Parliamo della D eufonica
Come l’abuso di aggettivi, anche la “d” eufonica inserita a sproposito è uno dei segni distintivi di molti scrittori in erba, sebbene le sue origini siano per così dire “nobili”. E’ infatti a scuola che ci viene insegnato a inserirla al termine delle congiunzioni “e” e “o” e delle preposizione “a” quando le stesse sono seguite da una parola che inizia per vocale.
In realtà la regola grammmaticale prevede che la”d” eufonica sia aggiunta solo quando a incontrarsi sono vocali uguali. Diremo perciò:
eD ecco ma e allora
aD andare ma a iniziare
oD oltrepassare ma o insieme
Si può considerare un’eccezione l’espressione “ad esempio”, che privata della “d” suona malissimo, ma può essere sostituita con “per esempio” se si vuole uscire dall’impasse. “Od” è comunque piuttosto obsoleto, e si preferisce al suo posto l’uso di oppure.
La questione della “d” eufonica è in sé una quisquilia che può essere corretta tranquillamente in fase di editing, ma come altri dettagli tende a comunicare all’editore una certa immagine di noi, e come tale va tenuta in considerazione.
(Nel cuore della storia, Grazia Gironella, 2019)

Nata a Bologna nel 1963, vive ai piedi delle montagne friulane. Scrive storie di persone comuni, spesso alle prese con ciò che nella vita resta irrisolto o lascia un segno. Nel tempo libero ama camminare. Ha pubblicato Il segno della rondine, La strada che non scegli, Cercando Goran, Veronica c’è, Tutti gli amori imperfetti, La pace di Jacum e il manuale di scrittura creativa Nel cuore della storia.
Scrivere è pubblicare?
Il casting
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