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Vita da scrittori (e non)

La mia parola ispiratrice per il 2020

Prima della parola ispiratrice per il 2020, fuochi d'artificio!
Foto di Hans Braxmeier da Pixabay

La tradizione della parola ispiratrice per il nuovo anno mi piace. Di solito dimentico quella che scelgo dopo pochi giorni, per poi cavalcare l’anno improvvisando, però mi sembra utile fare il punto della situazione ogni tanto.

Dalle esperienze negative ai propositi

La parola da incoronare, per me, nasce direttamente dai problemi che ho vissuto nel corso dell’anno che finisce. Forse è così per tutti: qualcosa è mancato, qualcosa non ha funzionato o ci ha fatto soffrire. Si aggiusta la mira, allora, per evitare di scontrarci di nuovo con gli stessi problemi. Infatti, come ci ricorda un grande uomo…

È follia continuare a fare le stesse cose e pensare di ottenere risultati diversi. (Albert Einstein)

Fino a qualche giorno fa, però, non avrei davvero saputo che parola scegliere per il nuovo anno. Me ne venivano in mente tante, nessuna però che avesse l’appeal istintivo tipico delle cose azzeccate. Non che ci stessi sveglia la notte; so che il mondo non ha esattamente bisogno della mia parola ispiratrice per l’anno nuovo, però…

L’ispirazione è spuntata a sorpresa

La situazione si è sbloccata, inaspettatamente, in seguito alla lettura dell’autobiografia di Tony Sloane, Legionario. La mia vita nella legione straniera. Non è un libro che avrei mai osato acquistare, ma la sua presenza sullo scaffale dei testi in evidenza della mia biblioteca mi ha tentata. Ci sono dei valori umani nell’ambito militar-guerresco cui sono sensibile: disciplina, eroismo e capacità di sacrificio, per esempio (ne avevo parlato QUI). Sono valori che non emergono spesso nella vita quotidiana, quindi tanto più meritevoli di protezione, un po’ come animali a rischio di estinzione.

Tutto questo, però, su un piano ideale. La vita militare reale conserva traccia di questi valori, e in quale misura? Avevo dei dubbi, a maggior ragione trattandosi della Legione Straniera, nota per essere il corpo dei duri più duri.

Una lettura non entusiasmante

I miei dubbi sono stati in gran parte confermati. La lettura si è rivelata sì interessante, ma piuttosto arida: un elenco di fatti, descritti con precisione di dettagli, che mostrano una realtà difficile e spesso inutilmente crudele; il tutto con un finale di un paio di paragrafi striminziti in cui l’autore, dopo avere raccontato nefandezze di ogni genere per tutto il libro, si dice contento di essere cambiato, da allora, grazie allo yoga, alla filosofia e alla meditazione!

All’autore, che devo supporre abbia esposto la sua verità, va tutto il mio rispetto. Qualunque cambiamento è possibile nelle persone, anche il più incredibile. Come lettrice, però, quelle ultime righe secche, così in contrasto con il resto del libro, mi hanno lasciata un po’ perplessa. Mi è quasi sembrato che l’autore avesse voluto prendere le distanze un po’ a forza dal suo passato, magari… su richiesta dell’editore. Malignissima!

Quindi: restituisco il libro alla biblioteca, conservandone un’impressione freddina. Ma poi la storia continua a riemergere nei miei pensieri, e ad agganciarsi ad altre cose che sento e leggo. Al punto da farmi drizzare le orecchie: ehi, cosa c’è da imparare qui?

In un primo momento ho pensato che mi avessero colpita la disciplina e il cameratismo; però l’ipotesi non mi convinceva. Non c’era niente di ispirante nella capacità di eseguire ciecamente gli ordini, a volte disumani, impartiti nello spirito della formazione ma anche della sopraffazione. Quanto al cameratismo, è una forma di amicizia che collego a uno spirito di corpo piuttosto superficiale, non so se a torto o a ragione. No, non stavo centrando il bersaglio.

La parola giusta

E poi, finalmente, l’ho trovata! È lei la mia parola ispiratrice per il 2020:

RESILIENZA

Ecco cosa mi aveva colpita nella lettura di Legionario: il fatto che il protagonista, come molti suoi compagni – non tutti – sia sopravvissuto all’esperienza della Legione Straniera senza perdere definitivamente se stesso. Ha subito insulti fisici e psicologici di ogni genere. È stato costretto ad azioni inaccettabili, spesso ingiustificate. Ha dovuto diventare, e ha accettato di diventare, un aguzzino nei confronti dei suoi stessi compagni. Ha subito un addestramento estremo, che portava il suo fisico costantemente sull’orlo del cedimento. È stato privato di tutto ciò che rende umano un uomo, fino a regredire a un livello quasi animale, in cui contavano solo il sonno, il cibo, l’alcol e il sesso. Non esisteva altro, nemmeno nei pensieri.

Sloane avrebbe potuto rinunciare, invece ha affrontato le sfide che gli venivano imposte una alla volta, senza mai tirarsi indietro, nemmeno quando non era sicuro di uscirne vivo. Forse ha scelto meglio chi ha disertato alla prima occasione, ma non posso che ammirare la sua forza e la capacità di sopravvivere in qualunque situazione, mettendo a tacere le domande e badando soltanto a rimanere a galla.

Sloane non è un eroe

I fatti di cui è protagonista e testimone sono spesso disturbanti e squallidi, quando non disgustosi. È impossibile leggerli senza giudicare i comportamenti privi di empatia, gli atti commessi contro gli animali, le donne, gli abitanti del Gibuti. Tony si adegua al sistema in cui si trova inserito, pur senza effettiva convinzione. A volte mostra di non essere crudele come altri suoi compagni e superiori, ma non brilla certo per i valori che lo animano.

Lui stesso si racconta come un ragazzo uscito da una famiglia problematica in cerca di un’identità, che ha trovato nell’appartenenza alla Legione Straniera. Ammette, all’apparenza senza vergognarsene, di avere abbandonato la propria umanità nel vestire quella divisa, e non rinnega niente di ciò che ha vissuto, sebbene si rammarichi di alcune scelte.

La sua dote: la resilienza

Resilienza /re·si·lièn·za/ – sostantivo femminile
1. Capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi.
2. In psicologia, la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.

Resilienza è, in poche parole, la dote che ci impedisce di spezzarci, qualunque cosa accada.

In questo ultimo anno non ho dovuto affrontare veri problemi; lo stesso mi sono spesso sentita vulnerabile e scontenta, in balia di correnti che originavano da me stessa oppure dal mio interfacciarmi con gli altri e con la mia vita. Ho faticato ad accettare ciò che non posso – e a volte non voglio – cambiare. Ho avuto dei momenti di vera ribellione.

Tutto questo, che si chiama semplicemente vita, non si lascia archiviare semplicemente come “un brutto periodo”. La realtà è come noi la viviamo. Il resto sono idee, parole. Aria. Siamo noi a dare alle cose un significato tramite il nostro modo di essere. Quindi le esperienze dell’ultimo anno – ma non solo – mi dicono che qualcosa deve cambiare.

La resilienza ha molte facce

Essere resilienti significa essere forti, e consapevoli di esserlo. Le implicazioni sono tutte importanti.

Non essere destabilizzati dalle difficoltà, dai piccoli e grandi affronti alla nostra persona, alle nostre aspettative, ai nostri sogni.

Uscire dall’idea che la nostra vita debba essere diversa da com’è, che noi stessi dobbiamo essere diversi da ciò che siamo.

Acquisire il giusto distacco da emozioni, entusiasmi e delusioni che non sono poi così fondamentali.

Agire, piuttosto che reagire, senza paura di soccombere alle conseguenze.

Sono solo alcune delle facce della resilienza, che credo apra la porta ad altre doti importanti. Senza resilienza è difficile essere generosi e aperti con gli altri, perché si vive in una dimensione di carenza, anziché di abbondanza; è difficile compiere scelte serene e non basate sul timore dei risultati. Tutto ciò che c’è di buono nasce da una posizione di forza interiore.

Perciò, che il 2020 mi aiuti sulla strada della resilienza, e permetta a voi di fare passi avanti nella direzione che vi siete prefissati.

Felice nuovo anno a tutti!

自得琴社 Zi De Guqin Studio

28 commenti

  • Marco

    Buon Anno allora!
    No, io non ho nessuna parola. Vado a casaccio, come sempre. Ecco, forse è questa la mia parola: casaccio! Ma non solo per quest’anno!

    • Grazia

      Allora “casaccio” forever! Anche per me la parola ispiratrice è solo un modo di riflettere su cosa va bene e cosa no; come dicevo, dopo qualche giorno non ci penso più. Il fatto di averci riflettuto, però, spero mi sia utile.

  • Sandra

    Resilienza è una parola molto importante.
    Purtroppo in diversi ambiti – non qui sia chiaro – anche parecchio abusata. Tipo nelle frasette che girano su whatsapp con sotto “resilienza” per situazioni che di resiliente non hanno nulla, ma invocano solo banale senso pratico.
    Acquisire il giusto distacco è un obiettivo fondamentale anche per me.
    Buon Anno, Grazia e grazie per avermi messa in vetrina. Io ho paralto di te nel mio elenco di libri del 2019

    • Grazia

      Grazie mille! Bè, “resilienza” è un termine diventato molto di moda, dopo che se n’era stato nascosto per decenni. Adesso lo troviamo in tutte le zuppe, fino alla prossima moda.

    • Elena

      Resilienza è una bella parola, difficile da mettere in pratica. Ti auguro di riuscire a farlo in questo 2020 che si è appena affacciato e già promette di soddisfare i nostri desideri. Mi ha colpito come hai trovato la tua parola guida, come qualcosa che sfugge in una pagina piena di informazioni. Conosco quella sensazione e adoro quei momenti che sono solo apparentemente di confusione. Auguri Grazia, cin cin

      • Grazia

        Già, proprio una pagina piena di informazioni, tra cui vorresti trovare quella giusta, mentre devi avere la pazienza di… essere trovata. Cin cin, dear.

  • Giulia Mancini

    Resilienza è una parola importante ed è una dote che penso di avere, avendola sperimentata molto in questi ultimi difficili anni, durante i quali ho vissuto due lutti e problemi lavorativi pesanti che mi hanno forgiato l’anima. Non ho pensato a una mia parola per il 2020, non so magari ci penserò.
    Ti auguro buon anno intanto.

  • Marina Guarneri

    Buon Anno Nuovo, Grazia!
    L’anno scorso ho adottato questa parola,pur senza annunciarlo nel blog. Scrissi qualcosa a riguardo su Fb, perché la resilienza è una virtù speciale, di buon senso, salvifica e dovremmo tutti esserne investiti. Forse è anche la saggezza portata dall’età che aiuta il distacco e la capacità di non farsi vincere dalle situazioni spiacevoli. Dunque confermo l’importanza dell’obiettivo.

    • Grazia

      Vero? Impegnativa, ma basilare, direi. Non per niente ho scelto una parola sola. Non seguo per niente la politica, perciò non sapevo di dover “ringraziare” proprio i politici per la riscoperta di questa parola.

  • Silvia

    Resilienza è una parola bellissima e, per come ti conosco io, ben si adatta a te. È vero, come già hanno detto molti, che oggi è un po’ troppo sfruttata e utilizzata fuori dal suo reale significato, ma sono certa che tu la saprai vivere al meglio.
    Ti auguro uno splendido 2020.

  • Nadia

    Non solo la tua parola molto bella e profonda è sintomatica di grande maturità ma la vedo anche molto attinente con la Grazia scrittrice che ho imparato a conoscere attraverso i suoi scritti. Ti auguro ti aiuti a essere resiliente in maniera naturale e che soprattutto ti sia di grande sostegno nel corso di questo 2020.

    • Grazia

      Grazie, Nadia, anche per la precisazione “in maniera naturale”. Le cose decise a tavolino spesso diventano forzature. Tanti auguri per questo nuovo anno!

  • Barbara

    Resilienza è una bellissima parola, ma impegnativa. E’ stata una delle mie parole nel 2016, quando le sceglievo ancora in italiano. Mi ha aiutato ad uscire fuori da momenti difficili, in cui ho visto altre persone fermarsi e smettere di vivere davvero, trascinarsi solo di giorno in giorno quasi per abitudine. Come l’esempio del tuo legionario.
    Io però ti vedo già bella resiliente, almeno da qui sembra già così.

  • Luz

    Questa parola è bellissima, suona anche bene. Ho imparato qualcosa a riguardo nel quindicennio in cui ho vissuto di tutto, esperienze spossanti, alcune terribili, perdite immani, problemi di vario genere. Quando ne esci neppure te ne accorgi, non conosci quell’attimo preciso. Poi fai un bilancio e comprendi di esserne fuori e soprattutto di essere stata resiliente. La resilienza si apprende sul campo, è una delle forze più travolgenti dell’essere umano.
    Buon anno, Grazia!

    • Grazia

      Credo che in realtà sia proprio così: resisti alle tempeste, e allora capisci di essere stato resiliente. A posteriori, non come obiettivo da perseguire. Spero però che anche rifletterci sopra aiuti.

  • Cristina

    Ho letto con molto interesse il resoconto sulle esperienze nella Legione Straniera: per quanto sia strano, la vita militare è un argomento che mi appassiona moltissimo. Resilienza è una parola che si può applicare a tanto contesti estremi, come le esperienze nei campi di concentramento o in prigione per esempio. Forse è una sorta di paraurti mentale e fisico per non impazzire del tutto. Comunque sia, la parola è molto bella e auguro che sia così anche il tuo 2020!

    • Grazia

      Grazie, Cristina! Sì, la resilienza richiama alla mente situazioni di quel tipo, non scelte, ma da affrontare. La capacità dell’uomo di non farsi annientare mi affascina molto. Che anche per te il 2020 sia un anno fertile!

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