I dialoghi non devono governare la scena
(Gloria Kempton)
Ho letto storie di scrittori (non pubblicati) composte per l’80-90% da dialoghi, e posso dire che questo tipo di storie non funziona, a meno che l’autore non sia un mago dei dialoghi e il tipo di storia renda necessario questo squilibrio.
I dialoghi sono uno strumento per far progredire la storia, per approfondire i personaggi, per fornire al lettore informazioni sul contesto, per creare suspense e tensione. Non sono un fine in se stessi.
In un testo imperniato sulla trama, sono gli eventi a far progredire la storia; in un testo imperniato sui personaggi sono le loro trasformazioni interiori a farlo. I dialoghi sono soltanto un modo per impegnare i personaggi nelle scene e farli muovere, esternamente o interiormente – meglio ancora entrambe le cose.
Quando permettete ai dialoghi di guidare la scena, a meno che non siate degli esperti i vostri personaggi finiranno con il parlare tutto il tempo degli eventi della storia e degli altri personaggi, danneggiando così sia l’azione che la narrazione. I personaggi risulteranno piatti, perché staranno soltanto parlando. Non pensando o agendo, ma muovendo le labbra e basta. Sappiamo bene che opinione abbiamo delle persone reali capaci solo di parlare.

Grazia Gironella, nata a Bologna, vive ai piedi delle montagne friulane ed è appassionata di natura e discipline orientali. Tra le sue pubblicazioni: La strada che non scegli (biografia); Cercando Goran (Searching for Goran in lingua inglese), Veronica c’è e Tutti gli amori imperfetti (romanzi); Tarja dei lupi e La pace di Jacum (racconti lunghi), e il manuale di scrittura creativa Nel cuore della storia.
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