Laozi taoismo
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Il saggio governante di Laozi

Riflessioni sulla scrittura, e il terzo capitolo del Tao tê ching

Definire le mie di questi giorni “riflessioni sulla scrittura” suggerisce un’importanza e una serietà che forse non meritano. L’argomento, però, non è da poco, almeno per me. Poniamo che io riprenda a scrivere. Dico poniamo perché la mia atmosfera interiore non è delle migliori. Se riprendo a scrivere, cosa scriverò?

Prima che la biografia mi portasse via (fa anche rima), stavo scrivendo un romanzo, come sapete. Nel mio serbatoio, però, ne giace anche un altro, che stavo scrivendo cinque anni fa e ho abbandonato… perché? Per scrivere altro, questo è certo, ma cosa abbia determinato il passaggio da una storia all’altra non lo ricordo con precisione. C’era sicuramente un forte dubbio sul genere e sulla fascia d’età dei protagonisti, che avrebbe sottoposto i miei lettori all’ennesimo scossone. È già così complicato farsi leggere, senza inventare nuovi ostacoli… ma poi, possibile che a me venga voglia di scrivere di tutto o quasi? Alla base ci sono, sì, curiosità e voglia di sperimentare, ma c’è anche una mancanza di focalizzazione che non credo possa giovare al mio percorso.

In ogni caso, eccoli qui, i miei due candidati: un mainstream con protagonisti adulti e un urban fantasy con protagonisti adolescenti. Per chiarirmi le idee, ho riletto di entrambi i capitoli già scritti, cercando la piccola scossa elettrica che fa pensare bene del lavoro a venire. La reazione è stata buona in entrambi i casi, l’effetto “cosa succederà adesso?” si è risvegliato subito… ma non è nelle storie il problema, bensì in me.

Quando sono diventata pessimista?

Parlo della scrittura, non di altro. So bene che scrivere migliora lo scrivere, letteralmente, eppure sento di non fare, o peggio non poter fare, progressi. Perché, non lo so, eppure è così che mi sento. In questo periodo il fatto stesso di scrivere mi sembra di scarsa rilevanza. O meglio: resta importante per me, perché dà sfogo alla mia creatività e mi offre anche un rifugio da parti della mia vita problematiche, ma per il mondo, cosa cambia il fatto che io produca uno, dieci, cento romanzi? Niente, credo.

Con questa energia travolgente in circolo, rileggo gli appunti di un romanzo, gli appunti dell’altro, lenta come se avessi addosso gli scarponi di piombo e facile alle distrazioni. Di queste ultime non esiste carenza, grazie alla rete. Riprenderò a scrivere? Sarà una buona idea rimontare in sella per scacciare i miei demoni personali? A volte funziona. Questa volta… lo scoprirò.

Il saggio governante dovrebbe trascorrere molto tempo a meditare sulla riva del fiume.

Nel frattempo (e sempre), perché non coltivare la saggezza? Non c’è niente di più decisivo per la vita. Ecco quindi il terzo capitolo del “nostro” Tao tê ching.

3

Attribuire importanza al prestigio sociale
creerà conflitti.
Ostentare il possesso di beni
induce gli altri al furto.
Se non metterete in mostra ciò che è desiderabile,
eviterete di turbare il cuore della gente.

Il saggio governa
svuotando il cuore e la mente del popolo,
attenua le ambizioni e rafforza le ossa.

Praticate il non agire…
Quando l’azione è pura e disinteressata,
tutto si sistema in perfetto ordine.

Capitolo non facilissimo, cosa ne dite? Tanto più quando si prova a calarlo in un contesto come il nostro, assai diverso da quello in cui viveva Laozi. L’Uomo, però, sempre Uomo resta.

Ad attribuire importanza al prestigio sociale, nella nostra realtà, è l’uomo che focalizza le sue energie sul mondo materiale, in altre parole sull’avere più che sull’essere. Anche quando l’oggetto del desiderio è il potere – un concetto all’apparenza astratto – non si parla del semplice potere della propria mente e del proprio cuore, ma dei risultati che questi permettono di ottenere nel mondo fisico. Niente di strano, quindi, che un approccio alla vita di questo tipo susciti confronti e potenziali conflitti.

L’idea che sia opportuno non “mettere in mostra ciò che è desiderabile” cozza clamorosamente con la tendenza all’ostentazione e con il bisogno, spesso inconscio, di catturare l’ammirazione altrui per rafforzare la propria autostima. Che dire dei social e dei selfie, ormai più importanti in sé che come contenitori di ciò che si vuole immortalare? Mi vengono in mente le parole di un conoscente innamorato del Brasile, anni fa: “Non ci sono problemi con la delinquenza. Basta che tu tenga l’orologio, i soldi e i gioielli in un sacchetto del pane che tieni in mano, e nessuno verrà a disturbarti.” Okay, e se li lasciassi direttamente in albergo, per dire?

Laozi, però, qui si rivolge non tanto all’uomo qualunque in cerca di saggezza, ma al governante che ha sulle spalle la responsabilità di un popolo. “Il saggio governa svuotando il cuore e la mente del popolo, attenua le ambizioni e rafforza le ossa.” Sembra significare che il giusto regnante non alimenta con l’ostentazione del potere e della ricchezza le tensioni e le emozioni negative cui è soggetto l’animo umano, e in questo modo aiuta i suoi governati a vivere sereni… e controllabili, probabilmente, considerato che al tempo di Laozi la democrazia non doveva essere molto di moda.

Mi fa pensare quel “rafforza le ossa”. Davvero il popolo diventa più forte quando viene governato in modo saggio e fermo? Non è escluso, ma qui si aprirebbe un discorso molto complesso. Anche la democrazia, infatti, pur essendo una grande conquista, non è priva di difetti.

Il saggio governante pratica il wu wei, la non-azione.
Wu wei

Ritorno su terreno più conosciuto con le ultime tre righe. Il “non agire” è il wu wei inserito nella regola wei wu wei (azione senza azione, agire senza sforzo), il cui scopo è il mantenimento di un perfetto equilibrio in armonia con il Tao. Nei primi testi taoisti il wu wei viene spesso paragonato all’acqua, che senza perdere la propria identità si adatta a ogni contenitore, e nonostante la sua apparente debolezza riesce a erodere la roccia – un concetto caro anche a Bruce Lee, cui ho accennato nell’articolo Ho incontrato Bruce Lee (bell’incontro davvero!)

Il non-agire non viene certo spontaneo. Siamo abituati a vedere la realtà come popolata da opposti inconciliabili, al contrario degli orientali che li considerano complementari (ne parlavo QUI). Questo ci rende giudicanti e selettivi, e inevitabilmente reattivi. Quando le cose non vanno secondo i nostri gusti, non vediamo niente di più normale che lottare fino a riportarle sotto il nostro controllo, per illusorio che sia. Per di più cresciamo con l’idea che otterremo ben poco dalla vita, se impegno e azione non sono il nostro pane quotidiano. Quindi agire, agire e sempre agire, altro che wu wei!

E se invece in questo modo rischiassimo di mettere in fila una forzatura dopo l’altra? Nessuno consiglia di non lavorare per il raggiungimento dei nostro obiettivi; le cose non ci cadono addosso da sole, senza il nostro contributo. Ma non avete mai avuto l’impressione di remare controcorrente? Anche se il confine tra impegnarsi “per” e “contro” può essere sottile, la differenza tra i due è distinguibile, se si presta attenzione.

Per quanto mi riguarda, ho sicuramente bisogno di ricordare la possibilità del wu wei quando mi faccio prendere dalla frenesia per raddrizzare qualcosa andato storto, oppure quando i miei sforzi così giusti e ben direzionati mancano l’obiettivo. Esiste sempre la possibilità che quello che sto perseguendo non sia ottenibile, o non lo sia subito, oppure che il mio atteggiamento sia tanto inquinato da farmi considerare auspicabile qualcosa che non lo è affatto. È sempre importante osservarmi per capire se sono immersa nel flusso delle cose oppure me ne sono chiamata fuori.

Cosa ne pensate di questo capitolo?
Vi riesce facile il wu wei, la non-azione?
E anche: state scrivendo?  

16 commenti

  • Giulia+Mancini

    Partiamo dalla risposta più facile, non sto scrivendo, del resto ho appena pubblicato un romanzo, quinto episodio del Commissario Sorace che potrebbe anche essere l’ultimo, ma sinceramente non lo so. Ho un romanzo inviato a delle case editrici per cui aspetto una risposta (o una non risposta entro una certa data) che vorrei pubblicare più avanti visto che ha già aspettato tanto. Insomma la voglia di scrivere, in questo momento, non c’è, sono in linea con l’idea di “non agire” quindi, anche se non é detto che arrivi l’ispirazione per una nuova storia.
    La non-azione mi riesce molto facile, sarà perchè prima di ogni azione penso e ripenso a tutti i possibili pro e contro con un affaticamento incredibile, é anche per questo che spesso vorrei restare ferma e non fare nulla, a meno che non sia proprio necessario e indispensabile (ossia cambiare una situazione concreta insostenibile…)

    • Filippo

      Anch’io fatico a capire cosa significa l’espressione: “Praticate il non agire”, che mi sembra anche la più interessante di tutto il paragrafo. Però forse aiuta a spiegarla ciò che viene dopo: “l’azione pura e disinteressata”.
      Subito mi viene in mente un detto di San Giovanni della Croce, uno dei maggiori mistici occidentali. “Un’azione pura e fatta unicamente per Dio forma nel cuore puro un regno ove il Signore è padrone assoluto”. Agire disinteressatamente secondo me è agire totalmente per gli altri senza alcun ritorno personale, anzi andando in perdita.
      Grazie per questo bel post, mi ha fatto venire voglia di scrivere.

      • Grazia

        Mi fai un regalo dicendo questo, perciò sono io che ti ringrazio. Sono d’accordo con la tua lettura del non-agire. Ho in mente da tempo di leggere qualcosa di Giovanni della Croce e di Giuliana di Norwich. Forse è il momento giusto.

    • Grazia

      Stai scrivendo davvero a un buon ritmo. Quando si è così produttivi è più facile godersi le pause, almeno a me succede così. Sentire il tuo approccio al non-agire mi ricorda come siamo tutti diversi. A volte viene da dire “è naturale che…”, ma alla fine c’è poco di naturale, a parte le funzioni fisiologiche di base. Complimenti ancora per la recente pubblicazione.

  • Ariano+Geta

    Posso rispondere che stavo scrivendo. Non è che il blocco dello scrittore sia finito, tutt’altro, però mi è stato proposta una partecipazione a un evento, il contributo è un racconto di quattro pagine… insomma, una lunghezza (anzi, brevità) rassicurante per non lasciarsi prendere dal panico
    Riguardo il wu wei, credo che concettualmente sia qualcosa al di là delle mie capacità cognitive.
    Sono pienamente d’accordo col pensiero di Lao Tzu riguardo il fatto che chi governa dovrebbe limitare l’ostentazione dell’uomo comune ed essere il primo a dare il buon esempio. Nella Serenissima Repubblica di Venezia, che funzionava talmente bene che c’è voluto quel lestofante di Napoleone unito alla cupidigia degli Asburgo per porre fine alla sua storia, vigeva la legge sontuaria che imponeva ai nobili e ai borghesi di andare in giro con abiti neri. Gli abiti ultra-eleganti con sete, crinoline, fili d’oro, velluti pregiati, potevano essere indossati solo nei ricevimenti privati, ma assolutamente non in luoghi pubblici come le piazze, le vie, o i palazzi del potere quali tribunali e uffici amministrativi. Venezia viveva grazie al commercio e alla “libera iniziativa” dei suoi mercanti, nonché alle spese dei propri nobili che commissionavano lavori di ogni genere agli artigiani, quindi una legge del genere può sembrare una contraddizione ipocrita. In realtà è solo un accorgimento per evitare che le differenze sociali (inevitabili in una società competitiva, presenti persino nei regimi socialisti come si è poi visto quando hanno preso piede) diventino una forma di conflitto.
    In Giappone e in altri paesi orientali è obbligatorio andare a scuola con una divisa. Qui in Europa viene considerata una cosa ottocentesca, in realtà lo scopo è rammentare agli studenti che sui banchi di scuola sono tutti uguali, sia quello che indosserebbe vestiti ultra-costosi sia quello che si dovrebbe accontentare di jeans e maglietta presi al mercato dell’usato.
    Purtroppo ormai la situazione è ben diversa: da Berlusconi in poi (e per inevitabile imitazione purtroppo il fenomeno si è esteso) ostentare lusso e ricchezza è diventato un modo di credersi migliori degli altri. E chi non è ricco talvolta crede davvero che l’unico per essere “migliore” sia ottenere la ricchezza, a ogni costo…

    • Grazia

      Grazie dell’approfondimento storico, molto interessante. Sull’abolizione della divisa scolastica ero stata d’accordo, in modo superificiale, mi rendo conto ora. La vedevo come una formalità sorpassata, ma esistono anche – e soprattutto – i risvolti di cui parli.

  • Marco Lazzara

    Praticamente Laozi divideva il mondo in chi ha beni di prestigio e chi non ce li ha. I primi, se sono saggi, li nasconderanno ai secondi, i quali sono tutti, senza alcuna eccezione, spinti al furto, da quei poveracci pezzenti e infami quali sono. Uno snobismo invidiabile.
    Io invece divido il mondo in chi è saggio e chi dice di esserlo. Io, per esempio, lo sono.
    Si scherza, ovviamente!

    • Grazia

      Immagino come presupposto che il saggio governante debba, nel pensiero di Laozi, basarsi sull’animo umano in generale, piuttosto che fare distinzioni. Confidare nella purezza d’animo dei governati presenta maggiori rischi rispetto a confidare nella loro fallibilità. Dividere il mondo tra chi è saggio e chi dice di esserlo sarebbe un po’ complicato… per esempio chi si crede saggio potrebbe non esserlo, e chi non si domanda nemmeno se è saggio oppure no potrebbe essere un grande illuminato. Le categorie sono un casino, non ci si azzecca mai.

  • Cristina

    Che bell’articolo hai scritto, Grazia, per me è il miglior modo per ripartire con i miei blog tour dopo questo periodo infernale. Ho letto anche con interesse i commenti degli altri prima di me. Suddivido le mie riflessioni sul pensiero di Laozi e poi sulla scrittura allo stato attuale.
    Credo che Laozi non si riferisse soltanto al possesso dei beni materiali, ma proprio nella necessità di non ostentare i propri successi, lo status sociale cui si appartiene o autodefinirsi in base a eccelse qualità. Se io dico continuamente che sono una persona umile, per esempio, dimostro di essere l’esatto contrario. Se continuo a dire che ho raggiunto grandi traguardi, non ho bisogno di strombazzarlo per convincermene. Oltretutto questi atteggiamenti tirano addosso invidie ed energie negative.
    Con la scrittura ultimamente ho un rapporto faticoso, come sta accadendo a te. Sto scrivendo un po’ a fasi alterne, ma a volte mi sento distaccata dalle pagine, e non in senso buono. Non mi piace quando sembra trasformarsi in un “dovere”.

  • Cristina

    Avevo scritto un commento in precedenza, ma non so perché non me lo ha mantenuto. Reduce dal mio travaglio universitario, riprendo il mio blog tour e ho letto con vero piacere il tuo articolo.
    Suddivido la risposta in due parti separate: come prima cosa secondo me Laozi intende evitare di ostentare in generale, non soltanto i beni materiali, ma comprendendo il successo, lo status sociale e altre caratteristiche immateriali che potrebbero attirare flussi di invidia e ostilità, pensieri malvagi nei tuoi riguardi in generale. Ostentare non è mai una buona cosa, anche perché le cose potrebbero volgersi a tuo sfavore e dare adito agli invidiosi di gioire delle tue disgrazie. La non-azione è difficilissima per noi che siamo calati in un ambiente ricco di stimoli e dobbiamo sempre dimostrare qualcosa.
    Per quanto riguarda il lato scrittura, capisco benissimo quello che senti perché è un periodo in cui vivo la scrittura con un po’ di fatica, e non soltanto a causa dei numerosi impegni che mi hanno travolta. Il rischio è sempre quello di vivere la scrittura come un “dovere” o, peggio, una cosa senza senso…

    • Grazia

      Ho “resuscitato” entrambi i tuoi commenti, Cristina, sebbene esprimano gli stessi concetti. Il mio blog ce l’ha con te, all’apparenza! Nel cestino non ci finisce mai niente, ragion per cui non lo controllo mai. D’ora in poi lo farò.
      La scrittura è delicata. Se fai per acchiapparla, ti sfugge tra le mani. Non sopporta le costrizioni. Lasciarla completamente libera di andare e venire a suo piacimento non è per niente facile! Come dicevano le generazioni passate, “questa casa non è un albergo!”. Insomma, scrittura, non abbandonarci. Magari una piccola vacanza sì, ma poi torna, okay?

  • Barbara

    Niente succede mai per caso, vero? Rientro dalle ferie (si fa per dire, ero comunque connessa in caso di bisogno) e mi trovo con questa tua riflessione, che casca proprio giusta giusta, a fagiuolo, con una difficile decisione che ho dovuto prendere, proprio in mezzo alle ferie.
    “Attribuire importanza al prestigio sociale creerà conflitti.” E in un certo senso, il mio conflitto nasce da lì. La mia decisione, che poi ha i suoi tempi di attuazione, è un cambiamento radicale di ruolo e la rinuncia a lauta parte del compenso, per “guadagnare” tempo libero. E per qualcuno è la rinuncia a una sorta di prestigio sociale (meno soldi, meno prestigio). Non mi comprerò mai una Ferrari, e questo lo sapevo già, ma almeno ho potuto guidarne una in pista (e non in tangenziale con gli autovelox, vuoi mettere?).
    “Ostentare il possesso di beni induce gli altri al furto.” In questa frase non ho pensato al senso materiale, forse perché sono una formichina, non indosso gioielli, non ho abiti firmati, l’elettronica di casa è vetusta ma funzionante, dovrei cambiare auto più per una questione di inquinamento, ma ci sono pure affezionata. Come consumatore, faccio schifo. Ma ho pensato al sorriso. Ostentare la felicità, beh non esageriamo, diciamo la gaiezza (che non vuol dire non avere problemi, ma affrontarli in modo diverso) induce davvero gli altri al furto, alla cattiveria per rovinarti il sorriso. Una mia vicina di casa ha dichiarato di odiarmi perchè sorrido sempre. Lei non può sapere quante lacrime ho già versato in vita mia, dai 6 anni in sù, tanto da rimanerne proprio senza per un lungo periodo, ma mi dà da pensare quella frase.
    “Il saggio governa…” comincia male. Preferirei “Il saggio ispira…”
    “Praticate il non agire…” Non dico che sia impossibile, ma caratterialmente mi è difficile proprio. E come fai a chiedere a una peaker di non agire? Sagittario ascendente Leone? Fuoco con fuoco? Che han chiamato pure Barbara, in onore alla Santa patrona di pompieri e artiglieri?! L’istinto è da sempre reattivo, ma la vecchiaia sembra dotarmi di maggior pazienza. Sbaglio, eccome se sbaglio, ma sto imparando il silenzio (Un bel tacer non fu mai scritto, lo uso come mantra) e a lasciare le persone nel loro brodo dopo il terzo avviso (specie se sembra che il loro non agire sia in realtà approfittarsi del mio scarso tempo libero). D’altro canto, se non avessi agito e reagito, anche tante cose belle non mi sarebbero accadute… Come fai a distinguire l’agire bene dall’agire male?!

    • Grazia

      La cosa buffa è che la seconda parte è entrata normalmente, mentre la prima (il commentoi lungo) è andato non in moderazione, ma dritto nel cestino. WP va a peso, se pesi troppo ti cancella? Mah.
      Bella questa considerazione sull’ostentazione della felicità. Sai che non ci avevo pensato? Se ho incontrato persone come la tua vicina, allergica ai sorrisi, sono morta… nel senso che mi avranno maledetta per bene. XD

  • Luz

    Abbiamo bisogno di andare a questa saggezza per focalizzare il nostro vissuto. Sì, perché in particolare noi occidentali non siamo inclini alla riflessione e tanto meno alla meditazione. Questi principi, per esempio, pur essendo necessario contestualizzarli per capirli e accettarli meglio, sono tutti validissimi. Come ho letto in altri commenti su, fa specie quel “non agire”, che noi abituati all’azione non possiamo accettare come principio. Eppure va letto in un’ottica particolare e diversa. Perché è vero che ci sono molte circostante in cui non fare niente è proprio la scelta migliore.

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