Letture,  Ospiti

5 parole per un romanzo: I Serpenti e la Fenice – Cristina M. Cavaliere

Oggi ho il grande piacere di ospitare, per la rubrica 5 parole per un romanzo, una cara amica, nonché scrittrice, che stimo molto. Sto parlando di Cristina Cavaliere, nom de plume di Cristina Rossi, autrice di romanzi, racconti, drammi storici per il teatro, poesie… starò dimenticando qualcosa? Molti di voi la conoscono anche attraverso il suo interessante blog Il Manoscritto del Cavaliere. In fondo all’articolo troverete le sue note biografiche, ma ora vorrei entrare in argomento presentandola attraverso i miei occhi di lettrice.

Di Cristina ho letto quasi tutto:  Il pittore degli angeli, i tre romanzi che compongono la serie La Colomba e i Leoni (La terra del tramonto, Le strade dei pellegrini e Le regine di Gerusalemme) e l’ultimo nato, I Serpenti e la Fenice.

A farmi apprezzare i suoi libri sono tre caratteristiche in particolare: la scrittura curata ed evocativa, l’ambientazione storica ricostruita con competenza e un quid aggiuntivo, che trovo ben riassunto nella frase che introduce la descrizione di ogni suo libro in vendita su Amazon: “La storia è un ponte gettato tra terra e cielo.” Il legame tra terra e cielo, secondo me, si percepisce molto forte nelle storie di Cristina, e rende speciale la lettura.

Bando ai preamboli: grazie di essere mia ospite, Cristina! Parliamo del tuo ultimo romanzo, I Serpenti e la Fenice. Non avrei mai creduto di poter leggere con piacere una storia ambientata in Francia, in un periodo di abiti lunghi e parrucche; invece ho apprezzato molto il tuo romanzo e sono stata con il fiato sospeso fino all’ultimo per sapere cosa sarebbe successo ai protagonisti. La ricostruzione del periodo storico, poi, così precisa e ricca di dettagli, crea un affresco di grande valore, anche istruttivo.

Dopo una breve presentazione del romanzo, lascio a te la parola, anzi, le cinque parole che secondo te racchiudono l’essenza de I Serpenti e la Fenice.

1789
La tempesta della rivoluzione francese
Legami inscindibili di vite passate
Una travolgente storia d’amore

Rimise a posto il volume sullo scaffale; guardò verso il vetro della pendola, e scorse il suo volto circondato dal tondo dell’orologio. Quella forma perfetta e infinita era come una cornice dove le lancette si spostavano con un moto lento, ma regolare, e sembravano frantumare la sua immagine riflessa, prigioniera.

Per un attimo avvertì un senso di straniamento, persino di profonda angoscia. Non sarebbe mai cessato, dunque, quel moto eterno del tempo? Sbatté le palpebre e vide una scena formarsi: nel folto degli alberi un uomo avanzava in groppa a un cavallo. L’uomo era riccamente vestito, con un lungo mantello e una spada al fianco.

Maximilien Robespierre seppe, all’istante, chi fosse quell’uomo.


Parigi, 1789. Maximilien Robespierre, Georges Danton, Camille Desmoulins, Antoine de Saint-Just sono tra i protagonisti della Rivoluzione Francese. Ma come si arriva a far scoppiare una rivolta di tale portata, a diventarne il volto e a capeggiare le sue fasi sanguinarie? E perché una generazione animata da grandi sogni trasforma lo slancio ideale in inaudita violenza?Solo scandagliando il passato si scioglierà l’enigma.

È nella loro infanzia, nella formazione politica e sentimentale, in relazioni proibite consumate nell’ombra, che incomincia a dipanarsi la matassa. Ne emerge un disegno rivelatore di tormentati legami che li uniscono sin dalle esistenze passate. E che li attira verso la bellissima Lucile Duplessis, fenice che rinasce dalle sue stesse ceneri.

I Serpenti e la Fenice non è soltanto un romanzo storico dove l’aderenza alle fonti si illumina e si scalda al fuoco dell’immaginazione, ma il racconto di un’occasione imperdibile di redenzione e amore.

Cristina Cavaliere - copertina del romanzo I Serpenti e la Fenice

Ti ringrazio moltissimo per la disponibilità a ospitarmi nel tuo blog, Grazia. Sono davvero contenta che tu mi abbia invitato a riflettere sulle cinque parole con cui connotare il mio romanzo: tutto quello che richiede sintesi rappresenta per me una grande sfida. È come mettere a fuoco un paesaggio per concentrarsi su pochi dettagli, mentre la mia tendenza è girovagare sull’insieme come un’ape che svolazza di fiore in fiore. Bando alle ciance e comincio quindi con la prima parola…

Infanzia

Nel romanzo ho voluto partire dall’infanzia dei protagonisti, spesso trascurata, o appena toccata, in quanto molti autori hanno privilegiato la narrazione degli eventi rivoluzionari nel 1789. Durante l’infanzia il mondo è visto con occhi nuovi e le impressioni sono fortissime, accese da colori violenti. Spesso ciò che accade in questo periodo ha ripercussioni in età adulta ed è molto difficile distaccarsi da alcune esperienze; molto condizionante è il rapporto con i genitori.

Ne I Serpenti e la Fenice alcuni protagonisti sono colpiti da dolorosi lutti: per esempio, i fratelli e le sorelle Robespierre diventano orfani da piccoli, vengono separati e affidati ai nonni e alle zie. Stando alle fonti, il carattere di Maximilien Robespierre mutò radicalmente a causa di questo trauma. È stato toccante leggere le memorie di sua sorella Charlotte per comprendere come questi fanciulli fossero degli autentici naufraghi, e apprezzare il tentativo di tenere insieme ciò che rimaneva della famiglia.

Altri giovani protagonisti subiscono dei gravissimi abusi, che incidono sulla loro personalità, portandoli in alcuni casi a squilibri e depressione. Altri ancora invece vivono la loro infanzia in maniera libera e spensierata in un ambiente rurale, compiendo delle fughe e dei viaggi avventurosi.

Rinascita

Ne I Serpenti e la Fenice la nascita dei protagonisti avviene sulla terra in maniera concreta ma anche in seguito a un progetto superiore. Questo diventa evidente in una scena-chiave dove un giovanissimo Maximilien Robespierre, che risiede nel prestigioso collegio Louis-le-Grand di Parigi per i suoi studi, in un pomeriggio d’inverno vede nel cielo un’animula di bambina che scende su un sentiero di luce, accompagnata dallo sguardo di un essere angelico.

In questo senso, anche la nascita diventa una ri-nascita, poiché uno dei temi portanti della narrazione risiede nel concetto delle esistenze passate, e non a caso nel titolo ho inserito la ‘fenice’, l’uccello prodigioso che muore e risorge dalle sue stesse ceneri. La parola va intesa anche come occasione di una ri-generazione offerta a una stirpe dannata: una possibilità che viene data ai ‘serpenti’ del romanzo e che non sempre sanno cogliere. I loro atti non rimangono senza conseguenze, come illustrato nelle teorie esoteriche classiche per cui “quello che avviene sotto avviene anche sopra,” e viceversa.

Direttamente collegato al vocabolo sulla rinascita e di occasione è il concetto di tempo: ci sono descrizioni di orologi da panciotto, pendole, momenti della giornata molto precisi. Ed ecco che ho infilato una parola camuffata… ho già detto che tendo ad allargarmi!

Città

Ho voluto costruire la mia storia con scene dove i personaggi si muovono su una sorta di palcoscenico o componendo un carosello in continuo avvicendamento. Parigi costituisce lo sfondo urbano ideale, non soltanto per motivi storici imprescindibili, essendo stata il motore irradiante la rivoluzione, ma anche perché è una città che si presta magnificamente allo scopo. Già all’epoca era un luogo monumentale, sebbene alcuni rioni, così come noi li conosciamo, siano frutto di progetti di urbanizzazione che avvennero nel corso di metà Ottocento dove si volle distruggere i quartieri medievali per ideare spaziosi viali adatti alle cariche di cavalleria onde disperdere i dimostranti!

Mi è piaciuto molto documentarmi sull’ambiente dei caffè, degli studi legali, delle chiese e delle cattedrali, dei palazzi, dei collegi, delle soffitte e delle stamberghe, delle taverne, delle stazioni per le diligenze, trovare le vie e le piazze su una grande mappa acquistata a suo tempo. Il mio obiettivo era costruire delle scene vive e credibili dove si potessero muovere non dei pupazzi o delle figurine di cartapesta, ma delle persone fatte di carne, sangue e ossa.

Allora come oggi, Parigi è una sorta di grande magnete attorno a cui ruotava la Francia intera, e verso cui sono attirati i protagonisti. La capitale non è l’unica ambientazione cittadina de I Serpenti e la Fenice, perché alcune delle scene sono “girate” nelle sonnolente e religiosissime cittadine di provincia, come Arras e Guise; noiose fino a un certo punto, però, perché il fuoco cova sotto la cenere e… in tutti i sensi.

Tempesta

Il vocabolo si riferisce sia ai grandi avvenimenti storici della rivoluzione francese che i protagonisti si trovano a vivere, e di cui sono attori a pieno titolo o da cui sono travolti – un po’ come ci sta accadendo in questo periodo, dove possiamo “toccare con mano” la Storia! – sia alle tempeste interiori che li sconquassano. Il loro stato d’animo ha spesso un riflesso nella natura tormentata che li circonda, nei cieli, nella pioggia, nei cambiamenti di luce e soprattutto nelle scene ambientate in campagna.

C’è una dimora di villeggiatura a poca distanza dalla capitale dove l’eroina del romanzo, Lucile, si reca con la famiglia nel fine settimana o durante la bella stagione. Alcuni passaggi del romanzo sono tratti dai diari di questa ragazza che descrive sogni ed emozioni riguardanti alberi, temporali e manifestazioni naturali, dove già si sente il grande vento del Romanticismo che vivifica l’aridità della “ragione” pura e semplice, e soffia attraverso lo spirito umano. È stato davvero emozionante gettare uno sguardo così vasto a livello temporale, che è uno dei privilegi dello storico.   

Amicizia

Descrivere i legami di amicizia è uno degli aspetti che mi hanno dato più piacere, e mi hanno divertito di più, in questo libro. Dire “amicizia” significa primariamente descrivere uno dei protagonisti assoluti de I Serpenti e la Fenice, il celeberrimo Danton, che era nato in un villaggio dell’Aube e fin da ragazzino era a capo di una gang di delinquenti in erba! Danton aveva molti difetti e altrettante qualità, e fra queste erano la simpatia, la convivialità, la generosità.

L’aspetto divertente è stato mettere insieme personalità spesso diversissime, e lasciarle agire per conto loro, un po’ come quando si fanno incontrare dei bambini piccoli, che si picchiano e poi il momento dopo fanno pace. Nel romanzo ci sono tanti legami di amicizia nati in contesti scolastici, come tra Camille e il suo compagno di collegio Stanislas Fréron, detto Lapin o Coniglio, una figura che al momento sembra un comprimario ma che avrà poi un’importanza eccezionale. E ci sono molte amicizie al femminile, e tanta solidarietà, ausilio e confidenza tra donne appartenenti a ceti sociali diversi. Confusamente tutti sentono di essere parte di una rete più vasta, annodata con legami indissolubili.

Purtroppo ho terminato le cinque parole magiche, come Aladino con i desideri, e concludo nella speranza di non aver abusato della tua pazienza e di quella dei lettori, e soprattutto di avere offerto qualche spunto interessante.

Cristina Cavaliere - note biografiche

Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest’ambito ho scritto e pubblicato sei romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ho in cantiere una serie di romanzi ambientati nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

La mia pagina Amazon
I Serpenti e la Fenice
Il mio blog Il Manoscritto del Cavaliere
Il video de Il diavolo nella torre, dramma storico per il teatro

21 commenti

  • Ariano Geta

    Bellissima scelta di parole che riesce anche a dare un’idea del romanzo e della (d’altronde già ben nota) cultura storica di Cristina e della sua passione per il periodo della Rivoluzione Francese. Naturalmente rinnovo gli auguri perché il romanzo sia fonte di tante soddisfazioni e con l’occasione mando un saluto alla blogger ospitante

    • Grazia

      Ricambio il saluto, Ariano. Cristina sta portando la sua passione per la storia a un livello superiore tramite gli studi. Penso sia una donna bionica per riuscire a fare tutto ciò che fa.

  • Giulia Mancini

    Le 5 parole che descrivono il romanzo suscitano un grande interesse, questo romanzo è nella mia lista di letture non solo perché conosco Cristina e la sua grande cultura (concordo con il parere di Grazia, che sia una donna bionica?) ma perché intuisco che questo romanzo dia una visione ben più ampia della storia della rivoluzione. Complimenti per questa bella intervista a entrambe.

  • Cristina

    Un ringraziamento alla gentile padrona di casa che mi ha messo a disposizione i suoi spazi e per le belle parole che ha scritto a mio riguardo, e un grazie ad Ariano e Giulia. In effetti molti mi vedono come una donna bionica ;), penso che una piccola parte della mia “bionicità” sia dovuta al fatto che riesca a organizzarmi abbastanza bene e a incastrare le varie attività.
    Ritornando al romanzo, come scrivevo soprattutto per spiegare l’ultima parola mi ha dato molta gioia scriverlo: penso che si possa dire per ogni nostro lavoro, ma questo romanzo per me è davvero speciale!

  • Elena

    Bel post e bella recensione. Avevo adocchiato il romanzo storico di Cristina per via della magnifica copertina. Ora comprendo che si tratta di un lavoro interessante, non avevo dubbi, anche per il contenuto. Mi piace l’idea di raccontare gli eroi della Rivoluzione nella loro vita prima di essere al centro di questo grande cambiamento. Così si fa in molti romanzi storici di eccezione. MI hai fatto venire voglia di leggerlo… Complimenti a te e all’autrice

      • Cristina

        Ciao Elena, grazie di cuore per il commento. Pensa che all’inizio avrei voluto partire dalla vigilia della rivoluzione, e invece, scavando, mi sono detta che valeva la pena di cominciare dall’origine. Per ciascun individuo l’infanzia è decisiva, non si comprende nulla se non si va alla fonte: mancherebbe un tassello importante del mosaico. Tutti i personaggi più controversi sono stati dei bambini con speranze e sogni! Alle volte interviene anche a posteriori la comoda “damnatio memoriae” dei loro detrattori, che tende ad attribuire loro molte più colpe di quanto non ne ebbero. Se può essere di tuo interesse, mi permetto di proporti l’iscrizione alla newsletter sul mio blog per cui riceverai in regalo tre racconti storici.

  • Marco Lazzara

    Il bello è che Cristina parla dei personaggi del suo libro, quindi di personaggi storici, come se li avesse conosciuti di persona! Il bello della conoscenza della Storia e del potere dell’immaginificazione…

  • Maria Teresa Steri

    Molto interessanti questi spunti e in particolare mi è piaciuto molto il concetto di “Rinascita” in collegamento con Fenice e Serpenti. Complimenti a entrambe, questa rubrica si rivela sempre più un modo suggestivo e originale per parlare di un libro.

  • Cristina

    Grazie infinite, Maria Teresa, l’idea delle cinque parole è molto originale e anche “challenging”… Un po’ come quando si crea uno slogan pubblicitario o una tagline: bisogna essere sintetici e anche d’impatto.

  • Tenar

    Lo sto leggendo (moooolto lentamente), ma è bellissima la sensazione di essere proprio lì, nella Francia del 1700 e guardare questi personaggi prendere vita pagina dopo pagina.

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