Vita da scrittori (e non)

La Giornata della Coerenza

Non la conoscete?

Forse sarà perché la Giornata della Coerenza l’ho inventata oggi, per la precisione stamattina, appena sveglia, quando le idee erano ancora limpide e avevo ben chiaro cosa chiedevo alla giornata che avevo davanti.

Dico coerenza, ma potrei usare anche termini come disciplina e volontà. Queste ultime, però, ricordano un po’ troppo delle esortazioni esterne per adattarsi a un problema che nasce dentro di me, lo stesso che mi pesa da giorni, se non settimane, e voglio affrontare a partire da oggi, con questo inizio simbolico.

Con coerenza intendo adeguare le azioni alle idee in base alla mie priorità, togliendo di mezzo quel cuscinetto fastidioso di avversione, esitazioni, resistenza, capricci che mi toglie mordente.

A parole, non è difficile dire cosa sia importante per me: dopo la famiglia, più o meno a pari merito tra loro metto scrittura, lettura, crescita spirituale, attività fisica, creatività in senso ampio. Come mai a pari merito? Perché per me sono un unicum che assume forme diverse. Ognuno di questi elementi ha dirette ripercussioni sugli altri e sul mio benessere.

La Giornata della Coerenza nasce dal bisogno di adeguare le azioni alle priorità.
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Posso gestire le mie giornate con una certa autonomia, visto che non lavoro da quando mi sono trasferita in Friuli, dodici anni fa. Per un curioso meccanismo, che probabilmente conosce chi è nella mia stessa situazione, questo non implica che io abbia molto tempo libero. In questi ultimi mesi, poi, una quantità di problemi e intoppi di vario genere (niente di grave, per fortuna) se ne sta portando via una bella fetta. Tutto si rompe, tutto richiede correzioni, operazioni, contatti, ripetizioni, attese. Passano giorni senza che io riesca a scrivere una sola riga. Ma succede veramente perché ho zero tempo a mia disposizione?

Non proprio. I ritagli di tempo ci sono, e potrei utilizzarli. Invece non combino niente. Resto presa dalla sensazione vischiosa di non essere padrona del mio tempo, quando in realtà ne spreco in cento attività poco utili, dall’arrabattarmi con l’autopromozione al leggiucchiare in rete le testimonianze di altri autori, dal giocare ad Assassin’s Creed Valhalla al cercare regali improbabili per Natale.

La lista delle conseguenze è lunga e variegata, più di quanto io possa raccontare: voglio scrivere, ma non scrivo; voglio dedicare qualche minuto ogni giorno alla meditazione, ma non lo faccio; voglio leggere, ma appoggio il libro dopo poche pagine; voglio perdere qualche chilo, ma mangio come prima (vale a dire non molto, ma comunque troppo, considerato che in questo periodo è venuta meno l’attività fisica); voglio sostituire yoga e taiji quan con qi gong o altre pratiche salutari e quotidiane, ma salto giorni su giorni… meglio che mi fermi qui.

Per chiarire, quando dico “voglio” non intendo “so che dovrei”. Il desiderio c’è ed è reale, ma resta sospeso in aria come un punto interrogativo, a farsi beffe di me. Sembra insomma che “volere” e “potere” abbiano deciso in allegria di prendere direzioni diverse, senza chiedere la mia opinione. Risultato: energie in calo e una sorta di intorpidimento psicofisico che rende impossibile il possibile.

Dopo giorni di disagio, mi sono detta: ora basta. Eh, so che non basta dirlo! Però oggi mi sono svegliata determinata a cambiare musica.

Ignorare il fattore tempo

Gli impegni di questo periodo dilatano il loro ingombro grazie al fastidio che mi lasciano addosso. Non me ne occupo soltanto per il tempo necessario, ma anche prima e dopo, sebbene non serva; e mentre me ne occupo, provo una tale avversione verso ciò che devo fare da compiere errori di ogni genere, che a loro volta generano nuove incombenze.

Voglio essere presente con tutta me stessa in ciò che faccio, senza scalpitare, che sia qualcosa di bello come scrivere o qualcosa di deprimente come sbrigare scartoffie. Sono stanca di sentire che mi affretto a portare a termine la parte “cattiva” della giornata per potermi finalmente dedicare a quella “buona”.

Voglio muovermi, ecco, come se il tempo non esistesse, o fosse infinito. (Del resto che il tempo sia soltanto una nostra convenzione è tesi sostenuta da molti; persino la fisica quantistica ragiona su questo concetto. )

Tagliare le obiezioni

Voglio seguire le priorità, senza “ma” e senza “un momento”, senza deroghe. Tra la decisione e l’azione non deve esserci niente a rendere il processo più faticoso. Per esempio in questo periodo sto portando avanti a passo di formica la biografia di Amela, che invece vorrei fare arrivare in porto in tempi accettabili.

Questa lentezza obbligata mi fa sentire più forte il desiderio di scrivere qualcosa di mio, di inventare storie. È utile questa frustrazione? Ne dubito. Tanto vale lavorare senza lamentarmi di qualcosa che ho voluto fortemente e che amo fare.   

Eliminare le sovrapposizioni

La mente viaggia dove vuole, quando è lasciata a se stessa. Non è detto però che vada nella direzione giusta. Portarsi dietro in ogni momento l’intero bagaglio di preoccupazioni e programmi legati al periodo è una follia. Voglio lasciare pulita ogni azione che svolgo e mettere da parte il resto fino a quando non arriva il suo momento.

Evitare le oscillazioni

Alcune occupazioni/preoccupazioni non hanno un risultato certo e immediato. Prendo ad esempio la promozione dei miei libri: funziona, non funziona, devo proseguire, devo cambiare… Posso anche usare i miei dubbi come accompagnamento musicale quotidiano, ma non serve a nulla. Quello che posso fare è prendere una decisione per questo momento e non pensarci più per un certo periodo, che sia una settimana o sei mesi.   

In sintesi volere (ma anche dovere) e potere devono riavvicinarsi e viaggiare sullo stesso binario. Non per questo devo prefiggermi obiettivi irraggiungibili: che il tempo sia o meno una convenzione, la giornata a un certo punto finisce, perciò quello che ci sta dentro, ci sta; il resto dovrà aspettare il giorno dopo.

Ho intenzione di leggere Can’t Hurt Me di David Goggins, in cui l’autore racconta la sua esperienza nei Navy SEAL. Ho già il libro in casa perché acquistato da mio figlio; credo che ci troverò ispirazione nel mio tentativo di ripristinare determinazione e chiarezza di intenti. Vivere nella civiltà moderna offre indubbi vantaggi, ma ci rende più deboli sotto alcuni aspetti, gli stessi che trovo corroboranti quando leggo racconti in ambiente militare.

Easier said than done, come si suol dire: è più facile a dirsi che a farsi. Non è facile contrastare una tendenza che si è instaurata giorno dopo giorno e ha acquisito peso e inerzia. Confido però che la pesantezza di questo periodo sia legata al momento particolare che viviamo. Anche per chi subisce al minimo i disagi dovuti al covid, le ripercussioni sono innegabili.

Credo che l’umanità intera in questi mesi stia emanando vibrazioni più negative del solito, qui da noi favorite dalla monotematicità eccessiva dei media. Queste vibrazioni hanno un impatto reale che va al di là del razionalmente accettato. Siamo tutti parte di una grande ragnatela; ogni filo che freme trasmette il suo fremito all’intera struttura.

In ogni caso la mia Giornata della Coerenza ha portato un refolo di positività. Ho agito come necessario, senza lamentarmi e senza sentirmi oppressa. Spero che sia l’inizio di un vero miglioramento.   

Grazie di avermi seguita in questa che è soprattutto una pagina di diario. Spero che ci abbiate ugualmente trovato qualcosa di utile. Il ringraziamento è doppio verso chi ha risposto al mio recente sondaggio sulla pagina Amazon del mio romanzo Veronica c’è. Le vostre risposte sono state preziose per risolvere i miei dubbi.

P.S.: A proposito di giornate mondiali: ho scoperto che oggi è la Giornata Mondiale del Gabinetto (se è una bufala lanciatemi pure i pomodori…). Potete saperne di più QUI.

17 commenti

  • Ivano Landi

    Io ho sempre fatto del mio meglio per applicare un detto Zen che dice: “Passa ogni giorno seduto in meditazione venti minuti della tua giornata. Ma se non ne hai il tempo allora passaci un’ora”. Ti assicuro che funziona, e non solo per la meditazione.

  • Giulia Mancini

    A volte il tempo libero può essere una trappola, anche a me capita, per esempio, che se ho un giorno di ferie vorrei scrivere, ma vorrei anche fare una passeggiata oppure dormire di più e fare colazione con calma oppure tante altre cose …che non ne faccio bene nemmeno una, soprattutto scrivere.
    Ma poi mi dico con indulgenza, domani é un altro giorno (all’occorrenza c’è un po’ di Rossella O’Hara dentro di me 😉).

  • Marina Guarneri

    Sai cosa mi capita spesso? Che quando ho poco tempo lo sfrutto tutto al meglio, mi organizzo per conciliare tutto in base alle esigenze, mi impongo una tabella di marcia; invece quando non ho impegni particolari sono più dispersiva, mi perdo in tutte quelle cose che hai detto tu: partite a ruzzle, una passeggiata che diventa quasi meccanica sui social e tutto si trasforma in perdita di tempo, che potrebbe essere speso in modo costruttivo. Dovrei recuperare un po’ di buona volontà.

    • Grazia

      Anch’io la cerco. C’è, è lì nascosta da qualche parte, lo so. Tutto sta a tirarla fuori. In questi due giorni ho tagliato le dispersioni e mi sono sentita molto meglio. Non avrò combinato chissà che, ma ho fatto quello che intendevo ed era sensato e possibile fare. Forse la Giornata della Coerenza diventerà il Mese della Coerenza, dopotutto.

  • Ariano Geta

    Io di tempo occupato da attività necessarie e al momento non procrastinabili (lavoro, cose famigliari, etc.) ne ho sin troppo, però mi sono fatto una regola di “creare” qualcosa, anche solo poche righe (o una vignetta) ogni giorno. Ormai sono arrivato al punto che lo faccio sempre, persino quando mi ero ripromesso di prendermi un giorno di pausa. O coerenza o ossessione, forse più la seconda…

  • Elena

    Una volta una mia amica mi ha scritto queste parole: “Volevo dirti di non dare eccessiva importanza a certe impressioni (in questo caso negative), che nascono forti, come se avessero un grande valore, e poi si sgonfiano da sole”.
    Faceva riferimento alla mia scarsa propoensione alla lettura e alla scrittura, a una sorta di crisi complessiva in cui di recente sono finita e da cui sto già uscendo, per fortuna.
    Aveva ragione, e io lo sapevo ma non riuscivo a pronunciarle quelle parole.
    In fondo vale il detto che hai richiamato tu per certe cose: E’ più facile a dirsi che a farsi. Un motto perfetto per questa giornata della coerenza che mi sono persa, aggiungo per fortuna. Ogni tano è bello perdersi e disorientarsi per poi ritrovare una nuova rotta. Quello che ci servirebbe davvero è il tempo per fermarsi e non fare assolutamente nulla di ciò che la coerenza ci porterebbe a fare. Un pò mutuando l’ottimo consiglio che ci ha lasciato Ivano
    Dalla tua hai la consapevolezza e la voglia di uscire dal mood. E magari, scriverci sopra qualcosa. Quando anche questo vento passerà.
    Sono andata a sbirciare la nuova pagina Amazon di Veronica c’è. Sono felice che tu abbia caricato la mia recensione per promuoverlo. In bocca al lupo

  • Luz

    Non so se ti sia già capitato fra le mani, ma ti consiglio vivamente il libro L’arte di correre, di Murakami.
    A proposito di coerenza, intenti ferrei, stare al passo, imporsi un obiettivo e coerentemente fare di tutto per realizzarlo. È come un manuale di psicologia perfetto per il tuo caso. Ma sarà il tuo caso o quello un po’ di tutti? Anch’io vivo questi stalli. Vivo anzi una serie di microstalli ogni giorno, mentre penso che il lavoro assorba troppo del mio tempo (il mestiere di insegnante è diventato un peso enorme per come è cambiata la scuola e per tutto il “sommerso” che svolgiamo a casa) e tanti progetti sfumano nello scorrere di mesi e anni addirittura.

  • Marco Lazzara

    Io credo che ci sia un momento giusto per ogni cosa, un po’ come riportato nel libro delle Ecclesiaste. Non sono un fautore del “facciamo almeno un pochino ogni giorno per creare continuità”, ma piuttosto del “questo è il momento per agire, riserviamogli del tempo per poterlo fare”.

    • Grazia

      Sono sempre del parere che “purché funzioni e non danneggi nessuno” ogni metodo è buono. A volte, però, il momento per agire sembra non presentarsi. Mi presento io, allora, e spero di invogliare il tempo.

  • Barbara

    Di solito quando succede che ho tante cose da fare, quasi troppe, ma finisco col perdere tempo, è perché sono stanca, sopraffatta dalla montagna di impicci, scartoffie, ritardi, attese, telefonate e non so nemmeno da dove cominciare. Diventa una di quelle giornate che vago per casa con qualcosa in mano da sistemare, m fermo in una stanza e trovo un altra incombenza, inizio quella, dimentico la prima, mi sposto in un’altra stanza, ne trovo un’altra ancora, dimentico le prime due… Da impazzire.
    La soluzione, ma parlo per me e non è detto funzioni per altri, magari anche sì, è prendere carta e penna (ahhhhh, sempre lì si va eh?) e stendere una chiara TO DO LIST (una mia amica lo chiama “TODO”, in italiano e tutto attaccato, forse lo confonde col DODO… ). Inizio con le urgenze e poi via via con quello che, se c’è tempo, meglio smarcare. E poi inizio: via, via, via. cancello con la biro e man mano che li cancello mi sento anche soddisfatta e libera. Se non arrivo a fine lista, non è un problema, ma stati sicura che ne smarco almeno l’80%. Niente social e niente divano finché non sono a metà lista. (Infatti ti commento che sono a metà oggi )

    • Grazia

      Quella situazione è orribile! Anch’io scrivo una lista per aiutarmi, ma non risolvo fino a quando non riesco a svolgere ogni operazione libera dalla fretta. Finché sento che, mentre sto facendo qualcosa, sono già lanciata verso il “qualcosa” successivo, nemmeno la lista mi salva.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *