Vita da scrittori (e non)

I giorni del coronavirus

Non vi racconto di “lui”, ma di me.

È strano parlare di questo strano periodo. Due “strano” in una sola frase sono decisamente troppi, ma mi sembra descrivano bene la situazione: la vita è diversa dal solito, e l’argomento coronavirus è tanto dibattuto e onnipresente da rendere quasi imbarazzante citarlo, ma impossibile ignorarlo. Viviamo in una realtà aliena, ma non poi tanto da lasciarci l’illusione di poter dimenticare tutto tra qualche settimana.

Fino a qualche giorno fa avrei detto che ognuno vive questi giorni a modo proprio. Adesso non è così: i comportamenti si sono – o dovrebbero essersi – uniformati per raggiungere il fine comune. All’interno di questa quasi-uniformità, vi racconto qualcosa delle mie giornate.

Una buona situazione di partenza

Sono consapevole di partire da una situazione meno difficile di altre. Non lavorando, non esistono dubbi telelavoro sì-telelavoro no; vivo in campagna, quindi è facile uscire di casa a portare il cane oppure mettermi in giardino a prendere un po’ di sole, adesso che le giornate si fanno più primaverili (zero gradi la notte scorsa, però). La mia famiglia è tutta qui, nessuno costretto a uscire, nessuno disperso in luoghi particolarmente pericolosi. Non dico che tutto questo renda il periodo una festa, ma mi sento comunque fortunata.  

Nei giorni del coronavirus anche la Gioconda indossa la mascherina.
Foto di Sumanley xulx da Pixabay

La natura

La natura continua il suo gioioso risveglio. Mi piace essere svegliata dalla luce la mattina, e aprire le imposte sul canto degli uccelli, il chiocciare delle galline e l’abbaiare dei cani. Mi ricorda, se ce ne fosse bisogno, che l’argomento di cui tutti i media e i social parlano il 99% del tempo non è la realtà tutta intera. Ci sono foglioline sugli alberi, fiori nei prati, ruscelli in cui l’acqua sussurra e gorgoglia. Le montagne sono ancora abbondantemente coperte di neve.

Le strade sono quasi deserte, di mezzi e di persone, ma non posso dire che il silenzio mi colpisca come triste o desolato: in realtà io vivrei volentieri ogni mia giornata con un sottofondo di silenzio, su cui inserire i suoni che preferisco (pochi). La natura, del resto, non è mai davvero silenziosa. In famiglia abbiamo l’abitudine di viaggiare e fare vacanze soltanto d’estate, perciò per ora non mi sembra strano essere statica, attività fisica a parte. Forse a ragione mi sono spesso paragonata a un albero, oppure a una mucca, come nel mio guest-post su Less is Sexy L’onnipotenza della mucca.

Cattive abitudini da modificare

Fare la spesa, per noi che nel nostro mini-comune non abbiamo un supermercato, non è agevolissimo, tra moduli e controlli. Abbiamo quindi ridotto di molto i rifornimenti e stiamo cercando di utilizzare il materiale che avevamo accumulato nei mesi passati, quando ancora non si trattava di portarlo via agli altri, ma soltanto di riempire il carrello con troppa leggerezza. Strano a dirsi, si dimostra che non c’è bisogno di fare la spesa ogni due giorni, come a volte è sembrato, né di avere sempre in casa tutto quello che piace. Le abitudini insradicabili per fortuna si lasciano sradicare, quando la situazione lo richiede, e magari ci aiutano a ragionare su comportamenti che a volte diventano compulsivi senza che ce ne accorgiamo.

Fermo sport

I miei corsi di yoga e di taiji sono stati sospesi. Non sono capace di praticare niente a casa, da sola, non tanto per pigrizia, ma perché sono maestro-dipendente, e il binomio tempo libero – casa per me significa soprattutto scrivere e leggere. Quando mai mi capita di avere giornate intere senza incombenze, con la possibilità di scegliere quanto tempo dedicare a una cosa e all’altra? L’inattività fisica, però, la sento subito in modo fastidioso.

Il bello è che nelle settimane precedenti i divieti avevo saltato alcune lezioni di taiji e stavo valutando se proseguire il corso e fino a quando, non per un calo di interesse, ma per altri motivi che qui non interessano. Stavo facendo il tira-e-molla, insomma, vado o non vado, oggi sì e invece no perché piove, quando i nuovi provvedimenti mi hanno sottratto la possibilità di scegliere. Toh, il taiji mi manca! Forse non ero così pronta a rinunciarci…

Mi piace scegliere, ma…

Questo è un punto interessante, secondo me: gli effetti collaterali della mancanza di scelta. Come raccontavo a MikiMoz, commentando il suo post Il tempo ai tempi del coronavirus, ho trovato dei nessi con un comportamento che ho rilevato in tutti i cani della mia vita: quando sono a passeggio liberi dal guinzaglio, capita sempre che qualche suono oppure odore li metta in stato di allerta, del genere “scatto o non scatto?”. In questi momenti, legarli al guinzaglio fa scendere istantaneamente il livello di tensione. Non è questione di rassegnazione; si vede bene che si mettono davvero tranquilli. Tolta la scelta, tolto lo stress. Sempre che non passi un capriolo, naturalmente.

Su di me posso osservare un comportamento simile. Quante cose mi interessano e si contendono la mia attenzione? Anche se ho imparato che vivere il “qui e ora” è fondamentale, non per questo ho smesso di lottare con le mille distrazioni che la realtà offre… di solito. Ora che offre stimoli meno variati e meno dispersi nello spazio, non posso dire che mi dispiaccia sentirmi meno “volatile”, almeno temporaneamente.

Scrittura e lettura

Scrivo e leggo di più. Ho avuto finalmente la meglio di An Echo in the Bone, settimo volume della saga Outlander. Tranquilli, mancano solo due tomi alla fine, così non dovrete più sentirmi nominare Diana Gabaldon… forse. Riflessione: anche le storie più belle e meglio raccontate devono avere una fine, se non altro per lasciare un po’ di rimpianto nel lettore. A milleduecento pagine alla volta, gli si chiede molto. E poi sto finendo di leggere Gente indipendente, di Halldór Laxness, un libro che mi ha davvero conquistata per la poesia che l’autore riesce a creare intorno a una realtà dura, sempre sull’orlo della tragedia, eppure straordinariamente ricca dal punto di vista umano.

Una speranza esaudita

Capita che queste settimane di limitazioni forzate coincidano con un’opportunità in cui avevo a lungo sperato: il mio romanzo Cercando Goran inserito da Amazon tra le offerte del mese di marzo. Questo non mi cambierà la vita, ma devo dire che la sensazione di essere letta ogni giorno da nuovi lettori, idealmente o realmente – perché molti di questi acquisti non si concludono con una lettura – è davvero corroborante. (Ne ho parlato anche nel mio ultimo articolo, 5 motivi per scrivere con gusto.) Controllo più volte al giorno i grafici delle vendite e sorrido come una bimba delle elementari davanti a un gioco nuovo. Non sono grandi numeri, e nella vita ci sono cose ben più importanti, ma apprezzo.

Il pane

Faccio il pane in casa. Lo facevo anche prima, più o meno una volta la settimana, da qualche mese a questa parte; ora lo faccio con maggiore calma. Non so proprio come mi sia successo di provare e prenderci gusto, io che ho sempre qualcosa di meglio da fare, ma è così. Credevo che la complicazione del lungo impasto con la doppia lievitazione bastasse a farmi passare l’ispirazione, invece sono ancora qui a disquisire con mio figlio di farine, lieviti e temperature.

Quello del pane è un mondo – provate a guardare in rete! – ma non ci perdo la testa, dal momento che ho trovato il “mio” pane: semintegrale con semi, crosta sottile e mollica consistente, tipo pane altoatesino – una delizia mangiato a colazione, spalmato con marmellate, crema malto-nocciola o creme di frutta secca biologiche. Impastare è un’operazione che mi fa sentire bene nel corpo e nello spirito, come se fosse un gesto dai significati più profondi.

In famiglia

In famiglia ci sono momenti di abbacchiamento o di noia – non miei – ma nell’insieme c’è un’atmosfera meno frettolosa e più calda, di condivisione. In fondo l’esperienza di questo virus è nuova per tutti, e colpisce l’immaginazione, oltre che le abitudini. C’è un po’ la sensazione che si stia lavorando insieme per superare questo periodo impegnativo, e che insieme ci si domandi quali cambiamenti si fisseranno e quali scivoleranno via nell’inconsapevolezza generale. Questa è comunque un’occasione importante per sentire, e non soltanto sapere, che siamo tutti collegati, e non esiste salvezza personale che non passi attraverso la salvezza di tutti.

Spero che stiate tutti bene, e così i vostri cari.
Che questo periodo sia presto superato e ci lasci in eredità qualcosa di buono da conservare!

30 commenti

  • Sandra

    Mi piacciono questi post lucidi dove si parla di quotidianità stravolta, sottolineando la fortuna di certe condizioni che non tutti hanno. Quindi grazie. Ognuno ha le sue idee, ma inizio a essere satura di Io sto a casa, quando molti sono costretti ad andare a lavorare incondizioni tutt’altro che ideali, e vengono assimilati a chi ancora va in giro random per organizzare la briscola al parco. Fa molto riflettere il tuo esempio sul cane, non avevo mai osservato la faccenda da questo punto di vista, grazie davvero per lo spunto e complimenti per l’offerta Amazon

    • Grazia

      Grazie, Sandra. La pressione mediatica sull’argomento virus è molto forte e spesso distorta; dopo un po’ non se ne può più. Io ho smesso di guardare e ascoltare, lascio che mi arrivino le notizie da mio marito, che comunque le ascolta dieci ore al giorno. Cerco di restare informata ai minimi, fare bene quello che devo fare e tenermi fuori dagli allarmismi. Per fondati che siano, non posso aiutare nessuno spaventandomi. Poi a vedere certe cose ci si arrabbia e basta.

  • Giulia Mancini

    Ho visto che Cercando Goran è primo nei romanzi sull’occulto, complimenti. Fa piacere vedersi in classifica, io oggi ho pubblicato un post sul breve successo di Sorace nei primi due mesi dell’anno. Per ora sto bene (anche i miei cari a distanza) oggi sono a casa in recupero straordinario non retribuito fino a venerdì, poi lunedì tornerò al lavoro in presenza. In casa sono sempre stata bene, un po’ perché il tempo mi vola via tra lettura e scrittura, un po’ perché solitamente sono sempre di corsa. Questa calma imposta dall’emergenza mi sembra irreale, se non ci fosse la paura del futuro per il virus e il suo impatto sulla nostra realtà economica e sanitaria, potrei sentirmi quasi a mio agio. Mi mancano le lezioni di pilates e le passeggiate all’aria aperta, i giri in moto con i pranzi nei ristoranti di collina…

    • Grazia

      Eh sì, certe cose mancano, credo soprattutto a chi vive in città. Spero che in questo periodo scriviamo tutti come pazzi e poi spariamo romanzi a raffica.

  • Luz

    Anch’io avevo pensato di fare un post con le mie riflessioni su questo periodo, ma aspetto di vederne gli sviluppi.
    Tutto quello che scrivi dimostra che ciascuno di noi, in una situazione del genere, si cerca nuove competenze, un nuovo “fare”. Questo svela che il fare è l’essenza del nostro esistere. Non è poco.
    Cerco di non lamentarmi. Perché chi se la vede veramente brutta sono tutti i sanitari che lì fuori lottano ogni giorno.

    • Grazia

      Credo che tu abbia ragione nel sottolineare l’importanza del fare. Attraverso l’agire ci esprimiamo, evolviamo, ci mettiamo alla prova, ci conosciamo. Finché tutto resta solo nella nostra testa, i frutti sono pochi.

    • Elena

      Ciao Grazia, la tua condizione di pseudo isolamento è senza dubbio privilegiata, mi rallegro per te e per la tua famiglia. Sento serenità nel tuo scrivere e questo in questo periodo è molto molto prezioso.
      Io sto lavorando a turni in ufficio e a casa, in questo periodo molto più del solito per cui per me l’isolamento non si traduce in più tempo libero per scrivere e leggere, tutt’altro. Ma non mi lamento, è il mio lavoro e lo accetto. Mi manca la natura, puoi immaginare. Sono blindata in città e non mi piace ma sono molto ligia, lo ritengo giusto. Per fortuna in 🏡 stiamo bene. C’è serenità. Va già bene. Mi rallegro per6i tuoi successi di vendita. Ogni tanto qualche buona notizia ci vuole…

      • Grazia

        C’è una serenità insita nel fatto di comportarsi nel modo giusto per sé e per gli altri. Sì, qualche notizia buona fa piacere, in particolare parlando degli aspetti pratici della scrittura, dove le difficoltà sono spesso più dei successi. Immagino quanto la natura ti manchi. Ti farai una scorpacciata, quando saranno finite le fasi più restrittive di questa strana esperienza.

  • Marina Guarneri

    Sappi, e lo dico subito, che invidio la tua vita in campagna, in mezzo alla natura, cani, uccelli, mucche… stranamente, il canto degli uccelli arriva anche da noi, di buon mattino, visto che ormai le strade non sono più intasate di macchine. Mi piace vedere il positivo in una situazione estrema come questa, allora mi conforta pensare che l’aria, adesso, sia meno inquinata.
    Leggo molto anch’io, invece scrivo meno, non mi va e, come al solito, aspetto che mi ritorni la voglia. A proposito di volumoni, io ho terminato il tre de “Il Trono di spade” e il cinque di “Alla ricerca del tempo perduto”, felice di poter continuare questi due diversissimi viaggi prima di arrivare alla fine fine.
    Come ci ridurrà questa quarantena infinita… boh, ne riparleremo spero presto! 😉

    • Grazia

      Io con “Il trono di spade” mi sono arenata, credo al decimo? Undicesimo? Le saghe sono belle, ma alla lunga tendono a stancare. Almeno a me succede così, anche quando non leggo tutti i libri uno dopo l’altro.

  • Nadia

    La spesa per me è il problema minore visto che sono abituata a fare grandi scorte e girare per supermercati massimo una volta a settimana. Uscire invece mi manca, moltissimo. Non vivo in città ma fuori, solo che la mancanza di un giardino di fronte a casa , e vivendo in condominio, mi costringe a restare chiusa tra quattro mura. I ragazzi poi lo soffrono moltissimo. Non vedono più gli amici, non vanno più a scuola, non escono a fare sport. Fino a domenica ci consentivano una breve passeggiata tra gli ulivi vicino casa, ma ora per eccesso di sfruttamento di questa possibilità pare non sarà più possibile. Ecco questo alla lunga mi manda in tilt. Per il resto ci si può abituare a tutto, ma la limitazione di libertà è davvero pesante.

    • Grazia

      Credo che anche per me sarebbe molto più dura se vivessi in un appartamento. Il giardino è una specie di microcosmo dove sei dentro e sei fuori al tempo stesso, una breccia importante sempre, preziosa adesso. Vi auguro di poter usufruire ancora dell’ospitalità dell’uliveto.

  • MikiMoz

    Innanzitutto grazie per la citazione.
    Che dire… è vero che intorno c’è la primavera, è vero che il caldo si alterna col freddo delle notti.
    Mi piace pensare che questa costrizione modifichi abbastanza. Come per te col taiji: ci farà capire varie cose. Anche quelle dove non eravamo pronti a fare una scelta, chissà perché.
    Per me ad esempio, alcune coppie salteranno e altre -zoppicanti- si rinsalderanno.
    Il tempo per riflettere e per vivere lentamente ci porterà a tanto.
    Io? Voglio armonia.

    Moz-

  • Marco

    Laxness! Lo sapevo che quel vecchio islandese non poteva deludere
    Magari potresti anche dare un’occhiata a: “La campana d’Islanda”. Ottimo “colpaccio” essere finita nelle offerte di marzo.

    • Grazia

      Vero? Stavo cominciando a credere che al di là della fatica ci fosse soltanto dell’altra fatica… Non per scrivere, per trovare lettori. Per fortuna qualcosa può succedere anche da solo (o meglio da solo?). La campana d’Islanda, me lo segno.

  • Serena

    Sono contenta che tu stia bene. A parte la paura per i nostri vecchietti, sto bene anch’io; per ora ce la caviamo tutti egregiamente. Fortunatamente in casa nessuno sa cosa sia la noia. Tolti i morti, a me questo periodo non dispiace: lo vedo come uno stop sano e quasi necessario per fermare una corsa folle, senza senso. C’è l’aria pulita, i cigni nei canali e i delfini nei porti. Questo lo apprezzo, ma contemporaneamente dormo male e provo molto dolore per la razza umana in generale. Tutto questo finirà; mi fa molta più paura il dopo, per vari motivi.
    Ti abbraccio.

  • Lisa Agosti

    Brava Grazia, goditi la tua campagna. La possibilità di uscire senza temere il contagio è una gran fortuna. Temo che oggi limiteranno ancora di più le regole per uscire. Noi siamo rimasti in Italia per aiutare i miei genitori ma tenere Luna in casa è un sacrificio per tutti, per lei che si annoia, per noi che dobbiamo intrattenerla e per i nonni che non possono vederla. D’altra parte nelle settimane in cui si poteva ancora tornare in Canada sono stata irremovibile nel voler restare, mi sento più al sicuro qui. So che non resteremo senza cibo e medicine, mentre là spersa tra i boschi senza il supporto dei miei cari mi sentirei davvero “impanicata”.
    Complimenti per il successo di “Cercando Goran”!

    • Grazia

      Oh sì, chi ha figli piccoli fa più fatica a prenderla con filosofia! Capisco che tu ti sia sentita comunque più sicura nel rimanere in Italia, anche se nessuno è al sicuro da nessuna parte. Una casetta nei boschi sembra perfetta per la situazione generale, ma questo è un distopico di cui non conosciamo il finale. Anch’io avrei fatto lo stesso.

  • Tenar

    Sei fortunata.
    Lo sono anch’io, perché ho il giardino. Mio marito lavora in parte in azienda e in parte ora in telelavoro, io devo insegnare a distanza e mia figlia nei giorni scorsi ha dato chiari segni di follia imminente (ora pare vada meglio). Mi manca il silenzio, perché o sono con mia figlia o lavoro in teleconferenza con dei ragazzini (o con dei colleghi), il telefono squilla in continuazione. Cerco di alzarmi prima di mia figlia (che è parecchio mattiniera) per fare un po’ di cyclette in silenzio e appena tutto questo sarà finito scapperò almeno due ore nei boschi…

    • Grazia

      Un impacco di natura è il modo migliore per recuperare. Penso spesso a chi ha bambini, soprattutto piccoli. Da adulti è più facile sopportare le costrizioni, ma loro il verbo “sopportare” non lo conoscono ancora così bene…

  • Cristina

    Mi è piaciuto moltissimo leggere questo tuo post di vita quotidiana. Hai ragione, chi più chi meno siamo fortunati: non è che siamo sotto le bombe come lo erano i nostri genitori e nonni, o con poco cibo in tavola, e del tutto isolati gli uni dagli altri. Abbiamo anche la possibilità di trarre qualcosa di utile e buono da questo periodo. Come la sobrietà, per esempio: non è che noi tre, come famiglia, eravamo shopping-compulsivi, ma si impara a ridimensionarsi e a valutare quello che è davvero necessario.
    Come scrivevo nel mio post dove ho lanciato l’iniziativa di poesia+immagine, le mie giornate sono pienissime. Quello che mi manca, vivendo in un appartamento in città, è la possibilità di uscire a fare la mia lunga camminata, ma cerco di sopperire con la cyclette. Cerco anche di lucidarmi le pupille con la vista delle montagne che vedo dalla finestra del mio studio. L’inquinamento è sceso a picco e la sera si vedono molte stelle, incredibile!
    Sono un po’ in ansia per mia mamma, che vive da sola a Milano, lei esce una volta alla settimana, ma è ben provvista di tutto. Del resto, paradossalmente, c’è anche da dire che, vivendo da sola, c’è meno possibilità di contagio. E c’è il vicino di casa e il portinaio che le danno un’occhiata.
    Complimenti anche per essere stata scelta per le offerte di marzo!

    • Grazia

      Deve essere stupendo vedere che l’ambiente si ripulisce un po’, nonostante la preoccupazione. Qui non lo noto, perché lo smog c’è (zona industriale!) ma non in quantità tale da modificare la visione del paesaggio. Le montagne sono sempre una grande fonte di bellezza e ispirazione.

  • Barbara

    Le tue considerazioni potevano essere le mie un mese fa, quando il pericolo non mi riguardava, si trovava lontano e nessuno dei miei amici ne era minimamente afflitto. Basta spegnere la televisione, ignorare i messaggi e vivere in una bolla. Per me che lavoro ovunque ci sia un computer e una connessione, e che ho telelavorato per due anni, lo smart working non è nemmeno stato un gran cambiamento.
    Poi però il coronavirus te lo trovi alla porta di casa, con tre colleghi del marito che stanno male e il tampone è positivo. In azienda è il caos assoluto, ti chiudono in ufficio senza nemmeno una bottiglietta d’acqua, peggio dei topi. Gli amici che soffrono di ansia cronica o che hanno già avuto gravi problemi di depressione, da cui sono usciti con fatica e anni di terapia, ti chiamano piangendo, stanno male, la solitudine li sta riportando indietro e non è certo semplice avere assistenza (ma qualche psicoterapeuta si è organizzato con Skype). Gli anziani in famiglia non ti fanno stare più tranquillo, tra chi esce ignaro di ogni decreto o buon senso, rischiando pure la denuncia, e chi si chiude in casa, senza farti sapere se gli serve un po’ di spesa. Puoi ignorare tutto questo?! Io non ci sono riuscita, sinceramente. Così come non riesco adesso ad ignorare in questi ultimi giorni la paura degli amici all’estero, che vivono molto peggio di noi, tra sistemi sanitari inadeguati e gli imbarazzi dei loro governi (questa sera hanno dichiarato il lock down della UK, che fine ha fatto l’immunità di gregge?!) Perché il vero pericolo di questo virus non è nemmeno la morte, ma l’indifferenza.
    Non sono nemmeno io shopaholic, la spesa una volta alla settimana (anche perché non ho tempo per andarci ogni giorno), la cantina sempre piena di verdura in lattine e il freezer gonfio delle porzioni che cucino sempre in abbondanza, il pane lo fa la macchina che mio suocero mi ha lasciato in eredità, in giardino ci ho lavorato tutto sabato mattina, finché ero al telefono con un amico, litigando con le cavallette…

    • Grazia

      Spero di non esserti sembrata indifferente, Barbara. Non lo sono, e so bene di essere fortunata a non avere ancora sentito il virus avvicinarsi alla mia famiglia, come so che il rischio esiste per noi come per tutti. Anche quando usciremo da questa fase di prima gestione dell’emergenza, il virus sarà ancora in giro, e noi non potremo stare sempre in casa; non è un pericolo di cui ci libereremo con un sospiro di sollievo tra qualche giorno o settimana, salvo miracoli. Se la paura mi assalirà, farò quello che potrò. Per ora cerco di stare serena, ma non faccio il gesto dell’ombrello a chi si trova in situazioni peggiori. Un abbraccio.

  • Maria Teresa Steri

    Mi sembri molto serena ed è una bellissima cosa di questi tempi, dove tutti sembrano stressati dalla situazione e pronti a scattare. Senz’altro questo periodo va preso nel migliore dei modi possibili, soprattutto se non ci sono grossi motivi di ansie. Senz’altro vivere in una zona dove la natura domina, aiuta molto. Io tutto sommato sono circondata dal verde, ma in compenso non posso dire che ci sia silenzio, anzi. Con tutti a casa, il caos e le urla dei ragazzini sono all’ordine del giorno.
    Il pane fatto in casa: piacerebbe provare anche a me, in questi giorni sto cercando di trovare una ricetta non troppo complicata per il mio primo esperimento

    • Grazia

      In rete si trova tutto e il contrario di tutto, come sempre. Sai cosa c’è di buono? Che il pane viene bene anche senza mettersi mille problemi. Se vuoi ti passo la mia ricetta… se non hai gusti diversi dai miei in fatto di pane.

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