita. Chiodi fissi che influiranno sulle sue decisioni, spesso discutibili.

Proprio la presenza di questa ossessione crea nel romanzo un’atmosfera cupa e quasi onirica, in alcuni momenti. Almeno questa è stata la mia impressione. Dopo un trio di parole così torbide e inquietanti, cosa arriva?

La parola che ho scelto a questo punto racchiude un altro aspetto del romanzo. Ti confesso che quando ripenso ai personaggi e ai luoghi della storia, mi accorgo che è proprio questa la sensazione principale che mi ha lasciato. Ovvero…

Nostalgia

Un sottile senso di nostalgia rispetto a un passato lontano e più felice pervade i personaggi principali di questo romanzo. C’è il desiderio di tornare alla vita semplice e spensierata d’un tempo da parte di Raffaele, che è legato agli anni della giovinezza al punto da non riuscire a staccarsene. Tempi felici, in cui era un promettente pianista e in cui il legame d’affetto con Valeria era vivo e ricco di speranze.

Anche Valeria pensa spesso al passato con nostalgia, soprattutto i momenti felici vissuti con Filippo, che ricorda in relazione ai luoghi che hanno frequentato.

È un sentimento che ti appartiene, la nostalgia, oppure la tua è un’esplorazione che porti avanti attraverso i personaggi di Raffaele e Valeria (sempre ammesso che un autore riesca a parlare di qualcosa che non gli appartiene)?

Interessante domanda, la tua. Credo che siano stati i personaggi stessi all’inizio a ispirare questo sentimento, infatti non era nei miei piani iniziali. Ma come hai giustamente detto, c’è sempre qualcosa di noi nelle storie, quindi suppongo di aver attinto a sensazioni vissute quando ne parlavo.

Musica

Fin da quando ho cominciato a scrivere “Sarà il nostro segreto”, la musica ha avuto una parte importante nella storia, in modo particolare alcuni brani di autori classici hanno fatto la colonna sonora al romanzo. Non solo perché la biblioteca privata presente nel libro è dedicata alla musica classica, ma anche per una certa melodia malinconica che ho immaginato facesse da sottofondo a certe atmosfere.

La famiglia Tomei è poi legata alla musica anche per passione: Raffaele è stato pianista, Filippo era un intenditore e Marianna l’ascolta spesso. Non a caso nei capitoli culminanti del romanzo c’è un evento in cui vengono suonati dei brani musicali al pianoforte.

Ho apprezzato molto la presenza della musica nel tuo romanzo. Spesso mi è capitato di pensare che la vita reale, rispetto ai film, soffra della mancanza di una colonna sonora perfetta. Questo può valere anche e soprattutto nel caso di una storia scritta, dove tutto deve essere trasmesso attraverso le sole parole. Aggiungere l’ingrediente musica al tuo romanzo lo ha sicuramente arricchito.

Grazie, mi fa piacere che tu lo dica. Quando scrivo, adoro ascoltare musica. La scelta del genere avviene in maniera abbastanza spontanea, in armonia con le atmosfere. A volte (raramente ma accade) sembra una sorta di magia, come se le sonorità si sposassero perfettamente con le parole che si scrivono.

A questo punto, ti ringrazio ancora per questo piacevolissimo confronto e ringrazio anche i tuoi lettori per essere arrivati fin qui. Mi permetto di lasciarvi un paio di link, il primo alla mia casa virtuale, ovvero il blog “Anima di carta”, il secondo allo store dove è possibile acquistare il romanzo “Sarà il nostro segreto”, in versione e-book o cartacea.

Un saluto a tutti!

Blog Anima di Carta
Il romanzo su Amazon.it

Grazie anche da parte mia, a Maria Teresa Steri per la sua presenza e a voi per averci seguiti in questa nostra conversazione. Alla prossima!

Maria Teresa Steri

Maria Teresa Steri è nata a Formia nel 1969 e cresciuta a Gaeta. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia, si è trasferita a Roma, dove vive attualmente con suo marito. Ha collaborato come giornalista pubblicista presso la redazione di quotidiani e riviste per la scrittura di articoli, la revisione di testi e l’impaginazione. Nel 2009 ha pubblicato il suo primo romanzo, I Custodi del Destino (Deinotera Editrice, fuori catalogo). Nel 2015 è uscito Bagliori nel buio, un noir sovrannaturale, nel 2017 il thriller esoterico Come un dio immortale e nel 2019 la seconda edizione del primo romanzo, interamente riveduto, con il titolo Tra l’ombra e l’animaSarà il nostro segreto è il suo ultimo romanzo, pubblicato a marzo 2020. Maria Teresa si interessa di scrittura creativa e antroposofia ed è un’appassionata di Hitchcock. I suoi autori di narrativa preferiti sono Ruth Rendell e Joyce Carol Oates.

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