Vita da scrittori (e non)

America, mon amour

Perché gli aspiranti scrittori ambientano le loro storie all’estero?

Niente di strano, considerate le mille suggestioni offerte da film, telefilm e romanzi americani che popolano da decenni la nostra cultura. In questo tradimento del detto “mogli e buoi dei paesi tuoi” non ci sarebbe in realtà nulla di male – si suppone che lo scrittore sia libero di ambientare le sue storie dove meglio gli aggrada – se non fosse per un dettaglio: scrivere in modo efficace di luoghi e culture che si conoscono solo superficialmente è quasi impossibile.

Per rendere reale una storia servono dettagli azzeccati e non banali, capaci di creare l’atmosfera giusta; proprio quelli che da stranieri faticheremo a individuare. Non basta mettere una bottiglia di latte sul tavolo del pranzo, insomma, per catapultare il lettore negli States. Ma in definitiva, siamo sicuri che questo “balzo” sia necessario? È davvero quello il contesto più adatto a fare risaltare la nostra storia, oppure stiamo soltanto attingendo a un comodo repertorio di cliché importati?

Se siamo davvero convinti della nostra scelta, allora via libera a John, Mary e Detroit; ma lavorando sodo per approfondire la nostra conoscenza del paese, aiutandoci con la rete, con film e romanzi americani, e se possiamo con un bel soggiorno in loco.

Teniamo presente che il mondo anglosassone è parecchio inflazionato e qualche editore potrebbe storcere il naso davanti alla nostra scelta. Se proprio non vogliamo ambientare in Italia la nostra storia, perché non prendere in considerazione paesi alternativi, meno banali? Tra una ricerca e l’altra, male che vada allargheremo i nostri orizzonti.

 (da Nel cuore della storia – Grazia Gironella)

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