Autopubblicazione,  Vita da scrittori (e non)

Perché l’autore autopubblicato deve saper cambiare

Forse non “deve”, può; ma perché non farlo?

Il verbo “dovere” non ispira subito simpatia. Anzi, esclude di slancio la compresenza del “piacere”, anche se in realtà i due non sono necessariamente incompatibili. Qui, però, parlo dell’autore autopubblicato, non delle pulizie di casa o dell’ufficio che ogni giorno ci porta via un pezzo di vita, senza riceverne in cambio altro che… ah, giusto, la sopravvivenza.

L’autore autopubblicato, self, indie, indipendente, autonomo o comunque si definisca, non rischia la vita rimanendo immobile, per fortuna. Rischia però l’immobilità dei suoi libri, che ahimè, non sono dotati di gambe adatte a farli camminare da soli. (By the way, per quel che vale anch’io preferisco il termine “indipendente”. Che non cambia di una virgola ciò che sono, naturalmente, ma anche le parole hanno un valore, sennò potremmo andare tutti a vendere pesce al mercato.)

C’è una crescita che avviene da sola, senza quasi che ce ne accorgiamo, quando ci dedichiamo alla scrittura con costanza. Per l’autore indipendente, oltre a questa, esiste una crescita nell’essere editore di se stesso. Anche questa evoluzione potrebbe essere naturale. Esiste un appassionato di fotografia che non si informi sulle caratteristiche delle fotocamere e sui vari usi della luce? C’è qualche amante dell’arte culinaria che non sperimenta ricette e non attrezza all’uopo la sua cucina?

La naturalezza della cosa va a farsi friggere quando scopriamo che: 1) non esiste un manuale che ci guidi passo passo; 2) il risultato non solo non è garantito, non è nemmeno probabile!; 3) gli strumenti che abbiamo a disposizione ci cambiano sotto il naso.

L'autore autopubblicato deve curare anche le copertine.

Negli ultimi tempi, felice del fatto che ho ripreso a scrivere con gusto, sono stata tentata di disinteressarmi del tutto della commercializzazione dei miei libri. Definitivamente. Fior di scrittori non hanno ricevuto adeguata considerazione in vita. Che io meriti o meno la coccarda, non posso mettermi tranquilla e scrivere e basta, in serena letizia?

Invece no. Scrivo tranquilla, ma non mi metto tranquilla. Scrivere narrativa è comunicare, raccontare a qualcuno la storia di qualcun altro. C’è qualcosa di importante in questo, un ruolo da ricoprire, una funzione da adempiere, anche quando si scrivono racconti o romanzi “leggeri”.

È ragionevole sentirsi piccoli nel grande mondo degli scrittori e dei libri pubblicati, ma senza dubbio la nostra voce è unica, come unico è ogni singolo lettore che riusciamo a fare riflettere o emozionare con le nostre storie. Del resto, quando leggo qualcosa che mi piace davvero, so già che presto lo dimenticherò (memoria labile!), ma ugualmente mi dico che quel mattoncino ha costruito un pezzetto di me. Perché non supporre che anche il lettore possa vivere allo stesso modo ciò che io scrivo?

Capisco che possa sembrare un’incoerenza: prima udite udite, ho scoperto la scrittura separata dalle aspettative di risultati pratici, oggi l’esortazione a rimettersi in gioco per trovare nuovi lettori. Ma la vita non sempre è palesemente logica; può anche esserlo in modo più nascosto. Entrambi i poli sono importanti. Uno è la condizione perché l’altro abbia un significato, perciò le priorità sono chiare: al primo posto c’è lo scrivere, poi viene il resto.

L’equilibrio, però, va cercato. Le parole del mio maestro di yoga sono state illuminanti in questo senso: l’equilibrio è un punto, non un segmento. È una situazione instabile, che richiede costanti microaggiustamenti tra due pesi, due tendenze, da vedere non più come avversari in lotta, ma come due parti che si integrano a vicenda, un po’ come lo Yin e lo Yang nel pensiero cinese.

Per questo ho smesso di domandarmi da che parte stare, e ora mi regolo in base al periodo. Quando le energie interiori e la situazione esterna mi lasciano appena il tempo per scrivere, mi limito a questo; quando invece si apre uno spiraglio per l’esplorazione, senza per questo sacrificare la scrittura, mi butto in rete per scoprire se c’è qualcosa di nuovo da dare in pasto alla mia libertà di autrice indipendente – mi sembra ancora un privilegio, nonostante le difficoltà. Senza dimenticare che, al di là dello spirito di esplorazione, anche la normale gestione dei propri libri pubblicati richiede una certa attenzione, come ci ricorda Maria Teresa Steri nel suo articolo Dove osano i self #6 – Fare manutenzione alle pubblicazioni.

Le mie perlustrazioni nel mondo indie avvengono soprattutto su siti americani. Anche se preferissi il materiale in lingua italiana, è innegabile che non troverei la stessa abbondanza. Non tutto però si adatta al mercato italiano, e spesso ciò che sembra eccezionale e decisivo, nella realtà si rivelerebbe di utilità molto limitata, se non nulla. Questo lo so per esperienza, non per pregiudizio. Lo stesso circolano diverse idee interessanti, che vorrei sfruttare per fare compiere qualche passo avanti agli ebook di Veronica c’è e Searching for Goran, versione inglese di Cercando Goran.

L’esclusiva Amazon e KDP Select (versione corretta)

Da quando ho pubblicato i miei libri su Amazon KDP non ho mai messo in discussione la mia adesione all’opzione KDP Select, che prevede la concessione dell’ebook in esclusiva ad Amazon. In cambio si ottengono due vantaggi: l’inclusione del libro in Kindle Unlimited (KU) e nella Biblioteca prestiti per proprietari Kindle (KOLL), che permette di guadagnare una quota del fondo globale KDP Select in base al numero di pagine dell’ebook che vengono lette dai clienti KU o KOLL, e la possibilità di accedere agli strumenti promozionali Kindle Countdown Deal e Promozione Libro gratis.

Questi vantaggi, naturalmente, diventano tali solo quando si verificano le condizioni cercate. Se il libro non vende e/o le sue pagine non sono lette dai clienti KU e KOLL, l’esclusiva diventa più che altro una limitazione. Nel caso di Cercando Goran ho avuto, almeno qualche tempo fa, discreti risultati, perciò mantengo l’adesione a KDP Select; per gli altri miei libri credo mi convenga cercare un mercato più vasto. (L’adesione avviene per periodi di tre mesi, con o senza rinnovo automatico, in base alla scelta dell’autore.)

Mi aspetta quindi un bel viaggio su StreetLib, Kobo, Nook, Google Play, Apple Books eccetera. Se mi avvalgo dei servizi di Draft2Digital, invece, potrò lasciare a loro la gestione complessiva di tutte le piattaforme, pagando un 10% per ogni vendita. Sarà comunque una bella impresa, di cui vi racconterò i risultati (o i non-risultati, nel caso).

La copertina

In rete c’è molto materiale sulla creazione di copertine. A parte il notissimo Canva e lo strumento apposito di Amazon KDP Creazione copertina , su YouTube esistono numerosi tutorial che spiegano come arrangiarsi, a chi invece appoggiarsi, quali siti utilizzare. Ho trovato anche questo buffo, ma non sciocco TED Talk, in cui si illustra il processo di creazione di alcune copertine famose. È interessante capire come si ragiona in modo professionale in questo campo. Anche se poi si decide di affidare il lavoro ad altri, non fa male avere idee più chiare da trasmettere.

Molti lettori apprezzano le mie copertine. Io stessa ne sono abbastanza contenta, e cerco di affinare le mie capacità con gli strumenti che conosco, ma alcuni difetti richiedono il mio intervento. È il caso dell’immagine di copertina di Searching for Goran (già sostituita in passato) e del font del titolo di Cercando Goran. Metterò in discussione anche la quarta di copertina, su cui ho letto diversi articoli interessanti.

Un buon sito di riferimento è Reedsy, dove si trova materiale in abbondanza per imparare a creare copertine migliori, ma si possono anche contattare grafici professionisti per ricevere un preventivo, dopo avere visto i loro precedenti lavori. Riporto qualche link nel riquadro qui sotto. Mi sembra che non siano molti i grafici italiani presenti, perciò vi consiglio anche l’interessante articolo di Carmen Laterza sul blog Libroza, 3 modi per realizzare la copertina del tuo libro.

LINK UTILI
* Book Cover Design: Your 7-Step Guide to an Unforgettable Cover
* The Back of a Book Cover: How to Build One That Actually Works (with Template)
* The Best Free Book Cover Makers (and a Few Paid Ones)
* Book Cover Art Gallery
* Hire a Book Cover Designer

Lo pseudonimo, o pen name, o nom de plume

Avete mai pensato di usare uno pseudonimo per pubblicare i vostri scritti? Io no, o almeno non seriamente, fino a oggi. Ho scoperto però che questa scelta è molto praticata, per motivi diversi: c’è chi scrive romanzi hot e preferisce non farsi riconoscere dai colleghi di lavoro, chi inserisce nelle sue storie familiari di cui non vuole suscitare le ire, e chi semplicemente scrive generi diversi e decide di scegliersi un nome specifico per ognuno.

Ho passato la fase in cui sentivo il bisogno di vedere il mio nome e cognome in copertina, come forma di omaggio a mio padre che non c’era più, quindi mi permetto di domandarmi: Searching for Goran potrebbe ispirare più fiducia nei lettori anglofoni, se l’autore avesse un nome diverso (e avessero la pazienza di arrivare alla centoquarantamillesima pagina della ricerca)? Una… Grace Turnaround funzionerebbe meglio di una Grazia Gironella? Chi lo sa. Forse mi toglierò lo sfizio di provare.

Parole chiave e descrizioni su Amazon

Si potrebbe pensare di inserirle inizialmente e poi lasciarle così come sono in eterno, ma la cosa è sconsigliata. Non è facile azzeccare subito la formula giusta, perciò vale la pena di rivalutarle nel tempo, magari compiendo qualche ricerca su altri libri dello stesso genere per capire cosa ci piace e cosa sembra funzionare meglio. Naturalmente se il libro vende alla grande si ricorre al detto “squadra che vince non si cambia”.

Le categorie in cui si è registrato il romanzo, invece, sono più delicate, perché ogni cambiamento comporta la perdita della posizione in classifica. Conviene quindi modificarle soltanto quando danno un esito fuorviante. Per esempio Cercando Goran era finito tra i romanzi horror, sebbene non avessi usato questo termine da nessuna parte. Misteri di Amazon!

Nuova vita ai vecchi post del blog

Argomento collaterale, ma comunque collegato alla promozione dei propri libri. Ho scoperto Postpickr grazie a Gloria Vanni. Ricordate il suo blog Less is Sexy? Bene, lei si è trasferita da un po’ di tempo a Minorca, dove gestisce una guest house deliziosa che porta il nome di Casa Bonita (da ricordare per le vacanze!).

Less is Sexy ha avuto un teorico stop quando è nato il nuovo sito, ma non per questo è “morto”. Con Postpickr, infatti, è possibile programmare l’uscita sui social media di vecchi post, in modo che incontrino nuovi lettori. Esistono formule a pagamento, ma anche una formula gratuita per chi si accontenta di pubblicare su un massimo di tre social.

Le innovazioni che ipotizzo sono necessarie? No di certo. Utili? Chissà. Non voglio arenarmi, però. Mi piace acquisire nuove competenze, e soprattutto ci tengo che i miei libri siano curati. Una bella storia – spero, e immodestamente credo, che le mie lo siano – merita qualche sforzo di diffusione, oltre che una veste adeguata.

Avete in mente modifiche ai vostri libri?
Vi sembrano interessanti questi strumenti?

23 commenti

  • Silvia

    Carissima Grace Tournaround, in un solo post mi hai regalato un sacco di info interessantissime, anche se, per la mia scarsa produzione narrativa, l’utilizzo sarà a lunghissima scadenza. Metto nella cassetta degli attrezzi e porto tutto con me.
    Quanto allo pseudonimo (il tuo è fantastico, lo approvo in pieno), è un’idea che mi solletica da tempo, se appunto avessi qualcosa da pubblicare. Ma sono dell’idea che quando avrò qualcosa che valga veramente la pena, di certo farò l’esperimento.

  • Marco

    Qualche cambiamento l’ho fatto. Sulle copertine della Trilogia delle Erbacce. E poi credo che dopo i racconti, con il romanzo ho cambiato un po’ l’argomento della mia scrittura. Approfondendo i temi che avevo affrontato in precedenza.
    Parole chiave? Descrizioni? Ci ho rinunciato. Le ho modificate e i risultati sono sempre stati nulli. Funzionano se già vendi, se hai quindi una comunità di lettori che ti segue, compra, e questo probabilmente rende “vincenti” certe descrizioni o parole chiave. Altrimenti: ciccia.

  • Marina

    La conversione del tuo nome in inglese è fighissima!
    Io al nome d’arte, ho pensato molte volte, ma per un motivo più banale, forse anche poco professionale: lo farei per non offrire anche la conoscenza dei miei dati anagrafici; vorrei non si sapesse che ho l’età che ho (mi sono fissata che sono vecchia per esordire ancora). Lo so, motivazione terra terra.

    Non sono mai stata attratta dal mondo self, l’ho pure, in più occasioni ,criticato, però ammiro la caparbietà di chi crede nel proprio progetto indie.

    • Grazia

      Se si pensa che autopubblicarsi possa essere “la soluzione”, meglio rinunciare in partenza; se invece si vede la cosa in modo realistico, può piacere. Mi piacerebbe che la tua motivazione terra-terra fosse assurda, ma spesso ci ho pensato anch’io. Un bel faccino senza rughe diventa interessante, quando del resto importa poco al pubblico…

    • Nadia

      Io sono una pessima self, credo di perdere la voglia non appena vedo diminuire i risultati. Tutto ciò che consigli mi pare più che sensato e funzionale,ma solo a fronte di un lavoro costante che ammetto non faccia per me. Comunque ho preso appunti, non si sa mai che non tenti …

      • Grazia

        Anch’io in certi periodi perdo la voglia di lavorare su quel fronte, ma poi riprendo. Se fossi in mano a un editore, so che starei più “tranquilla”, ma la mia tranquillità sarebbe illusoria, perché i miei libri sarebbero comunque fermi o quasi, se l’editore non avesse risorse o voglia di promuoverli. Non è sempre così, ma succede spesso.

  • Giulia Mancini

    Un autore self ha il vantaggio di poter decidere eventuali cambiamenti dei suoi libri. A me piace sperimentare e quando ho avuto l’occasione, dopo anni di streetlib, ho pubblicato un romanzo d’amore solo Amazon aderendo al Kindle Unlimited. Complice l’estate, la fortuna o il caso, non lo so, il romanzo ebbe un successone, ne ho anche parlato in un mio post; non arrivò ai primi posti ma restò per tutta l’estate in una buona posizione e tra numero di pagine lette e numero di copie vendute mi diede grandi soddisfazioni.
    Illudendomi di replicare il successo pubblicai solo su Amazon il terzo episodio del commissario Sorace, che vendette pochissimo. Quindi decisi di togliere l’adesione a KU per pubblicare anche sugli altri store. Sugli altri store sto vendendo, non numeri folli, ma soddisfacenti, è anche vero che è in corso una promozione che sto pubblicizzando, ma sta dando risultati e sta trainando anche gli altri libri, quindi il cambiamento in questo caso ha funzionato. Riguardo alle parole chiave, ammetto di non capirci molto e quindi non faccio nulla. Riguardo alle cover, per quattro romanzi sono ricorsa a una professionista e sono contenta di averlo fatto, anche se con l’iPad riesco a fare da sola delle cover abbastanza carine, come ho fatto con il mio ultimo romanzo breve, anche perché avevo già una bella immagine libera da diritti che mi sembrava adatta alla storia.
    Il bello di essere self è proprio questa possibilità di cambiare e di rilanciare il proprio libro.

    • Grazia

      Anche con alterne sorti, è davvero una libertà piacevole. Stai facendo una promozione che funziona? Sarebbe interessante saperne qualcosa di più. La circolazione delle informazioni può essere molto utile. (Magari ne hai già parlato sul blog e me lo sono perso…)

      • Giulia Mancini

        Ne vorrei parlare sul blog con un post, ma non ho ancora trovato il tempo. Ti posso anticipare qui cosa ho fatto: premesso che il romanzo è in promozione su Ibs a 0,99 quindi un prezzo bassissimo per tutto il mese (è una promo a cui ho aderito tramite streetlib), ho impostato sulla mia pagina facebook una promozione a pagamento di 1 euro al giorno (è il minino richiesto da facebook) impostando le preferenze del pubblico su thriller, giallo, eBook lovers abitanti in Italia. Non so se è il prezzo basso, se si tratta di pubblico che ha letto i primi due romanzi ma sto vendendo delle copie. È una sorpresa anche per me perché altre volte la promo su facebook non aveva prodotto nessuna vendita, ma era su Amazon, che il pubblico ibs adori i gialli?

  • Nick Parisi

    L’argomento mi interessa, mi piacerebbe parlarne prima o poi sul mio blog, sto pensando ad una sorta di intervista-collettiva agli autori “indie”. Nel caso la dovessi lanciare (penso tra un paio di mesi dopo aver concluso un paio di altri progetti) tu saresti disposta a partecipare? E a quanti potrebbe interessare?

    • Grazia

      Io mi posso liberare, tra un cocktail di presentazione e l’altro. Scherzi a parte, bella idea, e grazie della proposta. Tra le persone che commentano qui potrebbero essere Marco Freccero, Maria Teresa Steri, Nadia Banaudi e Giulia Mancini; tra i lettori “muti”, chissà.

  • Rita Carla Francesca Monticelli

    Ti segnalo un’imprecisione. Le due fasce di royalty di KDP (35% e 70%) non hanno nulla a che vedere con Select, tranne che per i libri venduti in India, Brasile, Giappone e Messico. Solo in questi paesi la non adesione a Select implica l’applicazione obbligatoria della fascia di royalty al 35%. In tutti gli altri, inclusa l’Italia, i nostri libri possono accedere alla fascia al 70%, che siano o meno iscritti a Select, purché il prezzo di listino sia impostato tra i 2,99 euro e 9,99 euro.

    • Grazia

      Benvenuta, e grazie per la segnalazione di quella che non è solo un’imprecisione, ma un vero e proprio errore. Riporto la variazione nell’articolo, in modo che i nuovi lettori ricevano l’ìnformazione giusta, e lo segnalerò nel prossimo post.

  • Tenar

    Come autrice non self vivo ciclici momenti di sconforto, pensando che le mie storie migliori rimangono nei mie archivi e nessuno le leggerà mai. Poi mi confronto con questi post e capisco che davvero il self non fa per me. Ti ammiro molto perché ti metti continuamente in gioco, fai autocritica, non hai nessun editore da accusare, e continui a spenderti in studio e sperimentazione. Spero davvero che le strategie (le tue, ma anche quelle dei miei editori) paghino, perché le belle storie hanno diritto di esistere.

    • Grazia

      Lo spero anch’io. Non dico che debba esistere una proporzione tra gli sforzi profusi e i risultati pratici, perché si sa che non è così, ma se tra i due ci fosse almeno un po’ di parentela, bè, non sarebbe male.

  • Barbara

    Cara Grace Turnaround, guarda che quel cognome lì è impegnativo! Non hai visto Nicola Virdis a Italia’s Got Talent (l’unico programma che guardo in tv)? Gli succede una cosa strana: https://italiasgottalent.it/showvideo/485279/italias-got-talent-2019-turn-around-con-nicola-virdis/30-01-2019/
    Occhio alla cervicale!
    Tornando al tema, credo che anche un autore non self debba saper cambiare, l’editoria è cambiata molto negli anni e oramai richiede un autore più consapevole della promozione e dei suoi meccanismi.
    Interessanti le risorse che hai elencato. Simile a Postpickr c’è anche Hootsuite, che avevo illustrato brevemente su uno dei post di marketing per scrittori. Anche lì con tre account social free. Lo uso non solo per il blog, ma pure per gestire le attività social del gruppo italiano di MyPeakChallenge, per dire. Possiamo programmare dei contenuti con un calendario preciso, quando siamo impegnate al lavoro.
    Simile a Reedsy invece c’è Fiverr, con la categoria specifica “Book cover design”. Anche lì ci sono vari prezzi e vari grafici disponibili, bisogna dare uno sguardo ai feedback per capire a chi affidare la realizzazione.

    • Grazia

      Sei molto più competente di me in materia, Barbara! Io leggo sui blog altrui e spesso non approfondisco perché per me non è il momento; poi quando decido di farlo, voilà la scoperta dell’acqua calda… Anche Fiverr è molto stimato, mi sembra. Se mi capiterà di voler spendere qualcosa in una copertina li terrò presenti.

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