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Rileggere J. R. R. Tolkien

…e anche: La strada che non scegli è in vendita su Amazon!

Senza dimenticare il decimo capitolo del Tao tê ching.

Ma sì, perché non parlarne subito? Meglio, in caso il tempo tiranno vi strappi a questo post anzitempo. Quindi, ecco la notiziona (per me): La strada che non scegli è già in vendita su Amazon, in versione digitale e cartacea! Fino al 10 giugno troverete l’ebook in vendita a € 0,99 (invece di € 2,99) e il paperback a € 12,50 (invece di € 14,50), come sconto di lancio e come ringraziamento per la pazienza dimostrata nel sopportare i miei tira-e-molla di questo ultimo anno e mezzo, involontari, ma forse un po’ noiosi da ascoltare. Spero anche in questo modo di dare al libro una prima spinta in termini di recensioni, che lo aiuti a prendere quota. Ringrazio in anticipo chi contribuirà. Io di solito sono lentissima, quando mi trovo dall’altra parte…

“Nella mia vita credo di essere stata di ispirazione per molte persone. Questo mi mette a disagio. Vorrei ispirare gli altri con azioni belle e importanti, non per il modo in cui vivo la mia disabilità.”

Quella che Ajlina ci racconta non è una storia leggera. Anche perché è una storia vera, e si sa che con la vita vissuta c’è poco da scherzare. Si parla di guerra, di situazioni traumatiche e di un incidente da cui la protagonista potrebbe uscire annientata. Si parla di disabilità. Ajlina però riprende a vivere, grazie all’aiuto delle persone importanti nella sua vita, ma soprattutto grazie alla sua invincibile forza d’animo e al suo senso dell’umorismo, che incontrerai se vorrai leggere questa storia.

(dalla pagina Amazon)

Rileggere Tolkien è una delizia... ma lo è anche l'uscita su Amazon.it di "La strada che non scegli"!

Prima di cambiare argomento: perché leggere La strada che non scegli?

Perché la protagonista è una persona degna di nota, forte e vitale quanto vulnerabile. Perché le vicende della sua vita sfidano quelle del più avvincente dei romanzi. Perché ne libro si approfondiscono situazioni cui forse abbiamo la fortuna di non essere mai stati esposti. A parte questi ottimi motivi, mi è difficile giudicare il testo con obiettività. Considero un privilegio avere conosciuto Ajlina grazie a questa impresa comune, e non mi sono mai pentita di avere accettato il mio ruolo di bardo. Qualunque possa essere l’andamento del libro sul mercato, ne è valsa la pena.     

I tempi dilatati pre-pubblicazione hanno cancellato la classica sensazione di vuoto post-partum, sostituita da un “e adesso?” pieno di voglia di fare. Non sono stanca, non ho bisogno di pause. Ora mi aspetta la fase iniziale della promozione – quella più impegnativa, perché concentrata nei tempi – e insieme, o subito dopo, la ripresa del lavoro al romanzo-sempre-a-buon-punto, che cercherò di trasformare in tempi accettabili in un romanzo-pronto-per-la-revisione. Sono curiosa di scoprire cosa sia oggi la scrittura per me.

Un’esperienza nuova si sta rivelando anche leggere Il Signore degli Anelli di J. R. R. Tolkien per la x-esima volta. La prima lettura risale a quando avevo quindici anni ed ero iscritta all’Euroclub, che esiste ancora, incredibile a dirsi! Allora ci si iscriveva al club e si riceveva ogni tre mesi, se non sbaglio, un catalogo da cui si doveva scegliere almeno un titolo, se non si voleva ricevere d’ufficio il libro del mese. Una volta mi capitò come libro del mese proprio Il Signore degli Anelli.

Me ne spedirono una copia con la copertina applicata a rovescio, la stessa che ho tra le mani in questi giorni, perché questo giro di rilettura è in italiano. Con la sua costa stampata a testa in giù, sarà di grande valore, come un Gronchi rosa [francobollo raro – N.d.R.]? Non ne ho idea, ma certo per me fu amore a prima lettura, al punto che da allora ho considerato la trilogia il mio singolo “classico” immutabile nel tempo.

Singolo, perché in generale non ho questo genere di pilastri nella storia del mio amore per la lettura. I gusti cambiano; i miei, più in fretta di quelli altrui. Rileggere un libro che ho apprezzato è una promessa di delusione, perché io non mi sento più la stessa. I classici, anche quando ne riconosco il valore, spesso non mi comunicano quello che amo trovare nei testi moderni. Insomma, i pilastri non fanno per me.

Il Signore degli Anelli, però, è un’altra cosa. Non solo mi ha mostrato in tutta la sua grandezza il genere fantastico, che da allora ho continuato a seguire e apprezzare, ma ha contribuito a sviluppare la parte di me che vedeva oltre la realtà materiale. Non sto esagerando. Ho sempre intuito, o percepito, o creduto (qualunque termine preferiate) che ci fosse molto su cui indagare in ambiti non coperti dalla scienza e dalla religione espressa nelle forme che conoscevo. In qualche modo Il Signore degli Anelli ha fatto scoccare la scintilla da cui è iniziato il mio percorso di comprensione della realtà, un percorso che prosegue tuttora e considero di fatto la parte più importante della mia vita.

Lo status di pilastro, quindi, l’opera di Tolkien lo merita in pieno. Verso questo libro ho una reverenza speciale, che esprimo rileggendolo ogni sei-sette anni, a lingue alterne, io che non rileggo mai la narrativa. Quindi è con sommo stupore che lo confesso: durante questa lettura, per la prima volta mi sono anche annoiata; o meglio: diverse volte la noia ha superato la fascinazione. Perché che Il Signore degli Anelli sappia essere noioso lo sapevo già. Le pagine in cui i personaggi si trasferiscono da un luogo all’altro, in particolare, sono mortali nella loro ricchezza di dettagli riguardanti i paesaggi e la natura.

Il fatto curioso è che queste sono le parti della narrazione in cui si dimostra che io e Tolkien abbiamo qualcosa di importante in comune! Anch’io mi aggiro nel mondo naturale come una spugna assorbi-dettagli, notando ogni pietra, ogni goccia di rugiada, ogni filo d’erba, ogni nuvola, ogni minuscolo animale; e se non scrivo questi dettagli, in cambio li scarico a voce su chi mi accompagna, che di solito si trova abbastanza in sintonia, ma non sempre mi segue nei miei infiniti “guarda!”, e finisce con l’annuire con aria assente.

A tutto c’è un limite; alla pazienza in particolare. Sarà per questo, allora, che i miei occhi corrono più veloci quando Tolkien si sofferma a elencare i profili dei rilievi e le caratteristiche dei cespugli ai lati del sentiero, o persino a spiegare l’assenza di questi ultimi, quando per esempio Frodo e Sam attraversano i territori assoggettati al potere di Sauron, più che mai grigi e desolati.

L’impressione è che per Tolkien non fosse un valore mettere per iscritto soltanto le parti in cui succede qualcosa di interessante per il lettore. Questo fatto mi pare degno di nota. Sono d’accordo? Non del tutto. Il mio motto potrebbe essere “scrivere è comunicare”. Se penso che un elemento possa essere percepito come irrilevante o noioso dal lettore, cercherò di modificarlo, oppure lo ometterò del tutto, se questo è possibile. Non scrivo per parlare a me stessa. Per capire me stessa, semmai, ma questo posso farlo anche senza rendere meno piacevole il viaggio di chi mi legge. Oppure avrà ragione Tolkien? Chi lo sa. Credo che ci sia una “ragione” diversa per ciascuno di noi.

In questa rilettura mi ha anche colpito come la drammaticità sia gestita da Tolkien in modo diverso da quello cui siamo abituati oggi. Non c’è ne Il Signore degli Anelli il tentativo di correggere i toni delle scene più intense per suscitare nel lettore una reazione emotiva; anzi, molti momenti cruciali risultano stranamente quieti. In cambio ci sono occasioni in cui i toni si fanno enfatici a sorpresa, e il personaggio che stava parlando all’improvviso grida. Fa un effetto strano, come se la tensione compisse un balzo dove non te lo aspetti. Qui però vorrei fare – e farò – un controllo incrociato con la versione inglese. Sono curiosa di verificare se la traduzione di Vicky Alliata di Villafranca rispetta le sfumature del testo originale.

In parte credo che le emozioni siano smorzate dall’uso del narratore onnisciente. Lo capisco bene, perché sto tentando anch’io questa via con il nuovo romanzo, o piuttosto sto… tentando di tentare. La conversione del testo, in gran parte già scritto dal punto di vista limitato di alcuni personaggi, si sta rivelando non solo complicata (questo è normale), ma anche poco gradevole nei suoi primi effetti. Mentre sperimento, sento i personaggi farsi meno vivi, più lontani. La telecamera con cui li inquadro si è allontanata, e il distacco si sente. La scelta del punto di vista narrativo è davvero un bel banco di prova per l’autore, di portata molto più vasta di quanto si potrebbe pensare.   

Ma torniamo a Tolkien, che dimostra di non avere letto manuali di scrittura creativa (ah ah!) abbondando con gli aggettivi, che sono non soltanto numerosi ma anche in costante compagnia. Singoli in pratica non se ne trovano; circolano sempre come minimo appaiati. Questa tuttavia non è una critica. Quando si parla di stile, ogni autore ha il proprio, e ogni periodo storico ha le sue consuetudini, o mode, se vogliamo.

Non posso ignorare che le mie impressioni complessive sulla storia sono in parte influenzate dalle numerose visioni, in questi anni, dei film di Peter Jackson, che ho trovato apprezzabili in sé e anche coerenti con lo spirito della storia originale, nella sostanza se non nei dettagli. Il medium visivo è potente e ha ritmi veloci più vicini alla sensibilità (leggi: frettolosità) attuale, quindi è normale che io percepisca le parti più lente scritte da Tolkien come noiose; per non dire che le numerose riletture, per quanto distanziate nel tempo, possono avermi desensibilizzata rispetto alla storia. Almeno un po’, è inevitabile.   

Quindi è una rilettura deludente, l’ultima della serie? Non credo proprio. Le riflessioni che mi suscita sono interessanti non meno della lettura in sé, che mi sto comunque gustando fino in fondo. È un grande amore il mio per Tolkien, non una cotta qualunque. Adoro i suoi personaggi potenti e imperfetti, umani fino all’ultimo; le atmosfere, il linguaggio spesso aulico e solenne, i valori di cui la storia è intessuta, che condivido dal primo all’ultimo, e sì, anche i paesaggi. C’è tutta la realtà reale, ne Il Signore degli Anelli; altro che fantasy.  

Mi sono un po’ dilungata, nevvero? Allora mi affretto verso la fine del post, salutandovi, come d’uso, con un nuovo capitolo del nostro Tao tê ching, il decimo. Alla prossima!            

10

Abbracciando l’Uno
nel corpo e nello spirito
sapete evitare la separazione?

Riuscite a rendere il vostro corpo
flessibile come quello di un neonato?
Aprendo e chiudendo le porte del cielo
sapete assumere il vostro lato femminile?

Amando il vostro popolo
e governando il vostro stato
sapete rinunciare ad affermare la vostra importanza?

Generate e nutrite
senza possedere;
lavorate senza prendere la ricompensa;
guidate senza controllare o dominare.

Chi possiede tale forza
porta il Tao nel mondo.
Questa è la virtù primaria.  

18 commenti

  • Marco

    Forse dovresti leggere la versione di Ottavio Fatica. Dicono che sia decisamente migliore, con gli aggettivi prosciugati. Io ho letto tempo fa quella “classica”, e ho assistito con una certa noia alla diatriba a proposito della nuova traduzione.
    La copertina del libro è molto bella. Andrà benissimo

    • Grazia

      Mi sono arrivati soltanto gli echi delle polemiche sulla nuova traduzione. Non mi addentro mai in queste diatribe, che trovo irrilevanti. Leggere il libro nella nuova traduzione, però, è una cosa che farò di sicuro. (Felice che ti piaccia la copertina. “Andrà benissimo” è un modo di esprimersi che va oltre gli auguri, quindi grazie!)

  • Giulia Mancini

    Congratulazioni per la pubblicazione di questa nuova storia, é sempre una bellissima soddisfazione arrivare al traguardo, ammetto che la storia mi incuriosisce, il fatto che sia una storia vera, tra l’altro, dona un valore aggiunto. In bocca al lupo!

    • Grazia

      Viva il lupo! Sì, ci si sente bene quando si raggiunge l’obiettivo. Perché alla fine è proprio quello il vero traguardo: arrivare a offrire la storia ai lettori. Il resto è altra cosa.

  • Ariano Geta

    Intanto auguri affinché la tua pubblicazione ti dia tantissime soddisfazioni.
    Riguardo “Il Signore degli Anelli”, considera che io da ragazzo ho letto tutti i racconti della saga di Conan il Barbaro di Robert Howard, storie cariche di tensione, suspence, azione. Quando ho letto la trilogia di Tolkien ero quindi abituato a un genere di fantasy ben diverso. Eppure, i tempi dilatati, la narrazione così calma e sempre pronta indugiare su dettagli paesaggistici e sui pensieri e gli stati d’animo dei protagonisti, mi conquistò ugualmente proprio perché ho percepito un altro modo di far entrare il lettore in un universo fantastico: non con un balzo, ma con un lento incedere. Io non rileggo quasi mai, può darsi che se lo rileggessi non mi farebbe più lo stesso effetto, però ne conservo un bel ricordo, come l’autore mi avesse preso per mano e passeggiassimo insieme tranquilli nel suo mondo che lui con voce calma mi illustra.

    • Grazia

      Grazie per gli auguri! Una descrizione molto calzante, questa della calma passeggiata in compagnia dell’autore. Tra l’altro, per via dell’uso del narratore onnisciente, la presenza di Tolkien si sente molto nella storia. Dopo avere letto la sua biografia – una delle mille in commercio – e le sue lettere, ho l’impressione che sia un mio amico o parente, più di tante persone reali (un’idea un po’ patologica, a dire il vero, ma tant’è).

  • Luz

    Congratulazioni per la nuova pubblicazione che, leggo, è una storia bella forte. Ti auguro un grandissimo successo.
    Veniamo a Tolkien. Io ho un’edizione deluxe della trilogia, regalatami una vita fa credo in occasione di un compleanno. Tentai di cominciare a leggerla ma in piena estate, in quel caldo torrido, mi persi intorno al capitolo di Tom Bombadil, annoiandomi a morte, e chiusi il tomo rimandando ad altro momento. Il momento però non è mai arrivato. Mi sono armata di buone intenzioni proprio quest’anno e chissà, potrei portare a termine l’impresa, intanto ho cominciato da Lo hobbit, letto qualche mese fa. Vediamo come va.

    • Grazia

      Grazie! Lo Hobbit è così diverso da Il Signore degli Anelli… chissà se ti farà da ponte, oppure ti farà cancellare Tolkien dalla lista degli autori da leggere (che è sempre eterna!). Devo rileggerlo anch’io, anche se ricordo di averlo apprezzato con minore entusiasmo.

  • Marco

    ISdA l’ho letto la prima volta a 13 anni, preso in prestito dalla biblioteca (il bibliotecario mi disse: “Auguri”, anticipo dei numerosi ignoranti/incompetenti che negli anni ho visto lavorarci, ma questa è un’altra storia…). Poi comprata una copia col club del libro (offertona: 1 €!), l’ultima volta che l’ho letto (la quarta) è stato durante il primo lockdown. Comunque rimane sempre una bella lettura, anche se alla quarta forse stanca. Ed è sempre incompleta senza Il Silmarillion, I Racconti Incompiuti e Lo Hobbit. Nell’ultima lettura ho riscoperto i dettagli dei film, che per la maggior parte pensavo fossero introduzioni di Peter Jackson e invece le ho riscoperte nel libro.

    • Grazia

      Ho letto lo Hobbit una volta soltanto, credo, e ammetto di avere lasciato il Silmarillion a metà. Mi aveva fatto un po’ l’effetto degli annali di re e governatori, forse perché ero focalizzata sui personaggi della compagnia, e il resto mi sembrava solo un piacevole contorno. Quanto ai racconti incompiuti, non ricordavo nemmeno che esistessero. Forse è ora di smettere di rileggere ISdA e leggere con più attenzione il resto?

  • Marco

    DIrei.
    Io non dimenticherò mai il passaggio del Silmarillion in cui l’esercito guidato da Fingolfin torna sulla Terra di Mezzo e vede nel cielo per la prima volta il sorgere della Luna, appena creata dai Valar.

  • Barbara

    “Generate e nutrite
    senza possedere;
    lavorate senza prendere la ricompensa;
    guidate senza controllare o dominare.”
    Sono le doti di un leader. Sembra preso pari pari da uno di quei manuali di leadership.
    Beh, forse tralasciando quella cosa della ricompensa…

    De Il Signore degli Anelli ho la stessa traduzione di Vicky Alliata di Villafranca nell’introvabile oramai edizione Bompiani serie La Tolkeniana del 2000, con mappa estraibile della Terra di Mezzo inclusa. C’è qualcuno che ha messo in vendita questa edizione addirittura a 300 euro su ebay! Però non so se rileggendolo lo troverei noioso…
    Il mio libro pilastro è Twilight, non ci posso fare niente. L’ho capito l’altra sera, quando sono capitata per caso a rivedere una scena in televisione e non sono riuscita a staccarmene (nonostante il primo film sia proprio fatto con i piedi…). Addirittura ripetevo le battute a memoria e le differenze col testo scritto. In casa volevano lanciare me e la televisione dalla finestra…
    E mi è venuta voglia di rileggerlo, di nuovo. In un certo senso, mi ha insegnato quello che dici tu rispetto alla tua lettura de Il Signore degli Anelli, solo che ha avuto più presa in me perché contemporaneo. Vorrei ancora prendermi una Volvo C30, l’auto di Edward, se la producessero ancora e preferibilmente ibrida…

    • Grazia

      Devo proprio abituarmi controllare lo spam, anche se ci finisci soltanto tu, finora! Ti chiedo scusa. Sono andata a recuperare anche il commento al post precedente.
      Twilight è sulla mia magrissima lista di rilettura, assolutamente. Voglio recuperare le parole dell’autrice, un po’ inquinate dai film, fatti con i piedi, sì, ma… mi piacciono lo stesso! Siamo proprio nella stessa barca, io e te, tra Twilight e Outlander. XD

  • Elena

    Intanto il passo del TAO che hai riportato è molto bello e per chi deve guidare, chi svolge un ruolo di leader, è fondamentale per tenere la barra dritta e operare per il bene, per portare il TAO nel mondo! Grazie.
    Poi congratulazioni per la conclusione del percorso che ti ha portato a scrivere la storia di questa donna che descrivi in modo così attraente e che sarà di certo un successo. Te lo auguro, anche per ripagare il grande lavoro che hai fatto per portarla a termine. Come per ongi tuo romanzo, mi accingo ad acquistarla.
    Quanto al caro Tolkien, lessi ISdA una prima volta e non mi piacque affatto. Credo avessi molti pregiudizi sull’autore che mi hanno impedito di apprezzarne la storia. Errori di gioventù! Alla rilettura, me ne sono innamorata. Non ho mai provato, come è capitato a te, noia nella lettura delle lunghe descrizioni, perchè il mondo che Tolkien ha saputo costruire è così dettagliato che scoprirne i lati, fossero anche solo il tipo di stoviglie, calzature, serramenti eccetera, mi incuriosivano , mi rapiva. Spinta dall’entusiasmo lessi in seguito Lo Hobbit, ma non mi fece la stessa impressione. Sapeva di minestra riscaldata…
    E’ un grande autore che dalla sua ha avuto la capacità di creare una cosmogonia così completa e persuasiva da sembrare vera. I film sono assolutamente degni del romanzo (cosa che capita assai di rado)

    • Grazia

      Nella mia fetta di noia credo che giochi un ruolo l’alto numero delle riletture. Anche a me lo Hobbit non ha fatto lo stesso effetto de ISdA, ma forse era impossibile uguagliare un impatto del genere. Il mondo creato da Tokien è più reale del reale; in questo (e non solo) l’autore è stato davvero un maestro.
      Grazie degli auguri per La strada che non scegli! Spero che ti piacerà. E’ la prima volta che non invento una storia, ma la riorganizzo ed esprimo cercando di rispettare la persona che me la racconta. E’ un’esperienza davvero particolare.

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